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Il Foglio sportivo

Azzurri che capovolgono lo sport

Umberto Zapelloni

Dopo il rugby anche il baseball. E il calcio si fa ancora attendere

Una settimana fa avevamo fatto ovali i maestri inglesi nel rugby. Qualche giorno dopo abbiamo spedito fuori campo gli assi del baseball americano. Il  mondo dello sport sta apparentemente viaggiando al contrario. Prima ancora eravamo diventati campioni olimpici di curling, avevamo vinto tutto nel tennis, producendo anche il numero uno del mondo e quattro giocatori tra i primi 20, eravamo tornati sul podio europeo con le ragazze del basket. Un crescendo continuo fino a poche settimane fa, quando abbiamo sfiorato il podio nel medagliere ai Giochi invernali di Milano-Cortina. Dobbiamo invece ancora qualificarci per i Mondiali di calcio, dove rischiamo per la terza volta di fila di restare a guardare in quello che da sempre è il nostro sport nazionale e anche a livello di club sta attraversando una stagione molto dura in Champions League. Senza contare che stiamo aspettando da quasi vent’anni che la Ferrari torni a vincere un Mondiale (ma questo è un altro discorso).

Non è il mondo dello sport che viaggia al contrario, è  lo sport italiano che lo sta facendo. Dove eravamo campioni non lo siamo più. Pensate anche agli sport di fatica: lo sci di fondo, la maratona, il ciclismo delle grandi classiche. Ora vinciamo in discesa, sui 100 metri, nelle gare su pista. Che cosa ci sta succedendo? A scuola si continua a non fare sport o a farlo male, ma poi per fortuna arrivano i genitori che portano i figli in piscina, in palestra o a giocare con quella palla ovale dove i valori vincono sulle sceneggiate e i simulatori non entrano nello spogliatoio. E così l’azzurro resta il colore della vittoria anche se ci stiamo abituando a vincere in discipline dove una volta collezionavamo cucchiai di legno o non riuscivamo a mandare una pallina da baseball fuori campo con questa frequenza

Siamo bravi a valorizzare i nostri talenti. Ci riusciamo con il grande lavoro della preparazione olimpica dove grazie alla struttura diretta da Carlo Mornati, ormai da anni raggiungiamo, in estate e in inverno, risultati importanti che ci raccontano di un’Italia in continuo miglioramento. Ma siamo diventati bravi anche al di fuori del perimetro delle discipline olimpiche. Il rugby, più del baseball dove sono tanti i giocatori in arrivo dagli States, ne è un grande esempio: la nazionale cresce e migliora nonostante il campionato sia quasi sparito. Quello che non riusciamo a fare è tradurre in risultati concreti i traguardi che raggiungiamo con le rappresentative giovanili in due sport importanti come il calcio e il basket. Vinciamo con i giovani, non ci ripetiamo quando quei giovani devono fare il salto di qualità. Disperdiamo il talento. Il rugby, come la pallavolo, dove ormai siamo maestri sia tra le donne che tra gli uomini, deve servire da esempio per tutti gli altri. Intanto prepariamoci a vincere anche la Coppa America di vela. Ormai ci siamo abituati a ribaltare il mondo.