L'attaccante del Bologna Joshua Zirkzee esulta dopo un gol contro la Salernitana (foto LaPresse)

Olive #15

Joshua Zirkzee e il bene collettivo

Giovanni Battistuzzi

L'attaccante del Bologna per anni è stato considerato più bravo che efficace. Ora Thiago Motta l'ha reso il giocatore adatto a trascinare il Bologna nelle prime posizioni della Serie A senza modificare il suo modo di giocare

Nel primo report che arrivò sulla scrivania dell'amministratore delegato del Bayern Monaco, Karl-Heinz Rummenigge, c’era scritto: “Rotterdam 10.01.2017. Attaccante alto, veloce, dall’ottima tecnica. Non un centravanti, non un trequartista, difficilmente utilizzabile da esterno. Spiccata propensione all’altruismo e al dribbling”. Chiudeva il messaggio: “Giudizio complessivo: 7,9 o 9,1*”. L’asterisco significava una cosa soltanto: “Serve migliorare molto la resa in area di rigore”. Il Kalle passò l’informativa a Sebastian Dremmler, all’epoca coordinatore del vivaio del Bayern Monaco, e uomo di cui Rummenigge si fidava ciecamente. Dremmler partì per Rotterdam e iniziò a fare su e giù per un paio di settimane. Al ritorno dall’ultimo viaggio Dremmler disse solo cinque parole al Kalle: “Prendilo a qualsiasi prezzo, merita”.

Joshua Zirkzee arrivò a Monaco di Baviera il 25 agosto del 2017. Karl-Heinz Rummenigge si recò al campo di allenamento delle giovanili del Bayern Monaco solo qualche settimana dopo. Al suo fianco c’era Sebastian Dremmler. Il coordinatore del vivaio era entusiasta per l’acquisto, aveva un sorriso che partiva da un orecchio e finiva all’altro. Il Kalle osservò a lungo quello spilungone che giocava al centro dell’attacco. Poi si girò verso Dremmler e, appena vide lo sguardo del Kalle, il coordinatore del vivaio smise di sorridere. “Bravo, molto bravo, ma o impara a fare l’attaccante oppure abbiamo buttato via centocinquanta mila euro”. Detto da uno che in carriera ha segnato oltre trecento gol se non era una bocciatura definitiva poco ci mancava: “Un attaccante deve segnare, non fare il giocoliere, deve bramare la porta non le lodi del compagno che gli dice quanto è bravo”.

Joshua Zirkzee non ha mai imparato a fare l’attaccante al Bayern Monaco. Lì non è mai riuscito a bramare la rete avversaria. E non c’è riuscito nemmeno al Parma, all’Anderlecht e, a lungo, al Bologna. Karl-Heinz Rummenigge probabilmente avrebbe ancora da ridire su quell’attaccante lungo lungo, magro magro e coi piedi che sembrano due portaerei.

Aveva ragione il Kalle. Eppure aveva torto. Perché non sempre un attaccante deve bramare la porta avversaria più di ogni altra cosa e non sempre un attaccante deve segnare ed evitare di fare il giocoliere, può divertirsi con la palla al piede, può trovare piacere in un passaggio, in un assist, senza dover vivere un’esistenza alla ricerca famelica del gol.

Joshua Zirkzee il calcio l’ha sempre vissuto come esperienza collettiva. A una fanzine del Bayern Monaco, nella rubrica riservata ai giovani talenti del settore giovanile, disse: “Più che segnare a me interessa vincere. La gioia che mi dà la vittoria è superiore a quella che mi dà un gol, per questo cerco sempre di essere utile al gruppo. Se c’è qualcuno messo meglio, con più possibilità di segnare preferisco dare palla a lui che fare tutto da solo”. Joshua Zirkzee ha continuato a pensarla così anche lontano da Monaco di Baviera. Tra Parma, Bruxelles e Bologna la palla ha preferito passarla che calciarla, ha cercato più l’assist che il gol. E questo nonostante il suo ruolo: centravanti.

Quest’anno ha continuato a fare quello che aveva sempre fatto. Non è cambiato. A cambiare è stato il contesto. Se prima Joshua Zirkzee giocava in attacco in squadre che usufruivano del suo talento, oggi Joshua Zirkzee gioca in attacco in una squadra costruita attorno al suo talento.

Al suo arrivo a Bologna, Thiago Motta ha infatti capito subito che quello spilungone era un giocatore su cui fare affidamento e che poco o nulla importava quanto si diceva sul suo conto. Perché che fosse bravo lo dicevano tutti, sia in società che nei giornali, ma dicevano pure che non era affidabile, che giocava solo per divertirsi, che era incostante e troppo impreciso e altalenante. E, soprattutto, che non sarebbe mai riuscito a cambiare, a diventare uno capace di prendersi sulle spalle la squadra, a segnare. Thiago Motta ritenne che avevano ragione su tutto, anche sull’ultima asserzione. Pensò però anche che tutta questa ragione era fallace, perché non sempre è l’attaccante che deve adeguarsi alla squadra, ma molte volte è la squadra a doversi sintonizzare con l’attaccante. E soprattutto che avere in rosa un centravanti che pensa ai compagni invece che solo a sé stesso era un bene, non un male.

E così Joshua Zirkzee pur non essendo cambiato ha iniziato a segnare. E così il Bologna, pur non cambiando modo di giocare, ha trovato quella sintonia e quell’armonia che l’olandese desiderava, senza averla mai richiesta. Per ora in quindici partite ha segnato sette gol e nell'ultima partita, contro la Salernitana, ha sfruttato due errori della retroguardia campana per realizzare una doppietta. Poi ha provato a far segnare i compagni. Sono bastati i suoi due gol.

Perché in fondo, come pensava Joshua Zirkzee, il calcio è davvero, a volte, un’esperienza collettiva. E la ricerca del bene di tutti rende più felici dell’ottenimento del bene individuale.

 


          

Anche quest'anno c'è Olive, la rubrica di Giovanni Battistuzzi sui (non per forza) protagonisti della Serie A. Piccoli ritratti, non denocciolati, da leggere all'aperitivo. La prima giornata è stato il momento di Jens Cajuste (Napoli). Il secondo appuntamento è stato dedicato a Luis Alberto (Lazio); nella terza giornata vi ha tenuto compagnia Ruggiero Montenegro con Federico Chiesa (Juventus); nella quarta è stato il turno di Andrea Colpani (Monza); nella quinta di Romelu Lukaku (Roma); nella sesta è sceso in campo Yacine Adli (Milan); la settima puntata è stato il momento di Albert Gudmundsson (Genoa); nell'ottava di Giacomo Bonaventura (Fiorentina); la nona ha visto scendere in campo Zito Luvumbu (Cagliari); la decima Matias Soulé (Frosinone); e nell'undicesima Riccardo Calafiori (Bologna); la dodicesima invece è stato il momento delle parate di Etrit Berisha (Empoli); la tredicesima è stata l'occasione per conoscere meglio Jeremy Toljan (Sassuolo); la quattordicesima ha visto segnare Lorenzo Lucca (Udinese)Trovate tutti gli articoli qui.

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