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I "grigi" di Alessandria ai playoff per rivivere i successi del passato

Iniziano le partite per l'accesso in serie B. Tra queste ci sarà la sfida tra la squadra di Alberto Colombo e la Pro Vercelli. Un match d'altri tempi

12 Maggio 2019 alle 06:15

I "grigi" di Alessandria ai playoff per rivivere i successi del passato

Foto LaPresse

Chiusa la stagione regolare, la serie C si dedica alla fase degli spareggi. Una fase che, da breve coda del campionato riservata a quattro squadre per girone, da tre stagioni a questa parte si è trasformata in un Circo Barnum, coinvolgendo ben ventotto formazioni in una corsa a tappe che si concluderà il lontanissimo 16 giugno: da qui usciranno le ultime due promosse. Un playoff che comincia nel girone A con un tuffo nel calcio che fu: Pro Vercelli-Alessandria, due vertici di quel quadrilatero che comprendeva anche Novara e Casale e che era considerato il cuore del calcio negli anni prima della Prima guerra mondiale. Tra le quattro, Alessandria proponeva l'aspetto più tecnico e innovativo del football, al punto da rappresentare una vera scuola. Per gli allenatori, innanzitutto, a cominciare dall'inglese George Smith, fautore di un gioco di squadra e non di singoli, della scientificità nel lavoro e della cura dei giovani. Un'opera che il suo allievo Carlo Carcano avrebbe portato a Torino, creando la Juventus del primo quinquennio, quella degli scudetti consecutivi dal 1931 al 1935. E poi per i giocatori, come Giovanni Ferrari, formidabile mezz'ala proprio di quella Juventus, e che avrebbe vinto altri due scudetti con l'Ambrosiana e uno con il Bologna, diventando campione del mondo nel 1934 e nel 1938. Era nato e cresciuto ad Alessandria, come Adolfo Baloncieri, protagonista del primo titolo del Torino nel 1928 (giunto dopo quello revocato l'anno prima), e come Luigi Bertolini, che in città era arrivato già grande, per poi raggiungere Ferrari alla Juventus, e vincere con lui anche il Mondiale del 1934.

 

Negli anni Trenta, delle quattro resisteva soltanto Alessandria. Le maglie grigie come nessun altro ha, colore della storica nebbia cittadina, erano rispettate da tutti, mentre il fango dello stadio Moccagatta mieteva vittime illustri. Un ciclo che si chiude dopo la Seconda guerra mondiale, quando il pallone si sposta verso i centri metropolitani e quando cominciano a servire parecchi soldi per sopravvivere. Come quelli che l'Alessandria incassa dal Milan per la cessione di Gianni Rivera, l'ultimo grande talento nato da quelle parti: 65 milioni di lire nell'estate 1960, quando i grigi hanno appena salutato la serie A. Da allora il declino è stato inesorabile, con la B conquistata e persa nel giro di un anno nel 1974, tanta serie C e un fragoroso fallimento che fa ripartire il calcio in città addirittura dall'Eccellenza nel 2003. Anni in cui ai tifosi non viene fatto mancare nulla, persino un ultimo posto decretato per illecito sportivo nel 2011, dopo aver disputato i playoff promozione per la serie B. In panchina c'era Maurizio Sarri.

 

Ma anche anni in cui gli stessi tifosi hanno vissuto emozioni forti, dalla storica semifinale di Coppa Italia persa nel 2016 contro il Milan, alla Coppa Italia di serie C sollevata nel 2018, fino al salto in B fallito nel 2017, dopo aver chiuso a pari punti con la Cremonese, promossa per gli scontri diretti. Una delusione tremenda per la piazza, a cominciare da Luca Di Masi, il giovane presidente arrivato da Torino nel 2013, innamoratosi delle maglie grigie dopo aver toccato con mano la passione contagiosa dei suoi tifosi, trascinato da amici in curva a una partita di serie D. Potrà sembrare un controsenso per Alessandria, bollata in eterno da un figlio illustre come Umberto Eco. “Nulla di nuovo tra Tanaro e Bormida”, scrisse un giorno, indicando come la vita scorresse in maniera fin troppo tranquilla tra i due fiumi che racchiudono la città. Una frase con una sua verità di fondo, rinnegata soltanto quando si parla dei grigi, che riescono ad accendere gli animi anche in annate sottotono come quella appena trascorsa, figlia di un mercato senza le spese folli del passato e di un gruppo fatto soprattutto di giovani. Una squadra che ha faticato fino a quando Di Masi non si è deciso a licenziare Gaetano D'Agostino per affidarla ad Alberto Colombo, che ha avuto il merito di portare tranquillità nello spogliatoio e buon senso sul campo. Così l'Alessandria ha acciuffato ancora una volta i playoff, come capita dal 2015. Lo ha fatto all'ultima occasione utile, negli ultimi novanta minuti di campionato, buttando fuori il Pontedera in maniera insperata e regalandosi un derby di altri tempi. Con l'obiettivo di ritrovarli quei tempi, prima o poi.

Leo Lombardi

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