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Pechino 2022

Il freestyle è uno sport per persone che se la ridono di gusto

Giorgio Burreddu

Guida pratica a uno degli sport più spettacolari dei Giochi olimpici invernali

Faccia da rotocalco, capelli biondi, occhi di ghiaccio. Fu Stein Eriksen il padre del freestyle. La prima volta che Nicholas Howe, scrittore ed ex sciatore, lo vide sulla Bald Mountain a Sun Valley, nell’Idaho, esibirsi in una di quella acrobazie ostili alla gravità scrisse che Stein aveva la grazia atletica di Joe DiMaggio e di Fred Astaire. Ci voleva tutto questo per decidere di lanciarsi nel vuoto e volteggiare con gli sci ai piedi, come faceva Eriksen. Erano ancora gli Anni 50, ma quella del freestyle stava già diventando qualcosa di più di una pratica estetica. A metà dei Sessanta l’America lo sognava, lo amava. Uno sport bello, onirico, spettacolare. Pieno di adrenalina. Libero. Ideale per i Giochi? Dopo essere apparso per la prima volta come sport dimostrativo a quelli Calgary nel 1988, lo sci freestyle ha debuttato con la medaglia ai Giochi invernali quattro anni dopo con la disciplina Mogul, prima che l’Aerials fosse aggiunta a Lillehammer. Da lì, niente è stato più lo stesso. Una crescita costante, quella del freestyle, che ha portato all’aggiunta di un terzo evento, lo Ski-Cross nel 2010, mentre per Sochi sono stati introdotti Half-pipe e Slopestyle. Tutte e cinque le discipline sono state mantenute per Pyeongchang nel 2018. Pechino, poi, ha allargato il campo inserendo il Big Air.

È difficile dare una definizione di freestyle. All’inizio lo paragonarono a un balletto nell’aria. Poi qualcuno ci appiccicò addosso qualcosa di più tecnico, l’aerobica, e così diventò uno sport iperatletico ma spettacolare. Edgar Grospiron, campione olimpico nel 1992, ha sgombrato il campo. “È uno sport per persone che se la ridono di gusto”. Ha la libertà dello skate, un pizzico di snowboard, e la follia degli artisti. “È praticato da persone che hanno la mente libera. Non gli bastavano le regole, volevano interpretarle liberamente. È la storia di questo sport: gli sciatori alpini che preferivano fare acrobazie nella neve fresca hanno inventato il freestyle”.

Gli atleti devono eseguire dei trick in cinque delle sei discipline Olimpiche. Al momento, i più grandi di questo sport sono il canadese Mikael Kingsbury e la francese Perrine Laffont. Oltre all’oro nel 2018, Kingsbury detiene i record per il maggior numero di titoli di Coppa del mondo di moguls maschile, per le vittorie di Coppa del mondo (moguls) in carriera e ha anche ottenuto il maggior numero di medaglie ai Mondiali di freestyle di qualsiasi altro freestyler nella storia. Ma ogni disciplina ha il suo fenomeno. Nell’halfpipe, per esempio, occhi puntati sull’emergente Eileen Gu, 17 anni, nata a San Francisco, che gareggerà per la Cina a caccia dell’oro.

E l’Italia? A Pechino ci sono 5 uomini e 3 donne a formare la squadra azzurra. La veterana del gruppo è Silvia Bertagna, già un’Olimpiade alla spalle, quella di Sochi. Con lei le più giovani Jole Galli e Lucrezia Fantelli. Mai una medaglia per l’Italia, in nessuna delle discipline del freestyle. Ma mercoledì 9 febbraio (ore 4 italiane) può essere il giorno giusto: il giorno di Leonardo Donaggio. L’azzurro disputerà la finale del Big Air. Classe 2003, quest’anno l’esame di maturità da sostenere, Leonardo è il più giovane atleta della spedizione azzurra.

 

Le discipline del freestyle

Aerials: gesti acrobatici e salti mortali dopo una rampa. Il punteggio totale viene calcolato sommando i punteggi di aria, forma e atterraggio, quindi moltiplicando per il grado di difficoltà del salto.

Halfpipe: gli sciatori eseguono salti e virate in una struttura halfpipe, un percorso a forma di U con pareti alte quasi 7 metri. Cinque giudici valutano le corse in base all'altezza, alla difficoltà, alla varietà, all'esecuzione e alla progressione delle prese, calcolando la media dei punteggi in ciascuna categoria.

Moguls: gli sciatori attraversano un percorso in pendenza coperto da cumuli di neve. Ogni corsa è giudicata da una giuria. Il 60% del punteggio viene giudicato in curva, il 20% in aria e il 20% in velocità, poiché ogni corsa è cronometrata.

Skicross: quattro atleti corrono lungo un percorso caratterizzato da salti, rulli e sponde. Il contatto intenzionale - spingendo, tirando o altro metodo che fa rallentare, cadere o uscire dal percorso un altro sciatore - è motivo di squalifica.

Slopestyle: eseguito su un percorso con ostacoli come rail, tavole, box e salti, gli sciatori vengono giudicati in base a criteri come progressione, ampiezza, esecuzione, varietà e difficoltà dei trick.

Big Air: gli sciatori scivolano lungo una rampa di quasi 20 metri che li spinge in aria, dove eseguono acrobazie che vengono giudicate in base a fattori come il numero di rotazioni, lanci e prese.

Aerials (squadre miste): ogni squadra è composta da tre sciatori, almeno uno di ogni genere, per eseguire manovre aeree. I punteggi individuali vengono sommati e vince la squadra con il punteggio più alto.

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