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il foglio sportivo

Una sfida di San Valentino da numeri 10

Marco Gaetani

La sfida di San Siro tra Inter e Juventus ruoterà inevitabilmente attorno a Lautaro Martínez e Yildiz, ma potrebbe essere decisa dagli esterni e dai momenti diametralmente opposti vissuti da Dimarco e Cambiaso

Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia dal tracciante di Adzic che aveva messo in dubbio il controllo interista sul campionato. Allo Stadium, contro l’allora Juventus di Tudor, l’Inter aveva giocato per larghi tratti da padrona, salvo poi farsi spazzare via da una folata di vento. Un problema che talvolta si è ripresentato nei big match, ma la dittatura nerazzurra in tutte le sfide contro “le altre” è stata tale da rendere questo Inter-Juventus piazzato nel sabato di San Valentino un match-point scudetto: se dovesse sorridere a Lautaro e compagni, la corsa verso il titolo si metterebbe decisamente in discesa.

Lo sa bene Cristian Chivu, che non a caso predica calma e concentrazione, proseguendo sulla striscia di un profilo basso fino a questo momento funzionale agli eventi. L’Inter è più forte dello scorso anno negli uomini – il lusso di avere Esposito e Bonny sta regalando al tecnico un Lautaro chirurgico sotto rete e ha permesso di oscurare le lune alterne di Thuram, il cambio Akanji-Pavard è stato decisamente ispirato anche alla luce del tempo che passa per tutti, anche per Acerbi e de Vrij – e probabilmente anche nella testa, liberata da alcuni dogmi che in passato evidentemente affliggevano i protagonisti, come hanno raccontato spesso Zielinski e Dimarco, probabilmente i due più in forma di questa prima parte di 2026: il polacco capace di non far sentire l’assenza di Calhanoglu, l’esterno che sta sfornando assist a ripetizione, facendo felici i compagni con impressionante puntualità.

E così le altre si trovano appese alla Juventus, nella speranza che Luciano Spalletti e i suoi ragazzi possano riaprire un campionato che in caso di segno 1 sulla schedina rischierebbe di vedere già l’avvio dei titoli di coda. Gioca bene, la Juve, ma pasticcia spesso sotto porta e soffre le sfuriate avversarie: è vero che contro la Lazio ha imposto la sua maggiore qualità di uomini e manovra, ma si è esposta a ripartenze potenzialmente sanguinose, pagando a prezzo carissimo i primi due affondi di Pedro e Isaksen e venendo graziata nei momenti chiave dalla sciatteria di Dele-Bashiru e Noslin. Lussi che contro l’Inter non potrà concedersi, perché la sensazione dominante è quella di una squadra capace, in questa fase di stagione, di sfruttare ogni minima chance per punire le disattenzioni degli avversari. In una giornata in cui il calendario si diverte nel piazzare anche un secondo big match (Napoli-Roma), lo spettatore più interessato sarà forse Massimiliano Allegri, anche se sulla sua testa pende un recupero contro il Como che si preannuncia decisamente complicato.

Si spera che il derby d’Italia non porti con sé angosce arbitrali, dopo un altro weekend, l’ennesimo, in cui al Var si è visto tutto e il suo contrario, come se non esistesse un manuale di istruzioni, un codice comune da seguire. Agli addetti ai lavori che demonizzano la tecnologia, invocando il ritorno al fantomatico “calcio di una volta”, ricordiamo che dietro ai monitor ci sono sempre gli uomini, così come uomini sono quelli che scendono in campo. Si simula oggi, si simulava vent’anni fa, si simulava quarant’anni fa: solo che adesso, almeno in teoria, una chance per rimediare ci sarebbe, e se la si utilizza male la colpa è degli uomini, non della tecnologia.

La sfida di San Siro ruoterà inevitabilmente attorno ai numeri 10, le stelle Lautaro Martínez e Yildiz, ma potrebbe essere decisa dagli esterni e dai momenti diametralmente opposti vissuti da Dimarco e Cambiaso: il primo è, al momento, con ogni probabilità l’mvp del campionato, per costanza di prestazione e capacità di incidere sulle sorti delle sfide dei suoi. L’altro, invece, sembra entrato in un tunnel di poca fiducia nelle sue stesse capacità, ed è strano che ciò accada anche con Spalletti, l’uomo che ha rigenerato David, ripescato Miretti dal dimenticatoio, reso McKennie una sorta di Perrotta versione 2026 e Kalulu un giocatore a tutto campo, imprescindibile in difesa e pericoloso in attacco. Chissà il brivido del big match a chi darà la scossa.