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L'ultimo dei romantici. I sessant'anni di Tutto il calcio minuto per minuto

La voce come guida e l'immaginazione come necessità. Il gioco del pallone tra le parole della trasmissione radiofonica. Il racconto di Bruno Gentili e Sandro Piccinini

10 Gennaio 2020 alle 19:41

L'ultimo dei romantici. I sessant'anni di Tutto il calcio minuto per minuto

Erano le 15,15 di una domenica come tante. Eppure quel giorno non fu una domenica come tante. Perché quel 10 gennaio del 1960 sulle frequenze del Programma Nazionale – la futura Radio1 –, dopo qualche secondo di un jingle musicale la voce di Roberto Bortoluzzi fu anticipata da un annuncio: “La Stock di Trieste presenta Tutto il calcio minuto per minuto”.

 

Doveva essere un esperimento, divenne l’appuntamento della domenica per milioni di italiani, una messa laica da celebrare in compagnia di altri fedeli della palla a quadri al bar o in solitudine a casa, in macchina o in cuffia mentre gli “infedeli del calcio” reclamavano tempo e spazio, del tutto disinteressati alle magnifiche sorti e progressive della propria squadra del cuore. Perché quello “era il momento clou della settimana, quello più emozionante”, dice al Foglio Sandro Piccinini. “Il calcio aveva già raggiunto la televisione (erano già state trasmesse sia partite della Nazionale che della Coppa dei Campioni, ndr), ma le telecronache del tempo erano molto fredde, per niente coinvolgenti. Invece la radio era affascinante, le voci che raccontavano il calcio riuscivano meglio della tv a farti partecipare alla partita. Con Enrico Ameri, che era il numero uno, riuscivi a palpitare perché aveva un ritmo forsennato, riusciva a coinvolgerti dal punto di vista del pathos. E poi aveva quella voce che era un dono di natura: sembrava fatta apposta per la radio”.

 

Tutto il calcio minuto per minuto nacque sessant’anni fa e continua ancora, forse cambiato, sicuramente uguale a se stesso. “Perché il calcio è mutato, è diventato altro da quello di allora, Tutto il calcio minuto per minuto invece ha mantenuto intatto il suo scopo: raccontare il calcio”, dice al Foglio Bruno Gentili, per quasi trent’anni uno dei radiocronisti di punta della trasmissione. “A cambiare è stato il linguaggio radiofonico che è andato di pari passo con l’evoluzione del calcio. Il ritmo è cresciuto, i giocatori corrono molto di più e le parole ora precipitano, rispecchiano l’aumento della velocità del gioco. Tre squadre negli ultimi cinquant’anni hanno modificato questo sport e quindi anche il modo di raccontarlo: l’Ajax di Cruijf, il Liverpool di Bob Paisley e Joe Fagan e il Milan di Arrigo Sacchi. Tre rivoluzioni che hanno accelerato le parole. Solo il Barcellona di Guardiola, grazie al tiki taka è riuscito a rallentare questa tendenza”.

 

Per anni Tutto il calcio minuto per minuto è stato l’approccio più immediato per rapportarsi con il calcio. È stato la colonna sonora di domeniche più o meno dedicate al pallone, di speranze di vittorie della propria squadra e di Tredici al Totocalcio. È stato soprattutto una strada per la fantasia, per l’immaginazione. “La radio ti costringeva a immaginare le azioni, a crearti un film nella tua mente. Tramite le parole questa trasmissione ha contribuito a far immaginare un mondo, quello del calcio. Gol e azioni salienti assumevano un’altra dimensione, che a volte sembravano addirittura migliori di quelle reali”, sottolinea Sandro Piccinini. Il calcio come narrazione di uno sport dove le frasi dei radiocronisti rappresentavano un binario che attraversava, unendo, stadi lontani, gesti atletici diversi, imprese e sconfitte, incredulità e necessità. Perché Tutto il calcio minuto per minuto, almeno secondo chi l’ha fatto, Bruno Gentili, “è stato una palestra di parole. Un posto dove le immagini non esistono, dove una pausa di qualche secondo equivale a un tonfo in uno stagno, e la voce rappresenta uno strumento musicale capace di tracciare movimenti, sfumare i contorni, catturare l’attenzione. Ha un potere carnale perché ‘tutto quello che non vediamo ma sentiamo esercita in noi un fascino particolare’. Era questo un consiglio che si dava ai tempi di quando ho iniziato, vale ancora oggi”.

 

Una carnalità e un fascino che si legano all’ascoltatore, che fanno sì da rendere Sandro Ciotti, Enrico Ameri, Nicolò Carosio (prima voce della prima puntata, inviato a Milano per Milan-Juventus), Alfredo Provenzali, “gente di casa, timbri talmente familiari che una volta che te li ritrovi davanti ti viene naturale da dar loro del tu”, raccontò Enzo Jannacci. “La mia prima radiocronaca – ricorda Piccinini – per ‘Minore ma non troppo’, una trasmissione del tutto simile a Tutto il calcio, ma dedicata al campionato di Promozione, la faccio a Tor Sapienza, una borgata romana. Tutto emozionato faccio il mio e quando rientro il capo della mini redazione mi fa i complimenti, mi dice che va benissimo, ma che c’è un piccolo problema, una strana inflessione da correggere. Tornando a casa ripenso alla radiocronaca e alle parole del mio capo. Soprattutto a quale fosse quella strana inflessione da correggere. Quando entro in casa mia mamma che aveva sentito la trasmissione mi guarda e mi fa: ‘Ma che hai fatto? Ti sei messo a imitare Ameri?’”.

 

Una voce che entra nelle case e nelle macchine, che avvolge, che è riuscito a rendere tattile uno sport che, almeno lontano dagli stadi, per decenni e decenni questo è stato: voce. Voce che si è trasformata in immagini di azioni salienti, gol e moviola, ma che voce è rimasta, anche ora che le immagini hanno conquistato, in modo totalizzante, il gusto dei tifosi. “Tutto il calcio minuto per minuto ancora oggi è vivo. E non solo in radio. È presente in tante telecronache, in tanti modi di dire e raccontare il calcio in televisione. Certo il linguaggio è cambiato, o almeno così dovrebbe essere, ma la scuola di raccontare il calcio di questo programma è stato l’abc per diverse generazioni di telecronisti”, sottolinea Piccinini. “Ameri con il suo stile tempestoso, Ciotti con il suo italiano perfetto e forbito sono stati i due capisaldi di due diverse modalità di racconto dello sport. Quando sentivi Ameri ti ritrovavi in mezzo all’azione: nessuno come lui riusciva a commentare in tempo reale ciò che accadeva, quando lo sentivi il suo ‘gol’ arrivava nello stesso momento del boato del pubblico”. Ciotti invece “era una presenza scenica meravigliosa, una voce che gracchiava il microfono, che accompagnava una sintassi inimitabile e impeccabile, una scelta lessicale impareggiabile, sempre precisa e tornita”, ricorda Gentili. Entrambi con la capacità di rendere osservabile da tutti ciò che nessuno alla radio poteva osservare.

 

Perché Tutto il calcio minuto per minuto è riuscito a far immergere intere generazioni di italiani in un mondo nel quale mai avrebbero potuto immergersi. Ha regalato un mondo di parole capace di dipingere per decenni il meglio del calcio. Un qualcosa che dura ancora anche in un’epoca di giornate spezzettate tra venerdì e lunedì, di turni di Serie A che non finiscono più. “Siamo gli ultimi dei romantici del calcio. Almeno di quel calcio che non c’è più. Lasciamo ancora all’immaginazione dell’ascoltatore il ruolo più importante: quello di rappresentarsi il calcio”, chiude Bruno Gentili. 

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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