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Il Foglio sportivo

Le battaglie di Lewis Hamilton. L'inglese è molto più che un pilota

Umberto Zapelloni

Continua la lotta di Hamilton per la trasparenza in Formula 1. A questa battaglia si aggiunge quella in difesa delle donne. Quando c’è da dire qualcosa contro la guerra, contro i soprusi e contro le diseguaglianze il pilota non si ferma

Lewis Hamilton non è più soltanto un pilota da molto tempo. Le sue battaglie vanno ben oltre la pista dove una Mercedes sempre in crisi gli impedisce di graffiare come un tempo. È anche per questo che ha deciso di cambiare aria e di accettare la sfida Ferrari, una squadra che (sono parole sue) ha sempre sognato. A Maranello dovranno cominciare a pensare come gestire un tipo del genere. Uno che non si fa certo dire come comportarsi. 


Arrivando in Australia ha proseguito con le sue battaglie. Dopo aver fatto inginocchiare la Formula 1 perché “black lives matters” e aver convinto Toto Wolff a colorare di nero le Frecce d’Argento per sposare lo stesso messaggio contro il razzismo, adesso ha cominciato un’altra crociata.  Lotta per la trasparenza e contro il dominio maschile che governa la Formula 1. Battaglie legittime. “Con la Fia, le cose che accadono a porte chiuse. Non vengono prese le proprie responsabilità, cosa di cui i tifosi hanno bisogno. Come puoi fidarti dello sport e di ciò che sta accadendo qui se non ce l’hai?”. Capirete anche voi che una frase come questa con un attacco diretto anche al presidente della Federazione (“Lui la mia fiducia non l’ha mai avuta”) potrebbe suonare ancora più dirompente se pronunciata con la tuta rossa della Ferrari. Che cosa farà la Scuderia? Appoggerà la sua battaglia per la trasparenza, oppure si volterà dall’altra parte come ha fatto nel caso Massa preferendo non prendere le parti del suo ex pilota che chiedeva di riscrivere la classifica del Mondiale 2008 deciso dal Singapore Gate. Hamilton in casa può portare a decisioni scomode. La Ferrari non è la Mercedes e non può ignorare quello che fa e dice un suo pilota. Non lo ha mai fatto nella sua storia e non potrà cambiare per Lewis Hamilton.


 Anche la sua battaglia a favore di Susie Wolff che ha portato in tribunale la Fia per accuse poi ritrattate, non è banale: “In un mondo in cui spesso le persone vengono messe a tacere, lei si è alzata in piedi e ha mandato un messaggio grande, e mi piace che lei lo abbia portato fuori da questo mondo e lo stia combattendo dall’esterno. Quindi si spera che la posizione che sta assumendo ora creerà un cambiamento e avrà un impatto positivo. Soprattutto per le donne.” Questo è Lewis Hamilton. Non si fa notare solo per quanto vince (vinceva, sarebbe meglio dire) e per come si veste, ma anche per quello che dice. Un uomo che ricorda Senna nel giorno del compleanno (“Sempre il mio eroe”), ma che quando c’è da dire qualcosa contro la guerra, contro i soprusi, contro le diseguaglianze non si ferma. Lui va dritto per la sua strada inseguendo la sua idea di giustizia. Vestire di rosso Ferrari non lo cambierà. Ma probabilmente amplificherà ancora di più le sue parole. A Maranello oltre a preparargli un’auto vincente dovranno pensare anche a questo.
Sir Lewis Hamilton è molto più di un pilota.
 

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