Il Foglio sportivo - Storie di storie
Il calcio è fede
Che cosa rivela il pallone di noi stessi? Leggere "A cosa pensiamo quando pensiamo al calcio" di Simon Critchley e "Quando Dio entra in gioco" di Claude Petrognani per capirlo
Due libri apparentemente lontani tra loro, eppure convergenti nel tentativo di comprendere ciò che accade quando il pallone rotola nel pensiero e nella fede di chi lo guarda e lo vive. Simon Critchley, "A cosa pensiamo quando pensiamo al calcio" (Einaudi, 2018) cerca di fare del calcio un prisma filosofico attraverso cui leggere la modernità, mentre Claude Petrognani, "Quando Dio entra in gioco" (Rogas, 2025) conduce il lettore nel cuore del sincretismo religioso brasiliano e delle pratiche che intrecciano il campo e il sacro. In entrambi i casi emerge una domanda tanto semplice e perturbante: che cosa rivela il calcio di noi stessi?
Critchley, filosofo britannico, avvia la sua indagine non da questioni tecniche ma dal cuore pulsante dell’esperienza calcistica: il tempo che si dilata, l’attesa, l’estasi collettiva che, in uno stadio, trascende la somma degli individui e si fa evento vissuto. Il calcio, per Critchley, assomiglia al socialismo ideale: un insieme di corpi e desideri che cercano cooperazione e una sostanza che è denaro, spettacolo, mercato. Un ossimoro che racconta la tragedia del desiderio umano proiettato nel gioco collettivo. Attraverso citazioni che vanno da Heidegger a Klopp, la partita diventa metafora esistenziale che spinge lo sguardo a cercare significato nel gesto tecnico.
Petrognani, antropologo con esperienza di campo in Brasile, sposta il baricentro della riflessione verso l’intreccio fra sacro e profano. Nel suo saggio l’autore non si limita a un’analisi antropologica dell’incontro tra calcio e religione: esplora come nelle strade, negli spogliatoi e negli stadi brasiliani la presenza del divino non sia un elemento esterno al gioco, ma parte integrante dell’esperienza stessa della partita. Il calcio, in Brasile, non è solo occasione di fede come evento simbolico: è un rituale in cui si esprime quella religiosità che fonde cattolicesimo, pentecostalismo e religioni afrobrasiliane attraverso pratiche come il fechamento, la preghiera prima della partita, la presenza di santi e orixás accanto alla tattica e agli allenamenti. La tensione tra questi due libri è, in fondo, una meditazione sulla modalità in cui gli esseri umani cercano senso. Critchley ci ricorda che il calcio è un modo di abitare il tempo e la relazione, un’esperienza estetica e affettiva che mette insieme disciplina, desiderio, storia. Petrognani ci mostra che in certe culture non c’è bisogno di separare la dimensione religiosa da quella ludica: il sacro non è qualcosa di esterno al mondo, ma si manifesta nelle pieghe dell’esperienza quotidiana, anche nel grido di gol, nel tremito delle tribune e nella fede espressa con gesti corporei prima del calcio d’inizio.
In entrambi i casi, il pallone è oggetto di desiderio e interpretazione. Per Critchley sospende (per un tempo finito) la frammentazione della vita moderna e genera una forma di comunità, per Petrognani è lo spazio in cui la persona si confronta con la presenza di Dio o degli dèi nelle contingenze della vita quotidiana perché in Brasile, il calcio e la religione si nutrono l’uno dell’altra, rispondendo a un bisogno di ordine e di significato nel caos (e quanto ce n’è bisogno) del mondo contemporaneo.
il foglio sportivo - storie di massaggiatori
Le mani miracolose di Valerio Remino
Il foglio sportivo