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La laurea che si può stampare a casa e non è una truffa. L’audacia dei Mooc

16 Aprile 2015 alle 06:18

E’ il 2011 quando un piccolo gruppetto di googlers (così vengono chiamati i lavoratori di Google) decide di andarsene per dar vita a un proprio progetto. Audacity in inglese significa audace, cioè qualcosa di talmente nuovo e coraggioso da essere rivoluzionario. Udacity è quindi il nome che decideranno di dare alla loro avventura, portare l’università in casa, o dovunque vi piaccia, purché muniti di pc, tablet o smartphone. Come funziona? Piuttosto semplice, vai su www.udacity.com scegli il tuo nanodegree e ti iscrivi. Il degree, il diploma, che puoi ottenere è “nano” perché a differenza di una laurea, o un bachelor dura da 6 a 12 mesi anziché tre anni o più. Inoltre costa meno, molto meno. Quanto? circa 200 euro al mese per un costo totale che può variare tra i 1.000 e i 2.000. Udacity offre attualmente 5 nanodegree, 5 specializzazioni, tutte in ambito informatico. Si può diventare esperti sviluppatori nell’interfaccia di siti web (front end), sviluppatori di software, applicazioni iOS, programmatori, o ancora, data analyst. Scordatevi il Consorzio Nettuno e anche i corsi di Radio Elettra. Vero, l’idea di insegnare a distanza non è nuova, ma ora la tecnologia è matura e offre un’esperienza inimmaginabile fino a pochi anni fa. Anche l’idea di volare non era nuova quando è comparsa Ryanair, ma l’esperienza è molto cambiata da quando si usava il dirigibile. Altra grossa differenza: i corsi offerti da Udacity non hanno alcun valore legale. Quello che i fondatori vogliono offrire è una competenza forte, concreta, orientata al mercato del lavoro. Per riuscirci davvero si sono rivolti ad aziende come Facebook e At&t e hanno chiesto loro: “Che persone cercate? quali competenze devono avere i vostri lavoratori?”. Sulla base delle esigenze rilevate, hanno creato i corsi. Udacity offre anche un forum dove gli studenti si possono aiutare, e possono parlare su Skype con i professori. Il nanodegree, per chi arriva in fondo, è un semplice file pdf con un codice seriale. Nessun credito o riconoscimento legale. Nemmeno se mettete una pregiata carta da pergamena nella vostra stampante.

 

Udacity è nata quattro anni fa ma offre i nanodegree da uno, le prime “classi” sono appena state sfornate. E’ presto per dire quale sarà il destino del milione e mezzo di studenti che si sono iscritti, ma Udacity è forse il più fulgido esempio di cosa potrebbe generare l’incontro di tecnologie mature con il mondo dell’apprendimento. Udacity si inscrive all’interno del cosiddetto fenomeno Mooc (massive open online courses) che prometteva (finora senza successo) di rivoluzionare presto il mondo dell’istruzione e dell’università in particolare.

 

Considerazioni sul metodo

 

Primo. Non tutte le materie sono ugualmente adatte a essere insegnate attraverso una piattaforma online. Sono poco adatte quelle che richiedono un confronto costante come la filosofia, solo parzialmente adatte materie come medicina, mentre quelle dell’area informatica, statistica, economica si prestano benissimo e non a caso Udacity offre solo corsi nell’area computer science. Altra considerazione. La contrapposizione, corsi online-campus fisici, è sciocca. Sono mezzi diversi con finalità distinte che possono essere usati in sinergia.

 

Un mito da sfatare. I Mooc hanno riscosso poco successo in Italia non tanto per i ritardi sulla banda larga, bensì perché i corsi sono interamente in inglese. Sappiamo bene che l’Italia è fanalino di coda in Europa per l’inglese.

 

La questione più rilevante però che il caso Udacity mette in luce è il rapporto tra pubblico e privato nel campo dell’istruzione in cui vengono oggi messi in discussione modelli tradizionali consolidati. Aspetti economici, politici, pedagogici, economici, culturali, sono molti gli elementi da analizzare. Udacity è solo un caso specifico di un fenomeno molto più grande e complesso. L’auspicio è che oltre a incuriosire sia anche uno spunto per aprire su questi temi un dibattito nazionale serio, scevro da ideologie di sorta.

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