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com'è andata in Australia

La Formula 1 è all'alba di una nuova restaurazione del potere Mercedes?

George Russell ha vinto a Melborne davanti al compagno di squadra Kimi Antonelli. Buona partenza per le Ferrari: terzo Charles Leclerc e quarto Lewis Hamilton

Quando Nico Rosberg vinse a Melbourne nel 2014 iniziò l’era dei motori ibridi in Formula 1. Scoprimmo le power unit e ci vollero sette gare prima di trovare un vincitore diverso dalla coppia Mercedes (con Rosberg c’era Lewis Hamilton, campione del mondo a fine stagione davanti al figlio di Keke). Fu Daniel Ricciardo, giovane compagno di Vettel in Red Bull, unico per altro in quella stagione a vincere un Gp fuori dal dominio dei grigi. Siamo all’alba di una nuova restaurazione del potere Mercedes? Ci sono segnali contrastanti. La doppietta a Melbourne, Russell-Antonelli, è stata una prova di forza mica da ridere. Si sapeva che il team di Toto Wolff aveva lavorato benone su questo nuovo modello, ma senza il riscontro della pista il giudizio doveva rimanere necessariamente sospeso. Ora li abbiamo visti e, francamente, fanno paura. E non solo per il famoso, o famigerato, rapporto di compressione. Fosse solo quello avremmo avuto risultati diversi da parte delle squadre clienti come McLaren, Williams e Alpine. E’ evidente che il pacchetto completo di Mercedes al momento risulta ingiocabile.

   

    

Già, al momento. Perché, e qui entriamo nel campo delle ipotesi, la sensazione è che ci sia molto margine di crescita ancora per tutti. Anche per loro, beninteso. La comprensione basilare da parte dei piloti del tipo di vettura che hanno a disposizione è apparsa non ancora completa. Soprattutto in partenza quasi tutti hanno avuto problemi ad avere la giusta carica di energia per scattare al semaforo verde. Probabile che già dalla Cina le difficoltà non saranno più così evidenti. Mentre ci vorrà qualche gara in più per dare ai top team un assetto costante e meno ballerino nel rapporto tra le parte endotermica e quella elettrica del motore.

 

La Mercedes le vincerà tutte? Chi scrive, pensa di no. La Ferrari si è dimostrata molto solida, finalmente abbiamo visto Lewis Hamilton sostanzialmente sulle prestazioni di Leclerc e il settevoltecampione ha subito fatto capire che il primo obiettivo della sua seconda stagione sarà star davanti al neo sposo. Che il muretto abbia deciso di non fermare uno dei due in regime di virtual safety car per avere una doppia strategia fa forse capire che la Scuderia non ha ancora, e chissà mai se l’avrà, il piglio di forzare una situazione rischiando sì di penalizzare un pilota ma anche di avere chance di successo con l’altro. Tutti hanno detto che in ogni caso la Mercedes avrebbe vinto lo stesso (per altro i grigi non hanno sdoppiato facendoli entrare entrambi). E magari è vero. Ma resta la sensazione che per opporsi a un potere evidente, ogni tanto servirà anche un po’ di guerriglia.

   

A che punto è la notte per McLaren e Red Bull (per completare il quartetto top)? I papaya sono indietro. Al netto della follia di Piastri di andarsi a schiantare da solo nel giro di formazione (cominciamo bene, dopo la batosta nel 2025), i campioni del mondo hanno lo stesso motore Mercedes ma evidentemente anche aree dove non sono all’altezza. Coloro che sussurravano alle gomme, adesso ne soffrono l’usura. Per altro il tema degli pneumatici appare meno impattante rispetto al passato, dove spesso è stato anche sin troppo sovrastante. Da casa Red Bull si portano a casa una bella rimonta di Verstappen dalla ventesima alla sesta posizione e una rottura per Hadjar (che a Melbourne per fortuna non ci tornerà per un anno, visto che nel 2025 fece come Piastri nel giro di formazione, ma almeno quella volta pioveva). Sensazione? Meglio del previsto, con nuova PU targata Ford. Ma ci vorrà un Max hors catégorie per restare con i primi.

 

Dal 1985 non avevamo un pilota italiano in corsa, seriamente, per il Mondiale piloti. Era Michele Alboreto. Oggi, con tutte le cautele visto che siamo all’alba, c’è Kimi Antonelli. Che già da venerdì in Cina dovrà però far sentire a Russell che se gli inglesi del rugby le hanno prese dagli italiani, anche lui potrebbe doversela sudare un po’ più del previsto.

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