La nuova Ferrari SF-26, la monoposto di Hamilton e Leclerc per il Mondiale 2026 che comincerà l’8 marzo in Australia (foto Ferrari Media)
il foglio sportivo
Ecco la Ferrari che deve evitare un'altra rivoluzione
La SF-26 ha un look con tanto bianco che richiama la storia e un solo obiettivo: tornare ad essere vincente
Ci vuole molto ottimismo per pensare che la Ferrari possa vincere il Mondiale 2026. Ma probabilmente è molto meglio cominciare considerando che il bicchiere sia mezzo vuoto, evitando le figuracce dello scorso anno, quando si partì dicendo di voler vincere tutto, aggiungendo che non conquistare nemmeno un Mondiale, tra Piloti e Costruttori, sarebbe stata una grande delusione. Meglio lasciare la pressione sugli altri, pur sapendo che un altro fallimento porterebbe all’ennesima rivoluzione della storia ferrarista. Non partire da favoriti può servire a lavorare più serenamente. Dopo un inverno di silenzi ufficiali e di rumors preoccupanti provenienti dall’interno, ecco la SF-26, un nome nel solco della tradizione recente. Arriva puntuale, come promesso, e gira pure a Fiorano, smentendo così i soliti gufi che parlavano di ritardi inenarrabili. Prima Hamilton e poi Leclerc hanno effettuato i pochi giri consentiti per verificare che tutto funzionasse e per avere le prime sensazioni reali dopo averla guidata al simulatore.
Fuori c’è tanta gente, fin dalle 4 del mattino e questa è la prima notizia a suo modo sconvolgente: sono anni, troppi, che la Ferrari non vince, ma là fuori la passione è sempre la stessa. Certo, quella che si è vista in streaming da Fiorano (ammessi all’interno della pista solo gli inviati Sky, gli sponsor e i presidenti dei club Ferrari) è una monoposto diversa da quella che vedremo in pista dal 6 marzo a Melbourne per il primo weekend della stagione.
A prima vista, la SF-26 lascia già intuire la direzione intrapresa e sembra diversa da quella intravista sulle altre monoposto fin qui presentate, anche se dal punto di vista meccanico la soluzione utilizzata per le sospensioni, ricordi quello adottato dalla McLaren vinci tutto dello scorso anno. Che poi la strada seguita da Loic Serra, il papà della monoposto, sia quella giusta lo racconterà solo il cronometro. Il nuovo vestito, con un rosso più chiaro e un’ampia zona bianca che invade l’abitacolo, è un tuffo nel passato vincente, quello della 312 T di Niki Lauda quando per la prima volta apparve tutto quel bianco sull’airscope che ai tempi era molto più pronunciato. “La SF-26 segna l’inizio di un nuovo ciclo per la Formula 1 e per Ferrari, che propone nello stesso anno nuove regole per il telaio, per la power unit, nuovi carburanti e gomme con caratteristiche differenti – ha detto Fred Vasseur – Questa vettura è il risultato di un grande lavoro di squadra e segna l’inizio di un percorso completamente nuovo, costruito su regole diverse che vede tutti i concorrenti dover fare i conti con non poche incognite. Il team è allineato e più unito che mai in vista della stagione che ci attende. Dalla settimana prossima a Barcellona cominceremo il lavoro di comprensione e validazione della vettura.
In questa prima fase la priorità sarà imparare quanto più possibile e iniziare a costruire basi solide sulle quali pianificare il lavoro in vista dell’inizio della stagione”. Vasseur sa di essere il primo sotto esame. Se la Ferrari non riuscirà a essere competitiva, se dovesse incappare in un’altra stagione come quella appena conclusa, con zero vittorie, il primo a pagare sarà lui. Ed è quindi normale che voglia sottolineare quanto il team sia unito e allineato. Anche per smentire le voci che circolano e riportano i soliti contrasti tra chi si occupa di telaio e chi di power unit. Un classico della lunga storia ferrarista, arriva a presentare la sua 72esima monoposto. “Sappiamo quanto la sfida sia complessa, ma stiamo lavorando con grande motivazione per arrivare in pista il più preparati possibile – ha commentato Leclerc, alla sua ottava stagione in rosso – La gestione dell’energia e della power unit sarà uno degli aspetti più significativi, una sfida stimolante che richiederà da parte di noi piloti un processo di adattamento rapido, che faccia leva inizialmente più sull’istinto e poi su un uso sempre maggiore di dati precisi”. I piloti sono chiamati a una nuova sfida, il loro modo di cercare la prestazione cambierà, avranno molto più lavoro da fare sul volante. “Sarà un anno estremamente importante sotto il profilo tecnico, in cui il ruolo del pilota sarà centrale nella gestione dell’energia, dei nuovi sistemi e nel contribuire alla comprensione della macchina – conferma Hamilton – questo è probabilmente il cambiamento regolamentare più grande che abbia vissuto nel corso della mia carriera”. Dichiarazioni soft. L’emozione c’è, ma resta contenuta, come le parole. La lezione dello scorso anno è servita, anche se non va dimenticato che il primo a riporre speranze nel 2026 era stato il presidente Elkann che tre anni fa aveva pronosticato un ritorno alla vittoria proprio entro questa stagione.
Il viaggio nei misteri della nuova Formula 1 dove tutto cambia dall’aerodinamica al motore, dalla benzina alle gomme e ai freni (made in Italy per tutti con Pirelli e Brembo), perfino al modo di guidare, comincerà la prossima settimana a porte chiuse (che assurdità al giorno d’oggi) a Barcellona dove i team potranno girare a loro piacimento per tre giorni su cinque. Sarà un ballo in maschera perché molti team useranno quei giorni per capire a che punto sono, per verificare che tutto funzioni, mettendo a confronto soluzioni diverse, ancora lontane da quelle definitive che poi vedremo in Australia. Nei test spagnoli l’obiettivo sarà uno solo: macinare chilometri. L’affidabilità è il primo traguardo da raggiungere. Poi si andrà alla scoperta di tutto il resto.