Foto Ap, via LaPresse
milano-cortina 2026
La Cortina di Lindsey Vonn si è trasformata in un urlo straziante
Si è presa troppi rischi? Era giusto tornare a cinque anni dal ritiro? Le domande inutili sul conto della sciatrice americana e le possibilità ulteriori che meritano i campioni
In fondo era tornata per essere lì. Lindsey Vonn voleva una nuova Olimpiade, una nuova medaglia. Voleva essere ancor più storia di quella che era stata. Per questo si era rimessa il numero di gara a quarant'anni, dopo cinque anni dal ritiro e una protesi monocompartimentale al ginocchio che le è servita a levarsi di dosso i dolori cronici dovuti all'artrosi. Era tornata anche a vincere. L'aveva fatto il 12 dicembre 2025 a Sankt Moritz. L'aveva rifatto il 10 gennaio 2026 ad Altenmarkt-Zauchensee. Nessuno fuori pista, guardandola passare, le aveva più dato della vecchia. A quarantun anni nello sport la vecchiaia arriva prestissimo, in Italia a quell'età si è ancora ragazzi. Poi la caduta a Crans-Montana aveva messo a rischio tutto. Crociato rotto aveva detto lo staff medico americano. Forse una lesione e nemmeno troppo grave avevano ribattuto tecnici e atleti, visto come camminava la campionessa. Ognuno cerca di creare la propria verità di comodo.
La Cortina di Lindsey Vonn è durata qualche giorno, molti sorrisi, tre curve, un salto, tredici secondi e un urlo straziante.
Lindsey Vonn è caduta subito. Ha preso una curva leggermente larga, ha provato a chiudere, lo ha fatto troppo, nel salto ha urtato con l'avambraccio la porta che delimita il percorso della Discesa libera, si è girata, è caduta malamente al suolo. L'hanno portata via in eliambulanza, l'hanno operata a Treviso per una frattura alla gamba.
Ma perché ha fatto tutto questo? Chi glielo ha fatto fare a tornare? Era già la donna più vincente nella storia dello sci alpino nelle discipline veloci: Mikaela Shiffrin, l'atleta più vincente di sempre, non sarebbe mai riuscita ad eguagliarla. Perché altri rischi?
Queste domande se le sono fatte tutti. Giusto il tempo di riprendersi da quell'urlo straziante.
Nessuno glielo ha fatto fare. Lindsey Vonn è tornata perché se la sentiva di tornare. Ha faticato all'inizio, ha fatto qualche figura non degna del suo passato, poi ha preso le misure agli sci, alle avversarie, soprattutto a se stessa. E ha fatto capire anche a chi la osservava e, come è giusto che sia, la giudicava, che era tornata perché si sentiva di tornare. E quando una campionessa, o un campione, se la sentono di tornare, meritano una seconda possibilità, anche se non sempre finisce come immaginavano finisse.
Lindsey Vonn ambiva a una medaglia. Si è ritrovata in una camera d'ospedale.
Si è presa troppi rischi? Lo sport agonistico è un rischio, altrimenti sarebbe un passatempo all'aria aperta. In oltre un secolo di agonismo nessuno ha trovato il limite tra troppo e troppo poco, pretendere che fosse proprio la sciatrice americana a dipanare la questione era presuntuoso.
Della Cortina di Lindsey Vonn, ci rimarrà per sempre quell'urlo. La speranza è che di Lindsey Vonn ci rimanga come ultima immagine sportiva qualcos'altro. Un nuovo ritorno, Un nuovo sorriso.
P.s. La Discesa libera femminile alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 l'ha vinta Breezy Johnson. Trovate tutto qui raccontato da Stefano Vegliani