Il tifoso del Milan è atteso da una settimana alla Hillary Clinton

Carattere e culo sono componenti fondamentali del calcio, ma sogno di ritrovare quanto prima i tratti perduti, la consapevolezza piena della forza

13 Gennaio 2017 alle 10:24

montella milan

Ogni tanto mi sento come Hillary Clinton che voleva rompere il soffitto di cristallo e si è ritrovata con dieci chili di frustrazione in più. Quando si vince, vinciamo per il rotto della cuffia, tra rimpalli, spizzate casuali, allunghi da terra e gol decisi da congiunzioni astrali: carattere e culo sono componenti fondamentali del calcio, ma sogno di ritrovare quanto prima i tratti perduti, la consapevolezza piena della forza, la fluidità dettata dalla fantasia, l’armonia del movimento, la bellezza del gesto. Che male comune faccia mezzo gaudio, è supposta stura sederi: il male comune aggrava i problemi e la depressione. Che anche Napoli Inter e Lazio (e Roma) arranchino e ci mettano una quaresima a sbrigare un compito sulla carta facile, non è bene, solo chi non ha coppe da lucidare né ricordi da coltivare si esalta dicendo che mai come questa volta si fa incerta e perciò appassionante la bagarre per un posto in Europa, ma quale Europa poi.

 

Più numerosi siamo ad andare con i ceri accesi più si vede il soffitto di cristallo sopra le nostra corna: quelli là ne hanno vinti cinque, vinceranno a mani basse anche il sesto e magari il settimo e perché no il decimo. Dieci scudetti di fila consegnano i vincitori alla storia ma fanno della serie A una costola del campionato delle Canarie. Finché non arrivano soldi, non si vedono rimedi, non funzionerebbe nemmeno la grande coalizione, il gioco sporco tutti contro uno.

 

Che poi tutti questi miliardari pronti a iniettare soldi ancora non si vedono, hanno il braccino più corto di Lotito. Quindi ancora sofferenza, una settimana di passione, dovremo vedercela due volte con il Toro, a metà settimana per la Coppa Italia e lunedì sera nel posticipo della prima di ritorno del campionato. Nel girone di andata si vinceva 3 a 1, prendemmo un altro gol, finimmo l’incontro sulle rotule e solo un miracolo di Donnarumma che all’ultimo secondo parò un rigore calciato (male) dal grande Belotti, ci dette la vittoria. Due volte Toro, due volte rogna.

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