calcio e finanza

Lega pro(fondo) rosso. C'era una volta la serie C

Marco Sacchi

Quello del Pro Piacenza è solo l’ultimo fallimento di un sistema che non ha permesso un’inversione di marcia neanche con l’eliminazione della Seconda divisione della Lega pro

Lega pro(fondo) rosso. Un triste gioco di parole inquadra alla perfezione lo stato di salute della terza serie calcistica italiana, che si appresta a chiudere l’ennesima stagione costellata di penalizzazioni e di società escluse a campionato in corso a causa di fideiussioni irregolari o presentate in ritardo. Quello del Pro Piacenza – che ha provato a reggere fino alla fine, schierando contro il Cuneo 7 giocatori nati tra il 2000 e il 2002 per evitare la quarta sconfitta a tavolino – è solo l’ultimo fallimento di un sistema che non ha permesso un’inversione di marcia neanche con l’eliminazione della Seconda divisione della Lega pro (la vecchia serie C2) a partire dal 2014. Nelle ultime dieci stagioni, le società che hanno partecipato ai vari campionati di Lega pro (Prima e Seconda divisione) e di serie C hanno accumulato penalizzazioni per 579 punti. Sono 155 le società sanzionate negli ultimi dieci anni, una media di oltre 15 club a stagione, con il record stabilito nel 2010/2011 (33 club per 125 punti di penalità tra Prima e Seconda divisione). La stagione meno fallimentare da questo punto di vista è stata l’ultima prima della riforma che ha portato al taglio della Seconda divisione e alla creazione di una serie C a 60 squadre, divisa in tre gironi. Nel 2013/2014, infatti, le società penalizzate sono state solamente due, per un totale di -5 punti. Poi, una corsa senza sosta verso il baratro.

 

 

Da quando è stata varata la riforma, la stagione attuale è quella che ha fatto registrare il maggior numero di punti di penalizzazione (93). Sono già due le società escluse dal torneo – Matera, con 34 punti di penalizzazione e Pro Piacenza (-16) – e 13 in totale quelle penalizzate, delle quali otto nel girone C. Una situazione a cui contribuisce negativamente la povertà di risorse a disposizione dei club e di una Lega che non riesce a generare ricavi. I proventi derivanti dai diritti televisivi – assegnati per il 2017/2020 a Eleven Sports, alla Rai e a Sportitalia – portano in media circa 10.000 euro l’anno alle società. Troppo poco per sopravvivere in un sistema che ha bisogno di un cambio di passo e che ora come ora non tutela nessuno, dagli addetti ai lavori, fino all’ultimo dei tifosi.

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