Il salto d'argento di Nika Prevc a Milano-Cortina 2026 (foto Ap, via LaPresse)

milano-cortina 2026

Il salto d'argento di Nika Prevc. Così la Slovenia riesce a esaltare il talento

Francesco Caremani

La saltatrice è riuscita a vent'anni a mettersi al collo la prima medaglia olimpica dopo aver vinto due Mondiali e due Coppe del mondo. L'ultimo talento di un paese che si comporta come se lo sport fosse una politica pubblica

A Predazzo, ai piedi del trampolino, la cosa che colpisce non è solo il rumore: è la densità. Bandiere, cori, facce arrossate dal freddo. Tutti in attesa di vedere scendere Nika Prevc, 20 anni, considerata il talento più luminoso della sua generazione: campionessa del mondo su trampolino normale e grande nella scorsa stagione, due volte regina della Coppa del mondo, che proprio a Milano Cortina 2026 ha conquistato la sua prima medaglia olimpica, color argento. È la seconda più giovane di cinque fratelli, tutti saltatori: il padre, Dare, fa l’arbitro internazionale e manda avanti un’azienda di mobili; il fratello maggiore, Domen Prevc, è arrivato settimo nella gara maschile dopo aver vinto due titoli mondiali. Ma la famiglia Prevc non è un’eccezione folkloristica. È il volto più riconoscibile di un’anomalia sistemica: una Slovenia che supera di poco i due milioni di abitanti e continua, ostinatamente, a mettere atleti in cima al mondo, con metodo, scuola, territorio e una comunità che si comporta come se lo sport fosse una politica pubblica.

   

Nika Prevc con la medaglia d'argento (foto Ap, via LaPresse)
      

Il vero cuore del modello è che la Slovenia misura ciò che molti paesi si limitano a “osservare”. Dal 1987 esiste SLOfit, un sistema nazionale di monitoraggio dello sviluppo fisico e motorio di bambini e ragazzi, implementato in tutte le scuole: test annuali, serie storiche e comparazioni; individuando precocemente qualità e carenze, orientando verso lo sport più adatto, prevenendo abbandoni e infortuni. In altre parole: trasformando il talento grezzo in probabilità.

Montagna e sport nordici non sono solo “tradizione” in senso romantico: sono infrastruttura e specializzazione. Non a caso il paese investe in poli riconoscibili anche dall’estero, come il Planica Nordic Centre, presentato come luogo in cui i giovani si allenano per diventare la prossima generazione di campioni e dove si punta a garantire “le migliori condizioni possibili”. Questo spiega perché, quando arriva una famiglia come i Prevc – con Nika e Domen a fare da copertina olimpica –, la storia personale non diventa favola isolata ma tassello coerente di un ecosistema.

C’è infine un ingrediente poco sexy ma decisivo: il lavoro gratuito. Nel grande termometro europeo della partecipazione sportiva, l’Eurobarometro 2022 colloca la Slovenia tra i paesi con la quota più alta di persone che dichiarano volontariato a supporto di attività sportive (11 per cento). Traduzione pratica: allenatori di base, dirigenti di club, accompagnatori, organizzatori. Una rete capillare che fa risparmiare soldi allo stato, ma soprattutto moltiplica ore di educazione per i ragazzi. In un paese piccolo, la differenza tra “sistema” e “somma di talenti” spesso è tutta lì: chi tiene accesa la luce nei palazzetti e sulle piste quando non ci sono le telecamere. Non è che la Slovenia abbia un “gene” speciale. Ha una cosa più replicabile e più scomoda: un’idea di sport come infrastruttura sociale, dove scuola, più dati, più centri, più volontariato riducono gli sprechi di talento.

In un’epoca in cui molti paesi trattano lo sport giovanile come intrattenimento o, peggio, come mercato, la Slovenia lo tratta come un investimento nazionale a rendimento emotivo e identitario. Piccola abbastanza da non poter sprecare nulla. Orgogliosa abbastanza da farne un progetto collettivo.