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Il Foglio sportivo
Matteo Rizzo balla su pattini da Formula 1
"Mi sto preparando alla terza Olimpiade e farlo in casa è unico", dice il pattinatore artistico, tra eleganza sul ghiaccio e passione per i moto
Agli Europei di Sheffield ha pattinato come la Rossa dei tempi andati, sotto il claim “Forza Ferrari”. Il mondo dei motori torna sempre sul ghiaccio di Matteo Rizzo e non solo, tanto che nei pochi momenti di svago si rilassa con un simulatore di guida. L’eleganza e il vigore dei suoi gesti sono agli antipodi di quel rombo dei motori, eppure la passione per la Formula 1 lo accompagna in pista e spesso lo descrive. Nella rassegna continentale ha conquistato un argento e si è preso letteralmente al fotofinish il pass per i Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026. “Mi sentivo molto bene: se guardo indietro negli anni, la Ferrari è stata molto forte. Sicuramente, chi la guidava aveva un buon feeling con la macchina, come mi sono sentito io durante la competizione. Qualificarsi a ridosso dell’evento ha portato un po’ di tensione durante la seconda parte della stagione, sarebbe stato bello farlo un po’ prima, però le condizioni non c’erano e questo ha reso tutto un po’ più complicato. Ho lavorato insieme al mio team per la preparazione a livello fisico e per quella mentale con la mia psicologa, in modo da mantenere la concentrazione sempre alta sull’obiettivo finale”.
Un obiettivo che l’ha tenuto letteralmente in piedi: “Ci può essere stato un momento in cui credevo di non farcela, ma è prevalsa la voglia di lavorare e vedere dove mi avrebbe portato il mio percorso… in questo caso a giocarmela fino all’ultimo. Se vogliamo è anche un privilegio. Il raggiungimento di un’Olimpiade è una motivazione importante, ragioniamo di quadriennio in quadriennio e dopo l’operazione all’anca è stata una spinta mai provata prima. Durante quel periodo, ho imparato a conoscere ancor di più il mio corpo e a rispettare, soprattutto, i segnali che mi può dare”. Per Rizzo cresciuto a Sesto e da anni residente a Bergamo, quella di casa sarà la terza presenza nella competizione dai cinque cerchi.
Un onore non da poco, considerando che il suo sport non è certo disciplina longeva. “A casa ho le coccardine delle partecipazioni olimpiche e a volte le guardo… e quasi non ci credo. Mi sto preparando alla terza Olimpiade e farlo in casa è unico. La prima volta, a Pyeongchang 2018, avevo 19 anni: ero un novellino ed ero spensierato e senza aspettative. Nel 2022 a Pechino, il Covid ha reso tutto molto complicato, l’approccio emotivo senza pubblico non è stato il massimo. Ora mi aspetto una rivalsa da questo punto di vista, anche se ci sarà un bel carico da 90 visto che siamo in Italia”. Questa volta, inoltre, la Nazionale potrebbe sognare pure una medaglia nel team event: “Rispetto a tante altre edizioni, la percentuale è più alta. È una gara molto tesa dove ognuno dovrà fare la propria parte, cercando di guadagnare più punti possibili per la squadra, ma la possibilità c’è”. Alla base di ogni cosa ci sarà la ricerca di equilibrio tra componente emotiva e tecnica, il tutto sulle note di Damiano David: “Eseguiamo elementi tecnici che richiedono molta forza, però dobbiamo performare per far vedere un lato molto artistico, di leggerezza e che fa parte del punteggio. Bisogna lavorare tanto sull’aspetto tecnico, ma l’artistico è fondamentale. Io ce l’ho sempre avuto e mi concentro più sul resto. Quando abbiamo scelto la musica, a inizio stagione, volevamo qualcosa di italiano senza cadere in facili cliché. Damiano aveva fatto uscire uno dei suoi singoli dell’album ‘Silverline’ che rispecchiava esattamente quello che volevamo: un pezzo in inglese, interpretato da un cantante di una band italiana. Lui sta facendo un percorso internazionale e ci sembrava una bella metafora. Secondo me, oserei quasi dire, è uno dei programmi migliori della carriera”.
Non a caso c’è un’attenzione spasmodica per i dettagli, una cura maniacale che spesso si porta anche lontano dal mondo sportivo. “Controlliamo la routine di allenamento e la programmazione: a livello biomeccanico spostiamo l’inclinazione del corpo. In generale, sono del segno della Vergine (ride, ndr) e forse per questo mi piace avere tutto in ordine, ho una sorta di mania del controllo”. Rizzo, cresciuto con due genitori pattinatori e con il papà Walter che fa parte del suo team, ha però anche altre sfaccettature: “Mi definisco un po’ un mammone, chiamo spesso mia mamma e parlo con lei di tutto quanto. Mio padre mi ha insegnato ad arrangiarmi nella vita, a fare i piccoli lavori di casa. Era vigile del fuoco e mi ha spiegato come stare attento in certe situazioni”. Questo, almeno lontano dal ghiaccio. In pista, invece, vale tutto.
il valore delle olimpiadi