Foto ANSA
il foglio sportivo
Dalla Norvegia all'Islanda, che c'è dietro le sconfitte delle Nazionali di calcio e di basket
Tenersi stretti Sinner e anche gli Azzurri, mentre con i giovani bisogna avere pazienza
L’Italia del calcio perde due volte con la Norvegia. L’Italia del basket perde in casa con l’Islanda. Qualche anno fa sarebbe stato fantasport. Oggi è la realtà. Non è il mondo al contrario, è lo sport che è cambiato e continua a evolversi. D’altra parte se l’Italia ha vinto l’oro olimpico nel curling capirete che ormai la rotta è quella. E non è neppure male se pensiamo a che cosa siamo diventati nel tennis dove dietro a Sinner e senza Sinner abbiamo due Nazionali campioni del mondo.
Se Sinner fosse nato in Norvegia e Haaland in Italia, oggi qualcuno sarebbe più contento perché il nostro calcio si sarebbe già qualificato per i Mondiali e avremmo il miglior centravanti del mondo in maglia azzurra. Ma è meglio tenersi stretto Sinner che ha acceso i riflettori sul movimento al momento giusto ed è solo all’inizio di una storia che potrebbe portarlo a diventare lo sportivo italiano più vincente di sempre riscrivendo ogni classifica di merito.
Teniamoci gli Azzurri che abbiamo e pensiamo a qualificarci attraverso i playoff. Sarebbe facile dire che se la Fifa preferisce avere ai Mondiali Curaçao, Haiti e Panama piuttosto che una Nazionale quattro volte campione del mondo, non ci merita, ma non è il caso di insistere. Le regole sono regole anche se sono sbagliate e non sempre la geopolitica fa bene allo spettacolo sportivo. Confidiamo in Gattuso e dimentichiamo i proverbi. Perché il non c’è due senza il tre, farebbe davvero male. Il problema è che la Nazionale non interessa ai club e non si fermerà neppure il campionato per i playoff. L’idea di premiare chi investe sugli under 23 è una buona idea, ma che risultati ci porterà se i club continueranno a preferire inutili stranieri a giovani italiani? “Serve un atto di cambiamento radicale nella cultura degli investimenti della politica calcistica italiana, perché oggi i vivai sono considerati solo un costo ed è sbagliato. Valuteremo infatti se questo principio applicato alla Serie A per gli under 23 lo confermeremo o abbasseremo la soglia agli under 21 per Serie B e C”, il progetto annunciato da Gravina che da tanti è indicato come il male assoluto, ma poi alle elezioni stravince.
Parli di giovani e torna in mente una frase di Julio Velasco: “In Italia Yamal non giocherebbe”. Forse è proprio qui dove dobbiamo lavorare. Coi giovani bisogna avere pazienza. Lo abbiamo visto anche nel basket con l’esordio sfortunato di Luca Banchi sulla panchina azzurra. Cominciare perdendo in casa con l’Islanda fa male, anche se ci sono mille attenuanti. Loro sono una squadra, abituata a giocare insieme, molti dei nostri si sono conosciuti lunedì e con tre allenamenti è dura trasmettere un’idea di gioco. C’erano tanti giovani e Ferrari, protagonista delle Nazionali giovanili, ha giocato pure tanto, mentre Suigo, l’unicorno che cercava il ct deve procedere a piccoli passi. Alla fine comunque il colpo di reni decisivo per vincere è mancato ai più esperti, ma questo è un altro discorso. Anche nelle qualificazioni mondiali del basket le regole non ci aiutano, anche qui i club fanno fatica a concedere i loro giocatori alla maglia azzurra. Non c’entra il fascino dell’Azzurro. La colpa è di uno sport che riempie troppo i calendari e non riesce più a dare i valori giusti alle cose. Ma forse non è solo lo sport che non riesce più a dare i valori giusti alle cose. Per fortuna poi entra in campo Achille Polonara. È stato bello sentire il nuovo palazzetto di Tortona applaudire il suo ingresso e accompagnarlo mentre andava a sedersi accanto alla panchina azzurra tra il presidente Petrucci e Peppe Poeta. Il suo è un messaggio di speranza. È il messaggio di chi ha ancora una voglia matta di vivere. Chi se ne frega della Norvegia e dell’Islanda.
Il foglio sportivo