Ansa  

Il foglio sportivo

Quanto pesa Napoli-Inter

Marco Gaetani

Snodo chiave per chi vuole lo scudetto e chi spera di starci aggrappato

Abituati a immaginare i calciatori come entità aride e senza cuore, finiamo per sorprenderci quando ci sbattono in faccia una goccia di umanità. Nell’abbraccio di Khvicha Kvaratskhelia a Walter Mazzarri, in un bacio che sembra quello di un figlio grato a un padre paziente, abbiamo riscoperto quant’è importante il fattore umano anche nelle dinamiche di atleti impegnati a rincorrere e calciare un pallone. Un aspetto tutt’altro che secondario, che il meraviglioso Napoli campione d’Italia agli ordini di Spalletti aveva perso all’improvviso con l’approdo di Garcia: le partite degli azzurri erano diventate un costante “ufficio facce”, passatempo carissimo a Beppe Viola ed Enzo Jannacci, fuoriclasse anche nell’immaginare tutto ciò che si nascondeva dietro al volto di questo o quell’avventore del bar Gattullo. Bastava guardarli, i giocatori del Napoli, per capire che c’era qualcosa che non andava: a turno, praticamente tutti avevano manifestato un malcontento che adesso pare evaporato. Anche nella notte di Madrid, a tratti bella, a tratti disgraziata, abbiamo toccato con mano un Napoli vivo e vegeto, pulsante, che proverà a combattere fino all’ultimo istante per tenere sul petto quel triangolino tricolore che mancava da troppo tempo per rinunciarvi a cuor leggero. 


Il big match domenicale del Maradona viene però trattato con freddezza dai commentatori, come se non fosse davvero uno scontro diretto, ignorando che, in caso di vittoria, il Napoli si riporterebbe a sole cinque lunghezze di distanza da un’Inter che a Lisbona ha messo in mostra una versione di sé che pareva persa nella notte dei tempi, quella pazza e imprevedibile: un tempo giocato in infradito, un altro con il coltello tra i denti. È vero, Inzaghi ha scelto consapevolmente il turnover, ma è anche vero che perdere aiuta a perdere e mollare in quel modo contro il Benfica avrebbe generato problemi non da poco in vista dell’impegno in casa del Napoli. Un match che, in caso di vittoria, potrebbe assumere echi da passaggio di consegne: in situazione analoga, 33 anni e neanche un mese fa, la Sampdoria si presentò al San Paolo senza timori di sorta, schiaffeggiando Maradona e Careca con due doppiette di Vialli e Mancini, lasciandoci in dono due dei gol più belli che la storia del nostro calcio ricordi, una saetta mancina di Gianluca e una sberla al volo fuori equilibrio di Roberto, punto esclamativo su una trasferta divenuta leggendaria per i tifosi doriani. 


Ecco allora che, a leggerlo bene, questo Napoli-Inter assume un peso ben più ampio di quello che gli viene attualmente riservato, potenziale snodo chiave per chi vuole restare aggrappato al treno scudetto e anche per chi, al momento, è in cabina di pilotaggio. Mazzarri ci arriverà con una squadra dallo spirito rinfrancato e un Osimhen in più nel motore. La sola presenza del nigeriano è in grado di generare ansie in chi deve affrontarlo. Inzaghi, dal canto suo, forse si è reso conto che la coperta è un po’ più corta di quanto si potesse pensare: toccherà a lui dosarne al meglio i centimetri per evitare di rimanere al gelo alle porte dell’inverno. 
 

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