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Il Foglio sportivo - That win the best

La Champions e non solo quella, la vinciamo noi inglesi

Jack O'Malley

Che cosa avrà mai di eroico farsi eliminare da una squadra turca con più bolliti che a Sanremo

Beato il popolo che non ha bisogno di eroi, diceva quello, e poveri tifosi juventini ridotti a diventare la parodia degli interisti di qualche anno fa: “Grazie eroi” ha titolato Tuttosport dopo l’eliminazione della squadra di Spalletti in Champions, e un po’ dappertutto è un florilegio di “a testa alta” e orgoglio bianconero manco fosse quello arcobaleno. Il calcio non è quella cosa in cui vincere è la sola cosa che conta, ma arrivare a esaltarsi per una sconfitta ai playoff contro una squadra turca con più bolliti in campo di una serata di cover a Sanremo e un attaccante dispiaciuto di far gol agli avversari dice molto sul momento del calcio italiano. 

 

E non me ne frega niente dell’Inter finalista due volte negli ultimi anni o dell’Atalanta che ha passato il turno battendo una squadra tedesca che ai playoff neppure avrebbe dovuto qualificarsi: trovare motivazionale uscire prima degli ottavi di finale in Champions è da campionato minore. Va bene, non è la tradizione a scendere in campo, lo sa bene l’Inter umiliata da una squadra norvegese che tutti i suoi corifei mediatici ora si affrettano a definire fenomenale, ma che fenomenale non è: battere il Bødo per i nerazzurri sarebbe stato più facile che moderare un convegno sulla riforma della giustizia. 

 

Ha ragione Fabio Capello quando dice che le squadre italiane “non sono abituate a giocare a ritmi elevati e commettono errori... Quando aumentano il ritmo in Serie A vengono fermate perché un contrasto è troppo duro, toccano l’orecchio a un giocatore e cadono. Questi sono i risultati”. 

 

C’è un fatto indiscutibile quanto il mio amore per la bionda al bancone del pub: ci sono nove squadre inglesi agli ottavi di finale delle varie coppe europee, sei soltanto in Champions. Ieri sono state sorteggiate le sfide degli ottavi, e come sempre gli accoppiamenti sono demenziali, con partite clamorose tipo Real-City da una parte e scontri da Conference League tipo Bødo-Sporting. Tant’è: il Liverpool farà vedere alla Juventus che il Galatasaray si può eliminare senza patemi, il Chelsea cercherà di rimettere le lumache (rigorosamente halal) in gola ai franco-qatarioti del Paris Saint-Germain, il Newcastle batterà il Barcellona, e naturalmente il Manchester City cercherà di fare lo stesso contro il Real Madrid (occhio alla valanga di articoli nostalgici su Guardiola e le sue sfide ai Blancos). Unico su cui non scommetto è il Tottenham, vista la situazione in cui è lo spogliatoio, la presenza di Tudor in panchina e la tradizione a non vincere un cazzo che accompagna gli Spurs da decenni, eccezion fatta per lo scorso anno con Postecoglou, giustamente cacciato subito dopo per avere osato interrompere il filotto di figuracce. La vinciamo noi. Cheers.

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