L'Italia è d'oro anche sulla staffetta mista. Una squadra giovane che sa già vincere

Umberto Zapelloni

I giovanissimi atleti italiani del ghiaccio continuano a trionfare sulle le piste dello short track. "Entriamo, mettiamoci la mano sul petto e facciamo capire a tutti che siamo qui per vincere a casa nostra”. Detto e fatto. La calma, la leggerezza e la lucidità di una generazione pronta a raccogliere l'eredità dei campioni azzurri

Il ghiaccio continua a essere dorato. Dalla pista lunga di Rho a quella corta di Assago, il colore non cambia. La staffetta mista dello short track raddoppia l’oro di Francesca Lollobrigida e fa risuonare per la seconda volta dopo quattro giorni olimpici l’inno di Mameli. Arianna Fontana è sempre più nella storia con la sua dodicesima medaglia olimpica personale, ma con lei sul podio ci vanno altre belle facce azzurre, facce giovani che significano anche futuro: Pietro Sighel, Thomas Nadalini ed Elisa Confortola (più Luca Spechanhauser e Chiara Betti, sul ghiaccio nel primo turno e nel secondo turno). La staffetta azzurra era già stata d’argento a Pechino, ma qui non ha sbagliato nulla fin dalla prima uscita sul ghiaccio del Forum, mentre prima della finale cadevano grandi avversari come l’Olanda e la Corea. In quel grande caos organizzato che è una staffetta mista di short track, basta un granellino per far saltare tutto. Le ragazze e i ragazzi azzurri hanno pattinato con serenità e senza affanno. Sembrava stessero interpretando il copione di un film e non una finale olimpica, tanto sono apparsi tranquilli fino dai quarti di finale quando hanno saputo accontentarsi di passare il turno per poi mettere in fila in finale Canada e Belgio.

È stata la medaglia della calma, per come i ragazzi hanno affrontato i loro run. Ma anche un po’ della smargiassata per come Pietro Sighel ha tagliato il traguardo pattinando all’indietro, tanto era il vantaggio sulla concorrenza. “Ci avevo pensato da un po’ ma, non era mai arrivata l’occasione per farlo perchè devi essere sicuro del vantaggio. Qui ho avuto l’occasione e l’ho fatto per ringraziare il pubblico di casa che ci ha sostenuti e gasati”, racconta Pietro, l’uomo del rush finale. Per Arianna è una medaglia magica, per Thomas è meritata, per Luca è epica, per Chiara è sudata, per Elisa è indescrivibile. Ognuno ha il suo aggettivo, il suo modo per definire quelle medaglie d’oro che si portano al collo e riempiono il loro sguardo di felicità.

Lo short track è uno sport di cui ci accorgiamo ogni quattro anni, ma dietro ci sono anni di lavoro sul ghiaccio, sui muscoli e sulla testa. È una squadra di giovani (Sighel è del 1999, gli altri sono nati tutti negli anni Duemila) e meno giovani visto che Arianna è nata nel 1990 ed è la prima donna ad arrivare a medaglia in sei Olimpiadi di fila. ”Quando Arianna ha cominciato a pattinare io non ero ancora nata”, dicono Laura ed Elisa che sei anni fa a Losanna era stata tra i protagonisti della presentazione della candidatura di Milano e Cortina. Arianna è un modello e un’ispirazione per tutti anche se con il suo caratterino non è facile andare d’accordo. Per una medaglia però ci sia unisce più che mai e il risultato è sotto gli occhi di tutti. “Quando a Torino ho partecipato alla mia prima Olimpiade e ho vinto la mia prima medaglia, non avrei mai pensato di poter arrivare fin qui e di vincere addirittura una medaglia d’oro alla prima gara”. Un’oro che sa di esperienza, ma anche di quella sana sprensieratezza dei giovani: “Thomas era alla sua prima Olimpiade, ma prima di uscire ci ha detto entriamo, mettiamoci la mano sul petto e facciamo capire a tutti che siamo qui per vincere a casa nostra”. Detto e fatto perchè mentre gli altri sbagliavano, la squadra azzurra ha pattinato con una sicurezza impressionante. Quella che servirà anche per i prossimi giorni, quando arriveranno le altre staffette e le gare singole. Arianna è a due medaglie dal record di ogni epoca di Edoardo Mangiarotti (13 ori): “Ma io proprio non penso al record. Il mio obiettivo era di centrare tutte le finali delle mie gare e ho cominciato nel migliore dei modi”. Se per lei era già un sogno realizzato fare da portabandiera a San Siro, portarsi a casa un altro oro (3 ori, 4 argenti, 5 bronzi il suo medagliere) è qualcosa che va addirittura oltre. “E’ impossibile mettere in fila le medaglie olimpiche, ognuna ha un suo significato. Io spero che vedendomi la gente capisca che nulla è impossibile, che se uno vuole davvero qualcosa ce la può fare”. La bambina di Torino 2006 ormai è una donna che parla con saggezza, ma con tutti quei ventenni attorno ha ancora una gran voglia di volare.

Di più su questi argomenti: