guanti sporchi #24
Yann Sommer e le parate superflue
Il Var è una tassa sul calcio, capace di rendere vano pure il bello. E allora premiamo la parata che non doveva esserci, ma c'è stata
Sono tempi complicati questi per il calcio, tempi di gioie e disperazioni che non si sa se sono davvero gioie e disperazioni sino a quando una voce in cuffia dice all'arbitro se tutto va bene o qualcosa non va. Il Var è una attesa mortifera capace di insozzare il bello del calcio. Ossia le mezze liti infarcite di insulti e bestemmie tutti interi, su presunti o effettivi torti arbitrali.
Il Var è una tassa sul calcio, capace di rendere vano pure il bello, il guizzo di un attaccante, un dribbling di un'ala, pure il balzo di un portiere.
Qui, che siamo contrari alla tecnologia che dovrebbe risolvere le dispute, perché pensiamo che non ci sia niente di meglio delle dispute nel calcio, abbiamo deciso di premiare una parata che c'è stata ma che il Var ha fatto sparire. Una parata che non doveva esserci perché c'era fuorigioco, ma che c'è stata perché l'azione è andata avanti. E quasi viene da voler bene alla tecnologia perché se da un lato interrompe godimento e disperazione, dall'altro a volte concede ciò che non ci sarebbe stato.
Domenica 8 febbraio al Mapei Stadium era da poco scoccato il quattrodicesimo minuto, quando Domenico Berardi ha calciato una punizione dalla trequarti verso l'area di rigore dell'Inter. I nerazzurri erano in vantaggio di un gol, ma la squadra emiliana stava giocando bene, aveva sfiorato la rete in due occasioni e continuava ad attaccare. La palle viene deviata di testa da Alessandro Bastoni, finisce sui piedi di un giocatore del Sassuolo, crossata al centro, rimpallata ancora una volta dal difensore dell'Inter, prima di finire tra i piedi di Andrea Pinamonti che con un tiro sgraziato e deboluccio la prova a scagliare verso la porta nerazzurra. Un tiro dimenticabile, ma che viene rimpallato quel che basta per far finire la palla tra i piedi di Jay Idzes, che è un difensore, non ha la grazia del tocco ed è con le spalle alla porta avversaria. L'olandese naturalizzato indonesiano però è rapido a girarsi e a tirare. Un tiro angolato, forte. Parato. Yann Sommer infatti aveva capito ogni cosa. Era nella posizione giusta, aveva intuito che l'avversario non aveva altre possibilità di tirare come aveva tirato, si è allungato quel che bastava per respingere il pallone con il corpo. Il tutto in meno di un secondo.
Una parata complessa senza essere bella, difficile senza essere impossibile, rapida per idea, costruzione e realizzazione. Inutile. Jay Idzes era in fuorigioco. Poco male. C'è nulla di meglio del superfluo?
Le tre migliori parate della 24esima giornata di Serie A
1. Yann Sommer al 14esimo minuto di Sassuolo-Inter 0-5 – 5 punti
2. Ivan Provedel al 77esimo minuto di Juventus-Lazio 2-2 – 3 punti
3. Edoardo Corvi al 96esimo minuto di Bologna-Parma 0-1 – 1 punto
La classifica dopo 24 giornate
1. Mike Maignan (Milan), 27 punti;
2. David De Gea (Fiorentina), 21 punti
3. Elia Caprile (Cagliari) e Arijanet Murić (Sassuolo), 20 punti;
5. Michele Di Gregorio (Juventus), 19 punti;
6. Edoardo Corvi (Parma) e Ivan Provedel (Lazio), 18 punti;
8. Marco Carnesecchi (Atalanta) e Wladimiro Falcone (Lecce), 17 punti;
10. Mile Svilar (Roma), 12 punti;
11. Emil Audero (Cremonese), 12 punti;
12. Nicola Leali (Genoa), 9 punti;
13. Federico Ravaglia (Bologna) e Yann Sommer (Inter), 8 punti;
15. Jean Butez (Como) e Maduka Okoye (Udinese), 5 punti;
17. Alberto Paleari (Torino) e Adrian Šemper (Pisa), 4 punti;
19. Zion Suzuki (Parma), 3 punti;
20. Franco Israel (Torino), Vanja Milinković-Savić (Napoli) e Lorenzo Montipò (Hellas Verona), 1 punto.
Quello che avete letto è Guanti sporchi, un divertissement calcistico-narrativo sui numeri uno della Serie A e sulla parata che in qualche modo ha reso migliore, almeno dal punto di vista di quella minoranza che si veste diversamente dagli altri in campo, il fine settimana calcistico. Tutti gli episodi precedenti li trovate qui.
chiave di A - come suona il campionato