Ansa
jack di cuori
Giacomo Bonaventura si è ritirato dal calcio perché non sente più “il fuoco dentro”
Dopo 481 presenze in Serie A e 73 gol, l'ex Atalanta, Milan e Fiorentina annuncia l'addio al calcio. Un maestro degli inserimenti e un leader silenzioso che ha portato semplicità al calcio
"Quando non senti più il fuoco dentro, secondo me è arrivato il momento. È inutile che poi uno continui a giocare e trascinarsi, rischi di non divertirti più e secondo me non ha senso. Quando ho iniziato a sentire questo, ho preso questa decisione". Con queste parole Giacomo Bonaventura ha annunciato il suo ritiro dal calcio professionistico. A 36 anni, dopo 481 partite in Serie A e 73 gol. Ha indossato la maglia di Atalanta, Milan e Fiorentina, infine l’ultima danza anche in Arabia Saudita.
“Non ho mai iniziato a giocare a calcio per diventare qualcuno, ho iniziato perché con un pallone tra i piedi mi sentivo libero”, dice nel suo video di addio condiviso sui social. Ed è forse questa semplice umanità fa di Bonaventura qualcuno da ricordare. Il suo soprannome è Jack di cuori, una delle figure più ricche di sfumature simboliche nel mazzo di carte francesi e uno degli archetipi che questa carta rappresenta è quella del “giovane leale”. Nella cartomanzia, il jack di cuori incarna un giovane uomo onesto, spesso identificato come un amico intimo molto caro. Chi ha pensato di accostarlo a questa figura di certo non pensava a tutto ciò, eppure sono caratteristiche che per anni abbiamo visto in campo.
La formazione data dall’Atalanta gli ha permesso di diventare un giocatore duttile e versatile, rendendolo un lavoratore infaticabile in mezzo al campo, sia da esterno d’attacco che da mezz’ala. Al Milan ha affinato la tecnica e ha imparato a raccogliere al meglio il lavoro dei compagni con una miriade di inserimenti e tiri da fuori area. Sentiva il ritmo e anticipava i tempi: un vero incursore. Poi ha iniziato a dettarli pure lui. La Nazionale lo ha consacrato, diventando così un punto di riferimento dentro e fuori dal campo per i suoi compagni.
Ai tempi del Milan, Zlatan Ibrahimovic – uno che di leadership se ne intende – diceva che Bonaventura fosse uno di quei giocatori che "danno l'esempio con i fatti e non con le urla". Una luce nel declino che i rossoneri hanno visto in quegli anni.
Non avrà cambiato il gioco del calcio, certo, ma ha sicuramente portato una grande intelligenza tattica, una rara eleganza tecnica e un invidiabile spirito di sacrificio. L'ex capitano della Fiorentina Cristiano Biraghi ha forse capito più di tutti l'essenza di questo giocatore: "Si nota soprattutto quando manca". Un pò come tutte le cose belle di questo mondo. In ogni caso, quando si vestono diverse maglie della serie A e se ne esce amati da tutti, vuoldire che è stato fatto un buon lavoro. E ora, dopo 36 anni a rincorrere un pallone, ci tiene a dire che il suo rapporto col calcio “non finirà mai” e che la sua carriera è stata “un viaggio bellissimo”.