Foto Epa, via Ansa

Milano-Cortina 2026

Il bronzo di Flora Tabanelli nel freestyle big air è un inno alla perseveranza

Francesco Gottardi

Mai l’Italia era andata a medaglia in questa disciplina. Ci è riuscita grazie a una ragazza di 18 anni, con il ginocchio lesionato e la personalità delle grandi occasioni: il salto da podio era un tutto per tutto ad alto rischio. Ed è stato perfetto

Sguardo all’ingiù, verso una lunga lingua di neve. Un saltello e via: sci paralleli, rincorsa a regola d’arte, poi il capolavoro librandosi in cielo. Quattro rotazioni e mezzo complete. Nonostante una lesione al legamento crociato, che soltanto tre mesi fa aveva messo in forse le prime Olimpiadi di Flora Tabanelli. Ecco: oggi quel dubbio diventa la certezza di una magnifica medaglia di bronzo. La 23esima in totale per l’Italia, nel corso di questi Giochi. In ben nove discipline diverse: l’ultima è per l’appunto il freestyle, dove la diciottenne bolognese ha rotto il tabù – mai alcun azzurro ci era riuscito – nella specialità del big air. Il giorno prima il fratello Miro, di tre anni più grande, era caduto in pista mancando così l’accesso alla finale maschile. Il primo abbraccio dopo il gran salto di Flora è per lui, cartolina formato famiglia dallo Snowpark di Livigno.

Se domenica la prodezza ai limiti del corpo umano era arrivata da una straordinaria Federica Brignone, lunedì è toccato alla più giovane medagliata italiana di Milano-Cortina 2026: storie sportive e infortuni incomparabili per età, caratteristiche ed esigenze tecniche dei rispettivi sport. Eppure in comune c’è una perseveranza che rasenta la testardaggine. “In finale ho gareggiato con il tutore di titanio che mi aiuta a controllare il ginocchio rotto: dopo i Giochi mi dovrò operare”, ha spiegato poi Tabanelli. Adesso però c’è da godersi il momento, come quella manciata di secondi sospesa nel vuoto in cui fisico e sci ruotano sincroni sfidando la forza di gravità. In questo senso il big air del freestyle ricorda la specialità dello snowboard che porta lo stesso nome e da cui trae ispirazione sin dagli anni Novanta: podi come quello di Flora contribuiranno alla crescita di un movimento ancora freschissimo – quantomeno nel nostro paese, perché a livello internazionale cominciano ad affermarsi le prime celebrità: la cinese Eileen Gu, plurimedagliata e argento nella gara dell’azzurra, è anche modella per Louis Vuitton e un’autentica star dei social.

Mentre il freestyle ski fece il suo debutto olimpico già a Calgary ’88, l’introduzione del big air risale appena a Pechino 2022. Questa è l’edizione della riconferma, della messa a punto di un torneo rapido e coinvolgente. Perché rispetto alle altre specialità della disciplina – gobbe, salti, slopestyle, halfpipe – il big air ha il fascino dell’hic et nunc senza alcuna restrizione di sorta. Soltanto adrenalina ad alto rischio. Ci si gioca tutto in un singolo avvitamento, prendendo la rincorsa da un’apposita rampa di lancio – il cosiddetto kicker – che permette una sospensione aerea di qualche secondo. L’unica regola è saltare meglio e in modo più spettacolare degli altri. E per questo c’è una giuria predisposta, che valuta la performance in base a specifici criteri: complessità dei trick, ampiezza della manovra, precisione dell’esecuzione e dell’atterraggio. Nella finale a dodici ciascun atleta ha a disposizione tre salti – o in gergo tecnico run: ai fini del punteggio complessivo vengono valutati i migliori due, a patto di denotare una diversità significativa (per esempio, aritmetica alla mano, Tabanelli sarebbe stata da oro, ma il primo e il terzo salto sono stati eseguiti nella medesima direzione e pertanto uno dei due andava scartato). Un ulteriore aspetto tenuto in alta considerazione dai giudici è l’inventiva dell’esercizio. Ed è qui che Flora si è assicurata la medaglia: spalle al muro, all’ultimo tentativo, ha azzardato un “double cork 1.620” dall’altissimo coefficiente di difficoltà – senza nemmeno averlo mai provato prima in gara. È fuoriuscito alla perfezione e non a caso è stato premiato con lo score più alto sul singolo salto dell’intero torneo (94,25). Osare ripaga. “Non mi sentivo sicura con questo trick, ma ero determinata a tentare il tutto per tutto: se non si fa così durante una finale olimpica, quando lo si fa?”. Parola di giovane campionessa, per un bronzo che continua a fluttuare nel vuoto.