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Il Foglio sportivo - IL RITRATTO DI BONANZA
La notte perfetta di Federico Valverde
Contro il City, il centrocampista uruguagio del Real Madrid vive una serata di grazia, abbinando la sua naturale essenzialità ed efficienza fisica a giocate di alto valore tecnico e segnando tre goal meravigliosi
Ancora dibattiti sul calcio di natura estetica. Dibattiti plausibili, visto che il calcio è anche un fatto estetico su cui ognuno può dire la sua, a torto o a ragione. In certe prese di posizione balla sempre la figura di Allegri, solitamente inserito nella lista di quelli che fanno giocare male le proprie squadre. Non basta la lezione di strategia offerta dal toscano nel derby, no non basta. Anche se possedere una strategia vincente dovrebbe essere il fondamento di ogni allenatore professionista. Il livello tecnico della Serie A è così scadente che nemmeno la strategia interessa agli oppositori di Allegri. Gli oppositori vogliono un calcio perfetto, di puro palleggio, con partite dove gli avversari non contano (estremizzo). Questo calcio in Italia non esiste, lo gioca a tratti il Como, una squadra straniera, con proprietà straniera, allenatore straniero, e giocatori stranieri (3 italiani su 27). Se il Como fosse perfetto però, avrebbe vinto tutte le partite e ovviamente così non è. La perfezione è un concetto assoluto che oltre a essere discutibile (la perfezione stucca), non appartiene al calcio se non frazionato in momenti. Ci sono momenti perfetti, dentro partite imperfette.
Il bello del calcio risiede esattamente nel grado di tensione che si genera tra prodezze ed errori, tra perfezione e imperfezione. Nel primo tempo di Real Madrid-Manchester City, i primi minuti sono stati da accademia. City in controllo, pressione, fraseggio, Real schiacciato come da previsione. All’improvviso un lampo. Courtois lancia lungo a destra Valverde, il quale, con un controllo orientato verso la porta avversaria, supera O’Relley prima e Donnarumma poi, segnando l’uno a zero. Da quel momento cambia radicalmente la partita, che si trasforma per il City in un viaggio dentro la casa degli orrori. Valverde vive una serata di grazia, abbinando la sua naturale essenzialità ed efficienza fisica a giocate di alto valore tecnico. Come giocato dal destino, si è fatto carico della perfezione, e l’ha incarnata con momenti assoluti che i tifosi spagnoli ricorderanno per sempre. Fa altri due gol meravigliosi e riduce il City, una squadra immensa, in un frammento piccolo piccolo, e Guardiola, un allenatore tra i più bravi al mondo, in un passante davanti alla sua panchina, lì per caso, colpevole solo di esserci.
Ecco la bellezza, ho pensato: il contrasto tra buio e luce, tra esaltazione e depressione. Ecco che cos’è la bellezza nel calcio, la contrapposizione tra chi fa e chi subisce, tra chi ci crede e chi non ci crede, tra chi attacca e chi si difende. Tra chi Valverde è, e chi come Valverde non sarà mai.