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Flop o fenomeno? Istruzioni per l'uso per valutare Gigio Donnarumma

Oltre cento partite in serie A, grandi parate e qualche errore. Cosa aspettarsi dal portiere del Milan? Parlano Dino Zoff, Giovanni Galli e Ivano Bordon

11 Maggio 2018 alle 18:03

Flop o fenomeno? Istruzioni per l'uso per valutare Gigio Donnarumma

Gigio Donnarumma (foto LaPresse)

Tutto ha inizio alle 15 del 25 ottobre 2015. A San Siro, contro il Sassuolo, un ragazzino di quasi due metri di altezza indossa la sua maglia numero 99, si infila i guanti e scende in campo per la prima volta in serie A. Ha 16 anni e 8 mesi, è il secondo più giovane portiere a esordire nel massima campionato italiano nella storia del Milan (Giuseppe Sacchi aveva 13 giorni in meno quando nell'ottobre del 1942 debuttò in rossonero), si chiama Gianluigi Donnarumma, tutti lo chiamano Gigio. Prima parata dopo sei minuti: Laribi tira da fuori area, palla centrale, pallone tra le braccia. Primo gol subito al cinquantaseiesimo: punizione di Domenico Berardi, sinistro dell'esterno neroverde che supera la barriera, sfiora il palo e si infila alla destra dell'estremo difensore. "Galeotto fu il passetto a sinistra", scrive Eurosport, "peccato di gioventù", fece eco la Gazzetta. Al di là dei commenti, fu un gran gol. L'allora allenatore del Milan, Sinisa Mihaijlovic commentò: "Quello che poteva parare l'ha parato, sono contento". La partita finì 2-1, i tre punti arrivarono, tutti felici.

  

 

Da quel pomeriggio di tre anni fa, il Milan ha cambiato quattro allenatori, si sono alternate due proprietà, si sono vissuti grandi addii e grandi illusioni. In tutto questo, Donnarumma non è mai uscito dal campo. Ha difeso la porta dei rossoneri per 123 volte tra campionato e coppe, ha subito 132 gol, per 5 volte ha indossato in campo la casacca della Nazionale. Ma sono solo numeri e i numeri vogliono dire poco. Quello che conta sono i ricordi, e i ricordi dicono che Gigio a volte è stato perfetto, a volte ha sbagliato.

  

Mercoledì sera, allo Stadio Olimpico di Roma, lo ha fatto per due volte. Era la finale di Coppa Italia, l'avversaria era la Juventus, una partita che era difficile da vincere per i rossoneri, ma il 4-0 finale èun risultato difficile da accettare per i tifosi. E quelle manone che si aprono, che non trattengono tiri che sembravano facili, hanno ancor più sconfortato gli ultrà. Possibile che quello fosse davvero Donnarumma? Possibile che uno come lui sbagli in questo modo? E lo continui a fare? Sono le domande che chiunque fosse allo stadio o davanti alla televisione si è fatto. Le stesse che hanno trovato una risposta nei fischi rivolti al portiere durante e dopo la partita.

   

  

Fischi che richiamano quelli di inizio stagione, quando il ragazzone ballava tra il rinnovo e l'addio. Fischi che si sono ripresentati a ondate, dopo alcuni erroracci. Fischi che hanno fatto dimenticare gli applausi, e tanti, scesi dagli spalti dopo parate che era difficile poter credere fossero possibili. Miracoli li chiamano. Interventi eccezionali che però per molti sono soltanto ordinaria amministrazione.

 


Gianluigi Donnarumma (foto LaPresse)

 


 

"Gli errori li fanno i giovani e i vecchi. Il problema non è sbagliare, quello succede a tutti, anche ai più forti portieri della storia. Donnarumma ha fatto degli errori, ma ha fatto anche grandi parate. Non si può mettere in discussione il suo valore per qualche passo falso", dice al Foglio Dino Zoff, venti stagioni di serie A nel pedigree, per quindici anni estremo difensore della Nazionale, campione del Mondo nel 1982. "Il problema è un altro, è che è stato messo in un turbine mediatico pazzesco per motivi che con il campo non hanno nulla a che fare. Il gioco, fatto da altri, sul vado via-non vado via, gli sta facendo male. E' il caso, per il bene di tutti, che questo si plachi: deve pensare a giocare e basta, deve pensare a lavorare, non ci sono altre soluzioni. E' giovane, è al Milan, guadagna bene: non dovrebbe avere altri problemi". E sulle critiche di tifosi e stampa, commenta: "Cosa credono, che si sbagli solo da giovane? Il ruolo del portiere è questo, gli errori possono capitare sempre e quando si sbaglia capita anche di essere criticati. Ci sta". Nulla di nuovo nella storia.

 

Questo è il destino del portiere. Essere perfetto e nient'altro. Sbagliare è vietato, perché sbagliare vuol dire gol subito. E questo è inaccettabile. Il ruolo del portiere è la nemesi del calcio. Scriveva Albert Camus: “In uno sport che vede l’attaccante creare, segnare, illuminare il gioco, il mediano lottare e impostare e il difensore cercare di conquistare palla per poi ripartire e tentare di riportare questa nell’aria avversaria per reiterare sugli spalti la meraviglia del gol, in tutto questo il portiere c’entra poco, è tenebra del calcio, l’uomo che sta a guardare ed entra in scena solo per interrompere il fluire del pallone. Lo fa suo, annulla la dinamicità del tutto, e lo fa con quella parte del corpo vietata a qualsiasi altro giocatore, le mani”.

 

Anche Giovanni Galli era nella rosa della Nazionale che vinse la Coppa del Mondo in Spagna. Anche lui per vent'anni ha difeso quei "bastardi undici metri", a dirla con Ricardo Zamora, dalla bramosia di gol degli attaccanti. Anche per lui "errare è umano e il ruolo del portiere non dev'essere giudicato solamente in base agli sbagli che uno fa". Per l'ex numero 1 di Fiorentina, Milan, Napoli e Torino Donnarumma "è un ragazzo che ha delle doti che fanno presupporre possa diventare un grandissimo portiere. E fortissimo già lo è. In pochi a 19 anni possono contare oltre 100 partite in serie A, presenze in Nazionale e nelle coppe europee". E proprio per questa conquista così veloce della ribalta calcistica "su di lui ci sono tantissime aspettative". Ma due sono gli elementi che nel parlare di Donnarumma "condizionano il giudizio che si può avere su questo ragazzo. Il primo riguarda il contratto faraonico che ha firmato con il Milan e tutto quello che è successo da gennaio dell'anno scorso a oggi (il rinnovo del contratto e le voci di una possibile cessione, ndr), ma questo riguarda essenzialmente chi gestisce il calciatore, non Donnarumma: si è arrivati a un rinnovo in un momento, con il contratto in scadenza, nel quale il suo agente aveva il coltello dalla parte del manico ed è stato bravo a ottenere il massimo che poteva ottenere. Al suo manager però si dovrebbe far presente che non può continuare così perché le continue esternazioni che fa si ripercuotono sulla tranquillità del calciatore. Il secondo è anagrafico: Gigio ha 19 anni e pensare che a quella età lui sia già un portiere completo, fatto e finito, forse è un errore". Per Galli però il vero problema di Donnarumma riguarda la percezione che hanno tifosi e appassionati di calcio dello stesso Donnarumma. "Quando inizi a giocare a 16 anni tutto quello che fai meraviglia. Quando hai già fatto 100 presenze in serie A se continui a fare quello che hai fatto sino a ora non meraviglia più nessuno e alla prima incertezza ti vengono tutti addosso. Si entra in un vortice strano nel quale la gente si è abituata alla tua bravura e vuole sempre di più, non gli basta quello che hai già dimostrato, soprattutto nei confronti di giocatori sui quali il calcio italiano ripone grandi aspettative. E' un vortice che sta inghiottendo Domenico Berardi, atleta di grande talento che adesso, a sentire gran parte dei calciofili, non sembra neppure più in grado di giocare a pallone".

  

Ma dare la colpa esclusivamente alle aspettative non regge. Gli errori ci sono stati, succede, ma devono essere superati. E così per Galli "soprattutto a livello tecnico, nonostante il grandissimo potenziale, ci sono ancora cose da migliorare. Lo si vede nella ripetitività di certi errori. E qui bisogna avere la pazienza e la capacità di capire cosa non va. Ci sono delle lacune tecniche, poche, ma che devono essere limate. Si pensi al gol che ha subito contro la Juventus in Coppa Italia da Dybala, oppure l'anno scorso da Insigne, o anche quello con l'Arsenal o contro il Cagliari: tutti sulla parte sinistra, tutti che rimbalzano, tutti che va con due mani e la palla gli scappa. Qui c'è un problema, risolvibile certo, ma che va superato".

 

"Una partita non può cambiare il giudizio su di un calciatore, anche se questa partita è una finale di Coppa Italia", dice al Foglio Ivano Bordon, per dieci anni portiere titolare dell'Inter. "Donnarumma può migliorare certo, ma è un talento eccezionale. Purtroppo ogni tanto accade di sbagliare, ma gli errori si superano, basta far passare il tempo. Poi il giochetto delle critiche è legato al calcio. Quando va tutto bene è tutto normale, quando non si è perfetti ecco che dagli spalti ti massacrano". Per Bordon, Gigio deve tornare a giocare e fare solo quello, perché "il martellamento mediatico legato al futuro non fa bene a un giocatore esperto, uno che ha anni di esperienza, figurarsi a un ragazzo di 19 anni che di esperienza un po' ne ha, ma tanta ne deve fare ancora. E' giovane, di errori ne farà ancora e li supererà, così accade per tutti e per tutti è accaduto sinora. Il Milan e la Nazionale sono in buone mani".

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    12 Maggio 2018 - 11:11

    Gigio fa tanti errori quanti Buffon , psicologicamente sembra più equilibrato e per ora non crede di essere difensore della porta e intellettuale frou-frou nonostante abbia la metà degli anni del tanto riverito portierone.

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  • luigi.desa

    11 Maggio 2018 - 19:07

    Tutti dicono ( salvo qualche grillino ) che le scie chimiche non esistono,eppure io che seguo il calcio da non tifoso ma solo per amore dello sport ( attività psicofisicamotoria di eccellenza) da 70 anni ,qualche scia che parte da Torino la ho vista , bene molto bene. luigidesantis

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