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Il foglio sportivo - IL RITRATTO DI BONANZA

Non ci resta che piangere

Alessandro Bonan

Una squadra incapace di uscire dalla zona retrocessione, la morte di Astori e il dramma di Bove. La Fiorentina sembra una specie di disgrazia stanziale. Inoltre la scomparsa del presidente Commisso ha tolto a Firenze un pezzo di futuro

La Fiorentina sta diventando una specie di disgrazia stanziale. È difficile ritrovare qualcosa di simile nel mondo. Solo restando alle ultime vicende, dalla morte di Astori a quella del presidente Commisso, passando per la scomparsa improvvisa di Joe Barone e il dramma di Bove, sembra di trovarsi di fronte ad una maledizione, tralasciando la questione sportiva, con una squadra incapace da mesi di uscire dalla zona retrocessione.

 

Se l’argomento non fosse serio verrebbe da credere a chi ha tirato in ballo una antica storia, risalente all’incirca al 1400, quella di Baldo di Piero Bruni, detto Baldaccio d’Anghiari. Baldaccio era un valoroso condottiero che combatteva per la difesa di Firenze. Un giorno fu convocato con l’inganno a Palazzo Vecchio e assassinato in maniera atroce. Prima pugnalato a tradimento e poi scaraventato di sotto da un terrazzo, esanime e sanguinante ma ancora vivo, venne trascinato in Piazza della Signoria, dove la folla urlante assisté euforica alla sua decapitazione. Da quel momento l’anima vendicatrice di Baldaccio, sotto le vesti di un’armatura scura, è stata avvistata in più punti della città, in varie epoche storiche. L’ultima risale a qualche mese fa, il 6 settembre, quasi certamente il giorno in cui lo stesso fu trucidato. Qualche burlone (di umore nero) lo ha visto camminare sui tetti del Viola Park e poi saltare con una grande balzo dentro lo stadio Franchi, accomodandosi nella “Fiesole”, dove si notano al momento, invece che una nuova curva, delle costruzioni sgangherate, tipo villette a schiera riuscite male.

 

A crederci, avremmo una facile spiegazione a tutto quello che sta succedendo, ma invece io non ci credo, come è normale che sia. E quindi mi viene da piangere, di quel pianto umano che non a nulla a che fare con certe leggendarie memorie. Ho pianto quando è morto Astori, ho sofferto tantissimo la notte in cui Bove è stramazzato a terra (auguri grande ragazzo!), e ho sofferto ancora quando se n’è andato Rocco Commisso. La sua morte ha tolto a Firenze un pezzo di futuro. Perché al di là di certe incomprensioni dovute a un carattere focoso in una città focosa, e, soprattutto, a una malattia che gli ha tolto quasi subito la forza, obbligandolo a non tornare quasi mai a Firenze, Commisso ha incarnato la prospettiva di tornare a vincere laddove nessuno vince ormai da tempo immemore. Ha commesso l’errore di fidarsi di soggetti sbagliati, ha dialogato a strappi con la città, ma ha speso tantissimo nella speranza di portare Firenze in vetta. È questa l’eredità che lascia al figlio Joseph: il sogno. Nel calcio tutto vive se c’è un sogno. Tolto quello, restano lacrime, qualche sobbalzo, e polverose rovine dentro uno stadio triste e con un incerto futuro.

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