LaPresse

CHIAVE DI A - COME SUONA IL CAMPIONATO

Sanremo non oscura la serie A, ma "che fastidio" lo spezzatino del Monday night

Enrico Veronese

Dal "Male necessario" che ben si adatta al gioco del Milan che si prende un po' troppi rischi al "Prima o poi" dei nerazzurri che alla fine riescono sempre a trovare un goal fino alla "Magica favola" Sassuolo. Come il Festival ha donato nuovi significati al campionato

Dirige l’orchestra il maestro Pallone, canta il campionato di Serie A. La settimana santa di Sanremo non oscura la massima competizione calcistica nazionale, ma le dona anzi nuovi significati: se il trionfatore Sal da Vinci non fa ovviamente mistero di voler unire tutta Napoli come la squadra di Antonio Conte, i retroscena di Marco Masini lo vedono dialogare a distanza con la sua Fiorentina. Eppure “Male necessario”, il titolo del suo brano, ben si attaglia al gioco del Milan: capace di dominare ma anche di rischiare a Cremona, senza trovare sbocchi se non nel terminale uno-due di Strahinja Pavlović e Rafael Leão. Domenica prossima c’è il derby, per chi ancora si dice convinto che i rossoneri possono riprendere i nerazzurri: questi ultimi intanto non si scompongono, “Prima o poi” sono Bravi (Michele) a trovare un goal. E semmai rivolgono un accorato appello a Federico Dimarco: “Resta con me”, il rock neutralizzato delle Bambole di Pezza a evitare sirene spagnole o inglesi per il 28enne esterno in forma smagliante.

 

 

Chi non può imprecare alla “Stupida sfortuna” di Fulminacci è la Roma, in vantaggio 3-1 e poi raggiunta dall’orgoglio juventino nel finale di gara: “Il meglio di me” (Francesco Renga) è quello che hanno dato Wesley França, Donyell Malen e soprattutto Francisco Conceiçao in alcuni dei goal più belli del turno, assieme ovviamente al cagliaritano Michael Folorunsho che ha insaccato da distanza impossibile. Il suo vecchio allenatore a Firenze, Raffaele Palladino ora all’Atalanta, manca un’occasione per tenere il passo dopo l’esaltante rimonta europea: “Ogni volta che non so volare” di Enrico Nigiotti gli si addice quando -e non succede di rado- a una grande prestazione ne segue una che la vanifica. Va però dato merito al Sassuolo di Fabio Grosso di continuare la sua “Magica favola” anche in dieci uomini, trovando due reti di cui una pregevole con Kristian Thorstvedt, e portando ormai entro un porto sicuro la sua navicella appena rientrata nella categoria di vertice.
 

Delle difficoltà bergamasche approfitta il Como, forse mai così bello come ora: se la stella Nico Paz ritarda a presentarsi al tavolo di pranzo e viene perciò punito dal sergente Cesc Fàbregas con l’esclusione dall’undici iniziale, è la stellina Jesús Rodríguez a prendersi i riflettori col suo primo goal e un altro assist decisivo. “La felicità e basta” è almeno per sette giorni l’unico obiettivo del Torino, ora in mano a Roberto d’Aversa, che con due goal schianta la Lazio attorno alla quale gironzolano tristi presagi, prontamente confermati da Maurizio Sarri: sono gli “Avvoltoi” di Eddie Brock, gli stessi che stazionano da tempo sopra lo stadio Bentegodi di Verona, dove “L’uomo che cade” è il nuovo tecnico Paolo Sammarco e con lui le speranze di salvezza. A farlo precipitare, all’ultimo minuto, una vecchia conoscenza come Romelu Lukaku, al primo centro stagionale: “Romantici” coloro che lo ricordano essere sempre così determinante, ancora prima dei mondiali brasiliani. Ovviamente la ventisettesima giornata vivrà il proprio epilogo con i due incontri del Monday night: “Che fastidio!” lo spezzatino, un dito nella piaga del campionato. Sarà per sempre, sì?

Di più su questi argomenti: