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Il foglio sportivo

“Testa e fisico, il curling è uno sport completo”

Umberto Zapelloni

Padre svizzero, mamma italiana, Joël Retornaz ha cominciato a prendere confidenza con stone e scopette da bambino fino a diventare il capitano della nazionale, alla quarta olimpiade: "A me piace il curling perché fondamentalmente è uno sport di squadra. Senza i tuoi compagni non vai da nessuna parte"

Lui c’era già 20 anni fa a Torino, quando il suo sport lo conoscevano soltanto in qualche valle. Joël Retornaz, 42 anni, skip o capitano che dir si voglia della Nazionale di curling è uno dei fantastici quattro azzurri che a Milano Cortina faranno il bis. Due Olimpiadi in casa sono una rarità, lui, Alessandro Pittin, Roland Fischnaller e Arianna Fontana che sarà anche portabandiera, comunque andrà, faranno la storia. Padre svizzero, mamma italiana, Joël ha cominciato a prendere confidenza con stone e scopette da bambino: “Ho avuto la fortuna di crescere in uno dei pochissimi posti in Italia dove il curling viene praticato, in un paesino vicino a Trento che si chiama Cembra. È il paese natale di mia madre, dove ci siamo trasferiti quando avevo quattro anni e dove ho vissuto praticamente tutta la mia vita. E come tutti i bambini del paese ho provato questa strana attività che viene praticata soltanto lì a Cembra, un posto dove tutti i bambini prima o poi provano il curling”.

 

Si comincia come in una favola sul lago ghiacciato che si chiama Lago Santo dove molti villeggianti in arrivo da Cortina hanno portato quello sport che resta una via di mezzo tra le bocce e gli scacchi. “Per descrivere il curling spesso lo paragoniamo a queste due discipline che sono più conosciute. Il curling visivamente può assomigliare a una sorta di bocce sul ghiaccio, anche se la componente tattica strategica è molto importante ed è per quello che amiamo anche paragonarlo agli scacchi perché la strategia è quella che a volte ti permette di vincere una partita piuttosto che perderla. Non conta soltanto l’abilità nell’effettuare il lancio. È l’insieme di tutte queste cose che rendono il curling uno sport completo in cui contano il fisico e la testa. “Nel mio ruolo, che è quello di skip, il capitano della squadra, la componente fisica è meno importante rispetto a quella che può essere per gli spazzatori che hanno un dispendio energetico molto più elevato. Ma tralasciare la parte fisica sarebbe un errore e per questo alleniamo sia il corpo che la mente. Ci alleniamo a mantenere la calma nei momenti di pressione, in quelle fasi decisive di una partita che possono arrivare anche dopo 3 ore, 3 ore e mezza quando magari ti ritrovi a dover fare un tiro da cui dipendono vittoria o sconfitta”.

 

I Giochi di Torino hanno fatto conoscere agli italiani il curling, quelli di Pechino ci hanno raccontato che possiamo essere anche i migliori del mondo grazie all’oro di Amos Mosaner e Stefania Constantini, ma non a tutti è chiaro che cosa significa essere lo skip: “È il termine tecnico che definisce il capitano. Il capitano è quello che sceglie la strategia, quello che sta dall’altra parte del campo e decide che tipo di gioco effettuare, chiama le giocate ai propri compagni che lanciano per primi. Il capitano poi è quello che di solito ha la responsabilità di chiudere ogni singola mano, gli end, con i suoi due ultimi lanci”. È insomma il giocatore che spesso deve effettuare i lanci decisivi. Quello che tira l’ultimo rigore quando si è in parità. “A me piace il curling perché fondamentalmente è uno sport di squadra. Senza i tuoi compagni non vai da nessuna parte. Può essere banale dire che si vince come squadra e si perde come squadra, ma è la verità, perché una partita magari giocata perfettamente con l’errore di un singolo può essere compromessa. La coesione, la forza di squadra è qualcosa che mi piace molto, nel bene e nel male. Mi piace anche l’aspetto tattico strategico che è dominante e fa del curling uno sport ragionato in cui devi stare concentrato per tre ore. So bene che il curling può far ridere quando lo si guarda, ma è certamente uno sport completo”.

 

La cosa bella del curling è che si può giocare senza arbitro. Le due squadre avversarie possono fare tutto da sole. “Il fair play gioca un ruolo fondamentale. Nel regolamento c’è una pagina dedicata allo spirit of curling. Il curling è uno sport basato sul fair play. Basti pensare che non ci sono arbitri se non vengono interpellati dai giocatori. Prima si cerca sempre un confronto con la squadra avversaria, si cerca sempre di trovare una decisione comune e qualora questo non dovesse avvenire perché è impossibile dire quale pietra sia più vicina al centro, allora viene interpellato un giudice che serve a, diciamo, tagliare la parità”. Pensate che bello si potesse fare anche nel calcio.

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