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Il centravanti è vivo

Guardiola ha proposto il falso nueve. Altrove invece l'esclusione della prima punta altro non era che un pretesto per coprirsi meglio. Ora, dopo alcune stagioni, la figura del 9 è stata rivalutata

21 Ottobre 2019 alle 11:39

Il centravanti è vivo

foto LaPresse

Da quando Guardiola ha parlato di spazio come centravanti, il mondo del calcio si interroga su cosa esattamente volesse dire. Perché non si è mai visto uno spazio segnare, semmai accogliere, o magari disperdere. Dunque, si può ipotizzare che quella di Guardiola fosse una provocazione speculativa, orientata all’astrattismo. Ma essendo il calcio un fatto molto pratico e poco filosofico – per quanto molti allenatori siano portati a filosofeggiare fiancheggiati da noi poveri scriba, per dirla alla Gianni Clerici – quella di Guardiola resta una frase buttata là per giustificare una scelta al tempo molto discussa: l’esclusione di Zlatan Ibrahimovic da una squadra dove Messi era il sole e il resto i suoi pianeti. La forza di gravità della “pulce” teneva insieme un attacco dove lo svedese rappresentava una specie di eclissi, sovrapponendosi ai movimenti del giocatore più forte del mondo. A quel punto chiunque avrebbe portato Messi su un lato e garantito al migliore (in quel momento) centravanti della terra un posto nello spazio (per l’appunto). E invece Guardiola, un po’ filosofo e un po’ scienziato – e sia detto con il massimo rispetto della verità – scelse un’altra strada. Da quel momento nacque il centravanti-spazio, altrimenti detto falso nueve. E in seguito, una catena sciagurata di imitazioni, quasi tutte difensivistiche. Togli un attaccante e metti un centrocampista in più. Punto.

 

A parte qualche eccezione, il centravanti-spazio altro non era che un pretesto per coprirsi meglio. Dopo alcune stagioni, la figura del centravanti è stata lentamente rivalutata. Tanto che ogni grande squadra ne ha almeno uno di livello.

 

L’Inter aveva Icardi, forse il più infallibile cecchino d’area di rigore. Ma per noti motivi, se ne è liberato. Al suo posto Lukaku, e il 9 si è fatto spazio, in tutti i sensi. Il belga è alto, è largo ma si muove veloce alla stregua di un leprotto. Lavora per la squadra come un muratore bergamasco vecchio stampo. Chi lo attacca di questi tempi ha un occhio mezzo cieco e con l’altro non ci vede benissimo. Lukaku è l’orientamento offensivo dell’Inter, che pende dalle sue labbra. Se gira Lukaku, si crea il presupposto. Altrimenti, l’Inter fatica. Lukaku non segna molto (è solo parzialmente vero), ma fa viaggiare la giostra come pochi. È un punto fermo di Conte. La Juve ha Higuaín, figura diversa. Dialogante e tecnico, ma centravanti vero se ce n’è uno. Con l’argentino Sarri ha risolto un doppio problema, messo Ronaldo nelle condizioni di fare quello che gli pare e dato alla squadra una verticalità necessaria per non disperdersi nel vento. Al Napoli se non ritrovano Milik si prevedono storie tese in attacco, dove il povero Llorente è solo una pasticca per il mal di testa. Nel Milan si parla solo di Piatek, che tutti vorrebbero in panchina. Ma ci sarà un motivo se Pioli parte dal suo rilancio per rivedere la luce? E poi Dzeko, Immobile, Belotti e altri ancora. Il centravanti è vivo e lotta insieme a noi. Nessuno, nemmeno Pep Guardiola, lo ha assassinato verso sera.

Alessandro Bonan

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