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Milano Cortina 2026
Il bronzo dell'Italia del curling pesa più di qualsiasi medaglia
Dopo l’oro olimpico di quattro anni fa, per Stefania Constantini e Amos Mosaner riconfermarsi ai massimi livelli era l’esame più difficile: ci sono riusciti da campioni. Nonostante la pressione, l’amarezza per la finale sfumata e anche qualche polemica
Uno scontro all’ultima stone. Poi il consueto sguardo di ghiaccio di Stefania Constantini: rilascio sicuro, ribadito dal “buona, buona, buona!” della giocatrice, dalla spazzata frenetica di Amos Mosaner e dagli applausi in crescendo del pubblico di Cortina. Fino a quel toc secco, che sboccia la pietra britannica e fissa l’Italia del doppio misto di curling ancora una volta sul podio olimpico. Quattro anni fa a Pechino era stato il gradino più bello, dopo un en plein da capogiro – 11 vittorie su 11 – e un trionfo tanto inaspettato quanto cristallino. Oggi, nel cuore delle Dolomiti, arriva il bronzo. Ed è un risultato ancora più pesante, perché i due azzurri non giocavano soltanto contro il fortissimo Regno Unito – vincitore del girone eliminatorio –, ma dovevano anche mettersi alle spalle l’amarezza di una semifinale sfumata di un nulla, la pressione a doppio taglio del pubblico di casa e perfino qualche polemica che aveva coinvolto il movimento alla vigilia dei Giochi. Se la vittoria è per grandi atleti, la riconferma è per pochissimi eletti.
Si era capito sin dalle prime battute del torneo che fosse una medaglia piena di insidie. Quest’anno infatti sta andando in scena il curling più livellato verso l’alto nella storia delle Olimpiadi invernali, senza alcuna Cenerentola di sorta – ed è un’ottima notizia per questo sport, progressivamente meno di nicchia, ora si spera anche alle nostre latitudini dopo un tale coinvolgimento emotivo in carne e ossa. Al contempo, per stessa ammissione di Mosaner, centrare l’obiettivo sarebbe stato ancora più difficile: “Dalle semifinali in poi abbiamo tutti il 50 e 50 di possibilità”, prevedeva lui, con buona lungimiranza. È stato un percorso tosto, con l’Italia a perdere 3 partite su 9 nella fase a girone unico. Poi è salita in cattedra, cedendo di un punto contro gli Stati Uniti al termine di una partita di altissimo livello: non a caso si sono affrontate due coppie entrambe campioni iridate negli ultimi tre anni, e poteva finire in qualsiasi modo. Reagire d’autorità nemmeno ventiquattr’ore dopo, certifica una volta di più che Amos e Stefania sono dei fuoriclasse assoluti della disciplina. Che quell’oro non arrivò per caso, che il bis di oggi mette a tacere ogni dubbio.
E che l’alchimia in pista talvolta può eludere l’accudimento quotidiano: Stefania raccontava che dopo Pechino i due non si erano più incontrati per tre anni – anche per via di un infortunio occorso a Mosaner –, poi di colpo hanno vinto il Mondiale in Canada e si sono ritrovati nel pieno di un nuovo conto alla rovescia olimpico. Onorato magnificamente, nonostante il nervosismo circostante: a pochi giorni dall’accensione del braciere olimpico, la mamma di Constantini, consigliera comunale a Cortina D’Ampezzo, aveva firmato una petizione contro il direttore tecnico della Nazionale femminile Marco Mariani per aver convocato la figlia 19enne Rebecca al posto di una giocatrice più esperta. “È giunto il momento di cambiare rotta e riportare la trasparenza, il merito e il rispetto al centro del curling italiano”. Risposta più bella, il campo non poteva dare.
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