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Il villaggio olimpico di Milano sembra uscito da un vecchio film in bianco e nero
Tra palazzine minimal e sostenibilità, l’Italia del ghiaccio prende casa tra mensa, lounge e bandiere: non sarà un sogno a colori, ma è qui che nascono le ambizioni olimpiche
È tutto così grigio che sembra fatto apposta per intonarsi al cielo della città. Il villaggio olimpico di Milano, costruito laggiù dove regna la Fondazione Prada che di colori e moda se ne intende, sembra uscito da un vecchio film in bianco e nero, anzi in bianco e beige, di quelli neppure tanto divertenti. Per fortuna il colore lo portano gli atleti con le loro tute variopinte, i loro sorrisi pieni di gioventù e di sogni. E poi ci sono le bandiere che le varie delegazioni hanno appese alla facciata. Quella gigantesca del Team Usa che sembra un murale di Caivano o quella elegante di Villaggio Italia alla palazzina F. Sette piani occupati dagli azzurri, qualcuno in condivisione con Austria, Australia e Slovacchia. Si va dai sotterranei dove oggi ci sono i magazzini e un giorno ci saranno i garage, fino al settimo dove c’è la lounge con divano, televisione, playstation e calcio balilla. Non esattamente il posto dei sogni, ma il luogo giusto dove ritrovarsi a fare il tifo tutti insieme in quelle giornate in cui sei tornato dall’ultimo allenamento e aspetti la tua gara.
A Milano alloggia l’Italia del ghiaccio. Le due squadre di hockey e le atlete e gli atleti del pattinaggio artistico e di velocità. In totale ci saranno 77 persone, tra atleti, dirigenti e personale medico che al sesto piano ha una struttura tutta sua con medici e fisioterapisti. Il villaggio arriverà ad ospitare fino a 3500 persone e tutti aspettano le stelle dell’hockey ghiaccio, i miliardari di questi Giochi, gente che di solito gioca nella lega professionistica statunitense. Se le stelle Nba si guardano bene dal vivere nel Villaggio ai Giochi Estivi, quelle dell’hockey invece verranno qui a godersi l’Olimpiade in camerette singole o a due letti che non sono il massimo dell’allegria e fanno venire il magone a pensare che poi diventeranno uno studentato. Però sono pulitissime e non manca niente, magari con un poster alle pareti tutto cambierebbe. Certo il Villaggio è “carbon neutral”, c’è il recupero dell’acqua piovana, gli immancabili pannelli solari, serre e orti. Molto legno, poco metallo.
Se pensiamo ai colori di Barcellona e di quel villaggio in riva al mare viene un po’ di tristezza. Ma come, Milano non era la capitale della moda e del design? A vedere questo villaggio non si direbbe. Per fortuna ci sono le aree comuni che portano un po’ di allegria.
La mensa con abbondanza di scelta tra pasta, pizza, verdure, carne, pesce, frutta e yogurt. C’è anche l’angolo vegetariano e senza glutine. Tutto è diviso in isole: pizza e pasta, grill carne e pesce, internazionale. Basta che non preferiate la Pepsi alla Coca Cola e sarete serviti a vostro piacimento. C’è anche l’angolo caffè e cappuccino, gettonatissimo dagli stranieri. A vedere le facce degli atleti la qualità non deve essere male. Forse sono rimasti più stupiti a vedere che in bagno c’è il bidet (chissà se hanno messo le istruzioni per l’uso). La mensa può arrivare a distribuire 5 mila pasti al giorno, ma non funziona 24 ore su 24. Per quello c’è la cosiddetta isola tutto il giorno con cereali, formaggi, yogurt, salmone affumicato, tonno, uova strapazzate, insalate, verdure, funghi champignon, ceci, fagioli, lenticchie, mandarini, banane, mele e mele. Basta curiosare sull’apposita app per dare un’occhiata al menù. È tutto gratuito, ma se dopo domani quando verrà in visita, il presidente Mattarella volesse pranzare, il Coni dovrà staccare un ticket da 20 euro.
Al settimo piano, quello degli Uffici del Coni c’è anche un medagliere diviso per specialità. Uno di quelli vecchio stile con i circoletti da riempire con le medaglie d’oro, d’argento e di bronzo. Sono già lì in una vaschetta dotate di adesivo… Molto più romantico di un medagliere elettronico. “Noi siamo pronti”, assicura il presidente Buonfiglio. “Non fatemi dire 17 perché sono napoletano…”, scherza, ma è chiaro che l'obiettivo sta lì, tra Pechino (17) e Lillehamer (20).