cerca

Piacenza, l'anomalia della serie C, nel segno di Franzini

La squadra affronta l'Entella in una sfida che potrebbe decidere le sorti del campionato. Storia dell'avventura della squadra emiliana, diventata simbolo del calcio di provincia

23 Aprile 2019 alle 06:13

Piacenza, l'anomalia della Lega Pro, nel segno di Franzini

Foto LaPresse

Poco più di 100.000 abitanti e un'unicità cancellata da un fallimento, uno dei tanti che costellano il calcio di serie C in Italia. L'unicità di Piacenza era rappresentata dal fatto di possedere due squadre professionistiche nel calcio in una realtà di così pochi abitanti: Verona, l'esempio più vicino, ne ha oltre 250.000. Insostenibile a lungo andare, e così è stato con la cancellazione della Pro Piacenza, tra stipendi e bollette non pagate, stadi negati e tentativi vergognosi di evitare la fine mandando in campo i ragazzini. Neanche undici poi, visto che il 17 febbraio si presentano in sette a Cuneo e perdono 20-0.

  

Pro Piacenza che era arrivata in serie C nel 2014 grazie ad Arnaldo Franzini, l'uomo che fa da trait-d'union con l'altra Piacenza, l'allenatore che sta provando a riportarla in serie B dopo il crollo verticale registrato dal 2010 in poi. Fino a quell'anno la società emiliana era stata una presenza solida nel calcio italiano, con il top raggiunto negli anni Novanta con la prima promozione in serie A nel 1993. È la società di Leonardo Garilli, industriale del metano che si appassiona al pallone e trova in Gigi Cagni l'allenatore della provvidenza. Si presenta al grande calcio con una formazione orgogliosamente tutta italiana, quando le avversarie si imbottiscono di stranieri. È la squadra che lancia i fratelli Inzaghi e che rappresenta con dignità la provincia fino al 2003, anno dell'addio alla serie A. Garilli è morto nel 1996, i figli Stefano e Fabrizio non riescono a garantire gli stessi investimenti, con uno scivolamento inesorabile verso il basso. Alla retrocessione dalla B nel 2010, ne segue immediatamente un'altra. Poi la mancata iscrizione, le aste fallimentari andate deserte e il nuovo inizio nell'Eccellenza, fino all'incrocio con Franzini nel 2015.

 

Il tecnico non ha un grande passato, neanche da centrocampista. Quattro anni nel settore giovanile del Parma, dove lo allena Arrigo Sacchi, e tante categorie inferiori. Il momento di gloria il 4 settembre 1997, quando gioca nel Brescello. Ai sedicesimi di Coppa Italia incrocia la Juventus, quella allenata da Marcello Lippi e quella che ha appena perso la Champions League in finale con il Borussia Dortmund. Franzini è il capitano, segna la rete del vantaggio. Finisce 1-1, con successiva eliminazione nella gara di ritorno, ma è un momento da ricordare nei racconti in famiglia. Come un momento da ricordare è l'immediata promozione con il Piacenza, che ottiene alla prima stagione. Arriva in maniera non banale, come non banale era stato il congedo dalla Pro Piacenza, portata alla salvezza partendo da un -8 in classifica. Con la nuova squadra Franzini chiude il campionato a 96 punti, record per la categoria, e diventa uno dei pochissimi allenatori ad aver ottenuto una promozione nella stessa città con due squadre diverse.

 

Una città cui Franzini, che proviene da Vernasca, paesino della collina, è legatissimo. Non solo perché qui allena, ma anche perché qui lavora, singolare esempio di professionista del calcio che si dedica ad altro. Una scelta fatta quando era dilettante, per crearsi un futuro alternativo, con la responsabilità di un'agenzia di una società assicurativa. Fino a poco tempo fa vi trascorreva le mattinate, con i pomeriggi sul campo, un rapporto in cui il fronte sportivo oggi sta logicamente prevalendo. Ma il contatto diretto con i clienti è stato fondamentale con Franzini, che mantiene identico dialogo con i giocatori. La sua forza è quella della costruzione del gruppo, con la scelta in prima persona di elementi di cui sente di poter fidarsi. E la fiducia è reciproca, con risultati che hanno riacceso l'entusiasmo a Piacenza. Il 24 febbraio sembrava tutto finito con il 3-1 incassato a Chiavari dall'Entella, invece è stato l'inizio. In otto partite gli emiliani hanno conquistato 21 punti, frutto di un 4-3-3 solido e di una tenuta fisica invidiabile, il segreto di Franzini che, a una squadra con picchi del 100% in una stagione, ne preferisce un'altra che mantenga un 80% costante di condizione atletica. La differenza si è vista in un finale di un campionato anomalo, in cui l'Entella - partita in grave ritardo rispetto alle altre per le vicende giudiziarie vissute in estate - ha dovuto sottoporsi a un ciclo folle di partite, perdendo in lucidità. Basti pensare che mentre il Piacenza ne giocava otto, i liguri hanno dovuto disputarne tre in più. Come è folle il calendario, che il 23 aprile propone Piacenza-Entella, recupero della nona giornata, a due soli mesi dal primo scontro diretto. Un'anomalia che però rende il finale di stagione ancora più esaltante, con la capolista che dovrà difendere in trasferta, e contro un avversario in grande fiducia, l'unico punto di vantaggio rimastole. La parola fine (forse) sulla promozione, a due giornate dalla conclusione.

Leo Lombardi

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi