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sei nazioni 2026
Quello che non sarà più lo stesso ora che l'Italia ha battuto l'Inghilterra al Sei Nazioni di rugby
La vittoria della Nazionale italiana contro quella inglese è epocale. In trentadue partite aveva sempre perso. Ora che c'è riuscita c'è chi, il giorno dopo, ancora non sa se è successo davvero. Colpa di uno scherzo di ventisei anni fa
"Seee, come battere gli inglesi". Capitava di dirlo nel parlare di rugby o anche solo tra persone che avevano, almeno qualche volta, preso in mano un pallone ovale e sapevano dell'interesse reciproco per questo sport. "Seee, come battere gli inglesi", lo si diceva quando una cosa era ritenuta del tutto improbabile, quasi impossibile. C'era poi una versione ancora più estrema: "Seee, come vincere a Twickenham" (lo stadio della Nazionale inglese, nda). E qui si intendeva qualcosa di veramente impossibile.
Ora che l'Italia ha battuto l'Inghilterra al Sei Nazioni 2026, quell'espressione è invecchiata in modo irreparabile. E forse siamo invecchiati anche noi che quell'espressione l'abbiamo usata almeno una volta. Non era mai accaduto che la Nazionale italiana avesse battuto quella inglese: in 32 incontri ufficiali, 32 vittorie per The Red Rose. E spesso per tanto a poco. Certo c'era quel 15-15 del 1986 a Roma, ma era una Nazionale inglese talmente sperimentale che la Federazione inglese non riconobbe il cap e quindi tanti saluti all'ufficialità del match.
L'Italia che batte l'Inghilterra al Sei Nazioni è qualcosa di epocale, qualcosa che tra gli appassionati rimarrà impresso nella memoria come quel giorno nel quale l'impossibile si è realizzato, un'evento enorme tipo la vittoria di Marco Pantani alle Deux Alpes o quella della Nazionale di calcio contro il Brasile di Zico, Socrates e Falcão. Insomma, eventi che a leggerli su di un foglio di carta il giorno dopo ti veniva il dubbio che sia tutto una balla.
Come quella volta a Treviso nel 2000 quando dopo la vittoria incredibile nel debutto al Sei Nazioni della Nazionale italiana (contro la Scozia) il 5 febbraio, ci furono due indomiti ottimisti che andarono alla Snai a giocarsi la vittoria dell'Italia contro l'Inghilterra, facendolo ovviamente sapere a tutti. Fu così che il giorno di Italia-Inghilterra, il 18 marzo, qualche amico buontempone decise di farli arrivare al via del match già completamente ubriachi e farli collassare ai primi minuti. E poi di inscenare una festa di paese per la vittoria dell'Italia contro l'Inghilterra. Una festa a cui parteciparono anche i due malcapitati, pagando di tasca loro un bel po' di giri di birra, convinti di aver in tasca la scommessa vincente e diversi soldi in più. Grande fu lo sgomento nel vedere che il tizio alla cassa della Snai non voleva pagare loro la vincita perché l'Italia non aveva vinto, anzi le aveva sonoramente prese 12-59.
"Fu uno scherzo crudele. Però devo dire che non porto rancore. Furono due balle (ubriacature, nda) in un giorno che non dimenticherò mai. Certo mi costarono un bel po' di centinaia di euro tra birre offerte e mancati guadagni, però che dire... almeno per qualche ora ho vissuto ciò che pensavo impossibile. Ora invece l'impossibile è arrivato davvero. E devo dire che sto ancora provando a capire se sono ubriaco o è davvero la realtà", dice al Foglio, Mario Francescon, uno dei due che hanno subito lo scherzo nel 2000.
L'Italia ha battuto davvero l'Inghilterra. Lo ha fatto per 23-18 all'Olimpico. Mario Francescon può non credere a quello che sente o legge in Italia, ma dovrà credere a quello che ha scritto il Telegraph: "L'Italia ha ampiamente meritato questo trionfo, giocando con passione e sfruttando le proprie occasioni in mezzo a una pletora di errori inglesi con compostezza e coraggio, qualità di cui i loro avversari erano palesemente privi". O al sorriso raggiante di Gonzalo Quesada che a Roma ha visto qualcosa che nessuno aveva mai visto. Il commissario tecnico, dopo aver trasformato il rugby italiano dando ai suoi uomini quella fiducia in se stessi che era quasi sempre mancata, li ha resi irriconoscile e, quindi, vincenti.
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