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Il tour di esibizione di Djokovic si è trasformato in un focolaio

Sarebbe dovuto durare fino a luglio (con gli spalti gremiti) ma è stato sospeso dopo i primi casi di positività tra tennisti. I dubbi degli atleti: la pandemia "non è uno scherzo"

22 Giugno 2020 alle 17:00

Il tour di esibizione di Djokovic si è trasformato in un focolaio

(foto LaPresse)

Chiunque si sia imbattuto negli ultimi giorni in una partita dell’Adria tour, competizione tennistica organizzata a scopo benefico dal numero 1 al mondo Novak Djokovic tra Serbia e Croazia, deve aver pensato che fossero immagini d’altri tempi: vecchie registrazioni mandate in onda dalle emittenti sportive come tappa buchi per riempire il palinsesto. Perché dalle gradinate di Belgrado prima, e di Zara poi, tutto esalava fuorché le cautele e le restrizioni che la nuova realtà pandemica ha imposto alla realizzazione di eventi di massa: gli spalti erano gremiti, i giocatori interagivano tra di loro e col pubblico senza osservare particolari distanziamenti. Insomma, c’era la normalità, tale e quale era stata fino a pochi mesi prima.

  

Non è durata a lungo. Se a Belgrado aveva vinto Dominic Thiem, la tappa di Zara non è stata portata a termine e la finale tra Djokovic e Rubljov è stata cancellata.

 

Nella giornata di domenica il bulgaro Grigor Dimitrov è stato trovato positivo al Covid-19. E’ scattata la quarantena per lui e per le centinaia di persone con cui è stato possibile ricostruire un incontro ravvicinato, ma già oggi si è scoperto che a essere positivi sono, oltre all’allenatore di Dimitrov, anche il croato Borna Coric e un membro dello staff di Djokovic. Il serbo, a differenza dei suoi colleghi, non si è voluto per ora sottoporre al tampone ed è rientrato a Belgrado. Anche il premier croato Andrej Plenkovic, che si era recato in visita al torneo, farà il test per scoprire se è stato contagiato. 

 

 

Nel mondo del tennis questi casi stanno facendo discutere perché il ritorno alle competizioni (seppur non ufficiali) in presenza del pubblico contrasta con l’indirizzo perseguito dalle associazioni del tennis professionistico (Atp e Wta): dalla fine di febbraio in poi il circuito è fermo e lo resterà almeno fino alla metà di agosto. Sulla riprogrammazione in autunno dei tornei che si sarebbero dovuti svolgere in primavera non c’è alcuna certezza, e ancor meno informazioni circolano sulla fattibilità di far disputare gli incontri a porte aperte. Rafael Nadal, per dire, è stato uno tra i più scettici sin da quando le competizioni si sono fermate, e ha detto che bisognerebbe tornare in campo solo nel caso in cui sia possibile garantire la “massima sicurezza”. Roger Federer nell’attesa ha deciso di sottoporsi a un altro intervento al ginocchio e non tornerà prima del 2021. 

 

(foto LaPresse)

 

Questa settimana sono ripartiti i Campionati Assoluti italiani, una competizione non professionistica organizzata dalla Federazione italiana tennis a cui partecipa tra gli altri anche Lorenzo Sonego, ma per permettere l’afflusso dei tifosi sono state approntate alcune regole (un massimo di un centinaio di tifosi, la sanificazione dopo ogni turno) che difficilmente sarebbero replicabili per il tennis professionistico, almeno in queste prime battute.

 

Al di là del taglio scandalistico di alcuni tabloid inglesi, che hanno raccontato con toni indignati le serate in discoteca dei giocatori a margine del torneo d’esibizione nei Balcani, si sono fatte notare le ferme prese di posizione di alcuni giocatori. La tennista olandese Kiki Bertens si è allarmata nel vedere Djokovic “che stringe la mano a tutti e che si fa le foto con le autorità durante la presentazione dell’Adria Tour. Com’è possibile tutto questo?”, si è chiesta. Il numero uno al mondo ha risposto che le autorità del suo paese glielo hanno permesso, che in Serbia si è in uno stato di allentamento delle restrizioni più avanzato che altrove, e che lui ha sempre lavorato per garantire le massime misure di sicurezza. Djokovic, peraltro, è lo stesso che nella fase iniziale della pandemia si era schierato contro l’ipotesi di obbligo di vaccino per poter viaggiare e mandare avanti il circuito internazionale, guadagnandosi simpatie "No Vax". 

 

 

L'ex tennista e storico allenatore di Andy Roddick, Brad Gilbert, ha commentato una serie di immagini di Dimitrov e Coric che posano, molto ravvicinati, insieme agli altri partecipanti (in alcuni casi, abbracciandosi a margine dei loro match) chiedendo che "vengano testati tutti il prima possibile". Lo stesso Roddick è intervenuto nella discussione su Twitter con un commento piccato: "a quanto pare c'è una pandemia...". Nick Kyrgios, 25enne australiano famoso per le sue intemerate (l’anno scorso agli Internazionali d’Italia abbandonò il suo incontro di terzo turno, dopo aver scaraventato una sedia in campo, perché riteneva di essere stato distratto dal pubblico) ha ripreso l’annuncio della positività di Dimitrov con un emoticon che si copre la faccia dalla vergogna; ha scritto che “non è uno scherzo”, e che questo succede “quando non si rispettano i protocolli”. Difficile immaginarselo più serio di così.

Luca Roberto

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