Nikola Vlašić (foto Ansa)  

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Nikola Vlašić ha trovato il suo posto nel mondo

Giovanni Battistuzzi

Il fratellino di Blanka si è riuscito a smarcare dall'immagine della sorella campionessa. E per la prima volta in carriera ha messo davvero il suo grande talento al servizio della squadra

In Croazia quando si pronuncia il cognome Vlašić viene in mente Blanka: i suoi ori ai Mondiali, le sue medaglie olimpiche nel salto in alto. Blanka Vlašić è stata, come scrisse il giorno del suo addio all'atletica il Večernji list, il quotidiano croato più letto, "l'orgoglio di un paese intero, l'atleta capace di esprimere forza, grazia ed eleganza e di dare alla Croazia un senso d'unità sportiva senza eccezioni o distinguo".

Blanka Vlašić è ancora adesso, nonostante si sia ritirata nel 2016, nelle primissime posizioni tra gli atleti più conosciuti e stimati in Croazia. Se la gioca ancora con Luka Modric e il capitano della Nazionale di pallanuoto Marko Bijač.

Nel 2025, nel gotha dello sport croato è entrato per la prima volta un altro, Vlašić: Nikola Vlašić. Nikola Vlašić sta trovando il suo posto nel mondo sportivo, ha iniziato a essere non più solo il fratello di Blanka. Difficile credere a tutto questo in un paese calciocentrico come l'Italia. Eppure altrove non esiste solo il calcio, può accadere che una saltatrice in alto sia considerata più degna d'attenzione di un calciatore.

Nikola Vlašić ha nei movimenti, almeno in parte, la grazia della sorella, non è mai riuscito in questi anni però a trovare la continuità atletica che gli potesse permettere di dribblare l'immagine di Blanka come spesso gli riesce invece in campo con gli avversari.

Durante le prime tre stagioni al Torino, il trequartista croato aveva dato ottime versioni di sé, aveva dimostrato di avere un talento di primo piano, salvo poi trasformarsi troppo spesso nella sua controfigura. Lo stesso è accaduto a lungo in Nazionale. A ventinove anni e a otto dal suo debutto in Nazionale, colui che era considerato la grande speranza del calcio croato, è diventato un giocatore sul quale poter contare davvero. Si è evoluto in calciatore nel quale le luci superano le ombre, capace di prendersi responsabilità che sino a pochi anni fa evitava come fossero la peste.

In un Torino ondivago e in cerca di una dimensione da anni, ancor più in questa stagioneNikola Vlašić si è trasformato per la prima volta in un approdo sicuro. Ha messo da parte l'autoreferenzialità che lo aveva accompagnato come un macigno sino a ora, mettendosi a servizio della squadra, seppur a modo suo, ossia accentrando su di sé tutto, per una volta anche le responsabilità. Si è messo al centro di una formazione a tratti troppo paurosa e confusa, infondendo ai suoi compagni la fiducia necessaria per andare avanti insieme. Non era scontato accadesse.

  


   

Anche quest'anno c'è Olive, la rubrica di Giovanni Battistuzzi sui (non per forza) protagonisti della Serie A. Piccoli ritratti, non denocciolati, da leggere all'aperitivo. Qui potete leggere tutti gli altri ritratti.