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Il Foglio sportivo

“La montagna è creatività”, parla la campionessa di freeride Marion Haerty

Bernardo Cianfrocca

La snowboarder francese: "Ho sempre sentito il bisogno di connettermi con lei per esprimere davvero me stessa. Mi piace l’idea di libertà che sa trasmettere, la possibilità di avere ogni mattina una scelta diversa”

È una domenica mattina in Alta Badia. Sulle piste dell’altopiano di Piz la Ila, a oltre 2.100 metri di altitudine, splende il sole e ha nevicato il giorno prima: condizioni perfette per andare sugli sci o sullo snowboard. A furia di scendere però e con l’orario di pranzo imminente, viene voglia a tutti di fermarsi un attimo. A quasi tutti. C’è chi approfitta del bel tempo per allontanarsi verso le vette, lontano dalle piste battute e mettersi realmente alla prova. In vera armonia con la montagna, affrontando dirupi innevati che già in foto spaventano la maggior parte delle persone. Non Marion Haerty: “Per me la montagna è sinonimo di creatività. Ho sempre sentito il bisogno di connettermi con lei per esprimere davvero me stessa. Mi piace l’idea di libertà che sa trasmettere, la possibilità di avere ogni mattina una scelta diversa”. Libertà che si trova lontano dai tracciati. Haerty è una snowboarder francese, campionessa di freeride. Per lei lo snowboard è neve fresca e fuoripista, buttarsi a capofitto da un pendio senza mai sapere realmente cosa aspettarsi, studiandolo solo prima con lo sguardo: “Nella mia cultura è molto più semplice accedere al freeride che non a specialità come halfpipe, slopestyle o big air, a causa della carenza di strutture e della presenza di montagne grandi e bellissime. Per una persona francese è normale”. Nessuna rampa e nessun percorso predefinito, si sceglie una linea in mezzo alla neve che porti da monte a valle, la si percorre nel più breve tempo possibile e la si arricchisce con salti, acrobazie e il proprio stile. Non chiamatela però pazzia o incoscienza: “In realtà io ho sempre un po’ di paura quando scendo e credo che in montagna sia un segnale positivo perché aiuta a capire i propri limiti e, volendo, a uscire fuori dalla comfort-zone. Avere paura significa avere un equilibrio e capire quale sia il tuo livello ogni giorno”.

Un approccio che le ha permesso di vincere quattro volte il Freeride World Tour: nessuno si è mai spinto a così tanti successi, sia con gli sci che con la tavola. Si è fermato a tre Xavier de Le Rue, l’unico che con Haerty rinuncia al pranzo per lanciarsi tra i pendii inesplorati di Piz la Ila. I due si trovano in Alta Badia a seguito di un evento organizzato da Smith, azienda americana specializzata in caschi da neve ed eyewear, per festeggiare i 60 anni di attività e mostrare il suo catalogo tra cui la collezione limitata Series ‘65, ideata per l’anniversario. Haerty e de Le Rue ne sono ambassadors, interpreti di una filosofia che vede più sci, snowboard, caschi e maschere come strumenti di scoperta dell’alta quota che non come mezzi per collezionare coppe o medaglie.

Nel 2023, per esempio, Haerty è diventata la prima donna a scalare la vetta del Lobuche, in Nepal: “Il progetto era legato alla realizzazione di un documentario, 'Didi', termine nepalese che vuol dire 'sorella maggiore'. Sono stata accompagnata da altre cinque donne sherpa, che grazie alla montagna hanno contribuito all’emancipazione della figura femminile nelle loro comunità, diventando per esempio le prime guide o climber del loro Paese. Non si è trattato solo di scendere con lo snowboard da oltre 6mila metri, ma di mostrare il lato umano di persone che mi hanno insegnato tanto e di approfondire la storia di un luogo con un forte legame con la montagna. Una montagna prima ostacolo e poi chiave per la parità di genere”.

Per lo stesso obiettivo organizza dal 2025 l’evento “Level Up”: “A un certo punto mi sono chiesta cosa potessi fare per la diffusione del mio sport. Ho pensato a un progetto per sole donne, per garantire loro l’accessibilità al mondo del freeride, senza soffermarmi troppo sulla qualità delle performance. A volte dimentichiamo di creare eventi che si aprano di più ai principianti. Quest’anno per me è stato un orgoglio coinvolgere 40 ragazze e farle allenare da coach esperti sulla neve di Chamonix”. Il posto da cui osserva il cambiamento in atto con preoccupazione: “Vivo lì da 10 anni e mi rendo conto di come la qualità della neve sia peggiorata a causa della crisi climatica. La situazione mi rende davvero triste. A volte mi siedo col mio gatto, osservo il panorama e mi piace pensare che le montagne saranno sempre lì. In realtà nel mio piccolo provo a mettere in guardia sui rischi esistenti, ma serve una comunicazione globale più incisiva e responsabile sul pericolo che stiamo correndo”. Finché c’è neve, meglio non sprecarla. Anche il miglior pranzo può aspettare.

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