Un'immagine dell'ultima partita tra Atalanta e Juventus giocata il 27 settembre 2025 (foto LaPresse)

serie a

Gli errori delle dirigenze di Atalanta e Juventus rimediate con un esonero

Andrea Romano

Ivan Jurić e Igor Tudor hanno pagato colpe proprie e, soprattutto, altrui. Scegliendo per Palladino e Spalletti le due squadre sono riuscite a salvare la stagione

Ogni esonero si porta dietro la stessa litania. Per i tifosi più scettici si tratta di un provvedimento tardivo. Per i commentatori più garantisti è l’ennesima conferma del malcostume tutto italico che trova nell’allenatore l’unico capo espiatorio da sacrificare sull’altare. Eppure, spesso, il destino di un tecnico trova la sua spiegazione nelle pieghe dell’estate. Perché trapiantare delle nuove idee sul tessuto squadra sta diventando sempre più difficile. Ne sanno qualcosa Juventus e Atalanta, due squadre che proprio grazie a un esonero sono riuscite a raddrizzare la stagione e che giovedì 5 febbraio si affrontano nei quarti di Coppa Italia.

Le situazioni dei due club sono talmente opposte da diventare quasi simili. Perché se l’Atalanta viene da un passato prossimo di stabilità garantito dalla figura di Gasperini, parte dei "problemi" della Juventus affonda in una partita che si è disputata sei anni fa. Nel 2019 la sconfitta nei quarti di finale di Champions contro un Ajax abbacinante ha portato i bianconeri a rinnegare la propria filosofia. Sarri e Pirlo sono stati chiamati a preparare la damnatio memoriae del calcio stantio di Allegri, salvo poi accorgersi che il corto muso di "Acciughino"offriva più sicurezze. Così Allegri è tornato in panchina per poi essere sostituito tre anni dopo ancora per gli stessi motivi, quelli che hanno portato a eleggere Thiago Motta come nuova luce in grado di dissipare l’oscurantismo. Un percorso da mal di testa che potrebbe essere compresso nel famoso aforisma di Marx: "La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa". Perché ancora una volta i bianconeri hanno dovuto essere salvati dal proprio salvatore. Lo scorso anno Tudor era stato chiamato a fare da traghettatore. Il Mondiale per club aveva sparigliato le carte. Profili credibili non ce n’erano. Almeno non prima della fine dell’ennesima nuova competizione vagliata dalla Uefa. Così Tudor è rimasto in sella. Senza troppa convinzione da parte della società ormai distante. Senza poter decidere gli acquisti estivi. Con contratti faraonici a impiombare i bilanci. Un disastro annunciato. O quasi. Alla decima giornata è già tutto finito.

I bianconeri hanno deciso di puntare su Spalletti. Uno che aveva bisogno di rimettersi in gioco dopo il clamoroso fallimento con l’Italia. Ma soprattutto uno bravo a tirare fuori il meglio dal materiale umano a disposizione. Trovare la quadra è stato difficile. Molto. E se Koopmeiners è rimasto un mistero, David sta diventando più delizia che croce. Eppure con l’uomo di Certaldo la Juve ha messo insieme 7 vittorie, un pareggio e una sconfitta nelle ultime 9 di Serie A. Tornando in corsa per il quarto posto.

In estate, invece, l’Atalanta aveva scelto di ripartire da Jurić. L’idea era quella di affidarsi a un succedaneo di Gasperini, uno che potesse toccare il meno possibile un motore oliato alla perfezione. Con buona pace delle macerie che il croato si era lasciato dietro a Roma e a Southampton. "Come dovrà essere la mia Dea? Vincente" aveva detto l’allenatore alla stampa. Un sogno più che una possibilità, visto anche che Lookman era diventato un caso. Dopo 13 punti in 11 partite per il croato è arrivato un altro esonero. Via Jurić, dentro Palladino. E il nuovo tecnico ha ridato credibilità al progetto nerazzurro. Cercando una propria via piuttosto che scimmiottare il credo del suo predecessore. Così alla fine la squadra pensata per il croato è tornata a rendere sotto la guida dell’ex Fiorentina. Qualcosa che ha a che fare con i misteri del pallone. O forse solo la conseguenza delle premesse estive. 

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