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Il foglio sportivo

La FA Cup non è più quella di una volta: resta la retorica

Jack O'Malley

La verità è che alle grandi squadre, specie se impegnate in Europa o nella corsa al titolo, frega relativamente poco del torneo: da oltre un decennio schierano le seconde o terze linee e si fanno eliminare presto. La lezione di papà Van Persie al figlio Shaqueel si infrange contro il risultato finale del Feyenoord

Non avrei mai pensato di scriverlo, ma non potrei bere tranquillo la mia birra scura (sì, sono passato alla scura, è pur sempre inverno) se non lo ammettessi: il mito della FA Cup come paradiso delle piccole che possono sognare di battere le grandi è sempre più finto. Mi spiego, ma prima faccio una premessa. La premessa è che la nostra Coppa nazionale continua a essere bellissima, specie se confrontata con quel cesso di formula che avete in Italia, pensata per salvare il culo delle big in caso di brutta stagione. Detto questo, i media continuano a propinarci la storia del trofeo “magico” in cui i “miracoli” possono accadere. La recente vittoria del Macclesfield contro il Crystal Palace ha ovviamente dato linfa a questa narrazione: una squadra di non-league che batte i detentori della Coppa non si vedeva dal 1909, il giocatore-insegnante che torna a scuola e viene applaudito dai suoi studenti, e così via.

 

Ma come hanno scritto anche i sempre ottimi Gotta e Paglialunga, la verità è che alle grandi squadre – specie se impegnate in Europa o nella corsa al titolo – frega relativamente poco della FA Cup: da oltre un decennio schierano le seconde o terze linee e si fanno eliminare presto. Certo, una volta arrivate abbastanza avanti nel torneo iniziano a fare sul serio, ma prima la vivono sempre più come una seccatura (e a questo si aggiunge che sono stati tolti i replay in caso di pareggio, una delle caratteristiche che rendeva la coppa più affascinante proprio per le piccole).

 

Insomma, per dirla in modo originale, la FA Cup non è più quella di una volta. Resiste la retorica, quello sì, ma d’altra parte la retorica è il motore che fa viaggiare lo storytelling calcistico da anni. Basti pensare ai pipponi che ci siamo dovuti sorbire dopo la doppietta di Shaqueel Van Persie nel campionato olandese (una sorta di torneo rionale sotto effetto di stupefacenti). Il padre Robin (se non sapete chi è smettete subito di leggere questo articolo, cialtroni) è anche il suo allenatore al Feyenoord, e lo ha fatto entrare con la squadra sotto di due gol (meno male che non è curling, se no sai che polemiche?). Lui ha segnato una doppietta di tacco e in rovesciata, e subito ci hanno spaccato le palle sulla lezione di vita che papà Van Persie gli diede quando aveva 13 anni, spiegandogli la differenza tra un perdente e un vincente, come in un film americano anni Ottanta. “Forse ha capito”, ha detto tutto orgoglioso il padre raccontando l’aneddoto formativo. Bene, il Feyenoord ha perso 4-3 quella partita.

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