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I brand hanno bisogno di selfie e hashtag per vendersi meglio ai nostri amici. E noi possiamo guadagnarci

Friendz è una start up che ha creato un’app che funge da piattaforma di marketing per le aziende che vogliono una mano per rendere virali i contenuti e il coinvolgimento con i clienti finali.

28 Aprile 2016 alle 06:06

I brand hanno bisogno di selfie e hashtag per vendersi meglio ai nostri amici. E noi possiamo guadagnarci

L'app Friendz

Con lo sviluppo dei social media i consumatori sono più informati, più esigenti e meno fedeli. I brand non sono mai stati così fragili e alle dipendenze degli utenti. In un mondo con una vasta offerta e possibilità di scelta, il poter raggiungere il proprio mercato di riferimento e ottenere una reazione, è decisamente una sfida per qualsiasi azienda. La presenza online non basta, i contenuti pubblicitari non sono più efficaci, circolano troppe informazioni e stimoli che saturano l’attenzione degli utenti.

 

Come agganciare e conquistare il cliente allora? Friendz, start up nata nel giugno del 2015, ha creato un’app che funziona da piattaforma di marketing per le aziende che vogliono una mano per rendere virali i contenuti e il coinvolgimento con i clienti finali. Il processo è molto semplice, le aziende indicono una campagna, dando le istruzioni e gli utenti la interpretano pubblicando selfie e foto creative. Le immagini vengono postate automaticamente anche sui loro profili Facebook personali. Prima della pubblicazione, però, le foto, il loro contenuto, gli hashtag e il testo, viene controllato per preservare la reputazione del brand. Gli utenti, come premio per il loro contributo, guadagnano crediti convertibili in buoni d’acquisto spendibili sui più famosi negozi di ecommerce. Il numero dei crediti può variare, dato che questi vengono assegnati grazie a un algoritmo che premia la qualità della foto e le interazioni ottenute sui social. Si possono accumulare crediti anche aumentando le performance dei post che le aziende pubblicano, mettendo  like e condividendo i contenuti.

 

La reattività della comunità è quasi sempre sorprendente. Qualche esempio. Friendz ha chiesto di twittare dieci proverbi a testa su Twitter alle tre di pomeriggio di un giorno infrasettimanale, usando l’hashtag #ProverbioDay. Come prova della partecipazione per intascare i crediti bisognava mandare uno screenshot dei tweet. Il risultato è stato di più di 3.200 tweet in 10 minuti. Per la festa tricolore, giornata nazionale della bandiera italiana, invece, è stato chiesto di pubblicare una foto su Instagram. Ne sono state pubblicate 800 in un pomeriggio. Andrea Mascheroni, community manager di Friendz spiega al Foglio la forza della comunità: “Abbiamo 25.000 utenti, il 70 per cento è formata da donne tra i 25 e 35 anni e sono state pubblicate più di 150.000 foto". Tra i clienti di Friendz ci sono brand noti come Vodafone, Bolton Group, Hearst, Discovery, Universal, Morellato, Trudi, Bauli e tanti altri.

 

Le aziende pagano le foto, viene offerto loro un pacchetto base per mille scatti, e un pacchetto più grande di quattromila foto. L’obiettivo ora è di far crescere la comunità e portarla a cento, centocinquanta mila utenti e alla fine dell’anno esportare Friendz all’estero. Passaggio che sarà reso più facile dalla recente vittoria del Wind Startup Award, premio che permetterà al team di Friendz di formarsi per tre settimane alla Startup School di Mind The Bridge a San Francisco.

 

Un tratto distintivo di questa startup è il voler essere non convenzionale. Per testare il primo prototipo dell’app è stato creato un gruppo su Facebook, in cui i partecipanti davano la propria opinione. Validare il prodotto sui clienti prima di lanciarlo è il principio di “The Lean Startup”, libro di Eric Ries del 2011 considerato imprescindibile per chi vuole lanciare idee innovative: Ries spiega che far provare un gioco virtuale ai potenziali utenti prima di lanciarlo può determinare il successo del prodotto. Anche il metodo di assunzione in Friendz è stato un processo molto lontano dal rigoroso colloquio di lavoro. Inizialmente, è stata organizzata una festa durante la quale si sono fatte tre domande ai candidati. Il secondo round, invece, prevedeva la partecipazione a un escape room, un gioco in cui bisogna risolvere alcuni enigmi per poter uscire dalla stanza. In questa maniera si poteva vedere subito che ruolo avrebbe potuto assumere il candidato all’interno di un team.

 

 

Fidarsi è bene

 

Per far leva sui processi decisionali dei clienti, Friendz ricorre a tre strategie di marketing molto basilari: il passaparola, la forza della comunità e l’emotività. La pubblicità più credibile viene direttamente dalle persone che conosciamo e di cui ci fidiamo.

 

Secondo una recente ricerca di Nielsen, l’83 per cento delle persone, infatti, si fida delle raccomandazioni di amici e famigliari, e – al di fuori della cerchia più stretta – il 66 per cento ascolta le opinioni online degli altri consumatori. La più efficace forma di marketing, quindi, rimane quella più antica, il passaparola. I social media sono lo strumento preferito dagli utenti per comunicare e interagire con i brand e Facebook è il canale maggiormente usato per dare il proprio feedback. Infine, per coinvolgere le persone è sempre efficace fare leva sulle loro emozioni e le forme più dirette vengono da foto e video.

 

Non è la prima volta che queste tre strategie vengono usate insieme. La GoPro per lanciare la sua telecamera tascabile ha spinto i consumatori a catturare i momenti più eccitanti e avventurosi della loro vita. Il risultato? Non si può fare un’avventura senza una GoPro. Nessuna novità, basta avere in mente le strategie di comunicazione essenziali e reinventarle.

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