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Serie A in analisi: dal casting di Pioli allo psicanalista Buffon

La storia del Leicester insegna che non sempre nel calcio una storia si può ripetere, ma in molti casi se ne può riscrivere una nuova. Il trucco è capire per tempo che cosa funziona e che cosa no
Serie A in analisi: dal casting di Pioli allo psicanalista Buffon

Islam Slimani prova a fare il Vardy e sigla il momentaneo pareggio del Leicester contro il West Bromwich Albion (finirà 1-2). Per Ranieri, quest’anno in Premier non tira aria buona (LaPresse)

Manchester. Ha ragione Eric Cantona, a consigliare di resistere a Mourinho (“Potrebbe andare peggio, potresti allenare il Sunderland”), prima o poi lo United è destinato a tornare grande e vincere qualcosa più di una FA Cup in tre anni. Domenica in Galles ha cominciato a far vedere qualcosa, con il 3-1 in casa dello Swansea che forse non renderà più amena la città di Manchester per il manager portoghese (dicono che si lamenti della sua sistemazione in albergo: ma comprarsi un casa no? Due spicci da parte dovrebbe averli) ma almeno gli renderà la pausa per le Nazionali – tra l’altro: che palle – meno amara. Con buona pace dei tifosi interisti che già immaginavano un ritorno messianico dello Special One a Milano e dovranno invece accontentarsi di Pioli, dopo un casting che neppure io quando devo scegliere la wag da pubblicare in questa pagina. Per non farsi mancare niente, lo United ha segnato il gol 25.000 di tutta la Premier League. Pensare che il primo lo subì, era il 15 agosto del 1992 e a segnarlo fu Deane del mio Sheffield United, che per inciso sabato scorso ha vinto 6-0 in FA Cup.

 

“Non potevo che essere io a farlo”, ha detto con umiltà Ibrahimovic, autore della rete che entrerà nelle statistiche del campionato più bello del mondo. Ibra poco dopo ha segnato un altro gol, il suo 400esimo in carriera, perché le cose vanno fatte bene ed esagerando. Mou è comunque tranquillo, perché sa che il calcio è sì schizofrenico, ma mai quanto chi lo racconta. Il Chelsea di Antonio Conte è secondo in classifica e incanta tutti per la sua forza, e sono passate solo poche settimane da quando molti lo davano per spacciato. Chi ha capito tutto, o quasi, di questa stagione è il Leicester di Claudio Ranieri: sapendo fin da maggio dello scorso anno che in questa stagione non si sarebbe potuto ripetere, ha scelto il profilo basso per il campionato, e quello altissimo in Champions League: unica squadra assieme al Siviglia a non avere preso gol, guida il girone G e si appresta a giocare gli ottavi di finale. Non ha ovviamente nessuna possibilità di vincere la Coppa, proprio come non ne aveva nessuna di vincere la Premier dodici mesi fa. Non sempre nel calcio una storia si può ripetere, ma in molti casi se ne può riscrivere una nuova. Il trucco è capire per tempo che cosa funziona e che cosa no. Prendete l’Inter, ad esempio: la vittoria per 3-0 contro il Crotone ha chiarito finalmente il mistero. La colpa della crisi dei nerazzurri non era né dell’allenatore né dei giocatori, ma degli avversari.

 


 

 

 

 

Aurah Ruiz, fidanzata dell'attaccante del Paris Saint Germain Jese Rodriguez mentre si dispera pensando che il tasso tecnico della Ligue 1 sia troppo basso per le caratteristiche del suo ragazzo

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Meglio scansarli, certi equivoci. Il caso fra Buffon e la Gazzetta dello Sport, che non è stato pigramente rinominato con il suffisso -gate soltanto perché “scanso-gate” o “siscansano-gate” sono impronunciabili e inascoltabili (più precocemente si è parlato di “scansopoli”), non è affascinante soltanto per le implicazioni ovvie, ma per il suo debordare nell’ambito della psicanalisi. Di fronte alla netta smentita della Juventus sulla frasi che Buffon avrebbe detto ai compagni dopo la faticata europea, la Gazzetta ha parlato di “scarsa convinzione di vittoria da parte di altre squadre quando queste affrontano la Juve, a causa di una superiorità dei bianconeri che spesso viene inconsciamente riconosciuta dagli avversari”. La superiorità viene inconsciamente riconosciuta, dunque i giocatori inconsciamente si scansano e gli allenatori inconsciamente schierano la Primavera, che però non si scansa – i ragazzi della Primavera non hanno l’inconscio, com’è noto – ma a quel punto il divario tecnico è incolmabile. Alcune mie fonti molto affidabili, cioè che non bevono mai brandy prima di mezzogiorno durante la settimana, giurano che Buffon in realtà negli spogliatoi abbia detto, a tutta la squadra sdraiata sul lettino dei massaggi, queste esatte parole: “In serie A le squadre inconsciamente si scansano, hanno fatto un transfert, occorre che in Europa portiamo alla luce il rimosso”. Alla luce di questa dichiarazione, è evidente che la Gazzetta ha scritto il vero, ma l’inganno juventino non c’è: mica è colpa della Juve se le altre squadre hanno il complesso d’inferiorità o, a scelta, la sindrome di Stoccolma. L’unica soluzione sarebbe un terapista collettivo della serie A, nominato da Infantino, allenato da Ventura e pagato dal contribuente italiano, per guarire la psicopatologia degli scansanti, che non sono frodatori mendaci ma persone perbene che hanno bisogno di aiuto. Ci vorrebbe una rieducazione collettiva, un reintegro totale dall’ideologia “scansista”, forse anche un referendum costituzionale. Consiglio di prendere spunto da Paolo Di Canio, che dopo l’allontanamento da Sky per via dei tatuaggi fascisti ora lancia alle comunità ebraiche sentiti messaggi di condanna delle leggi razziali e delle loro tremende conseguenze. E’ tutto inconscio, tutto implicito, tutto rimosso e non detto. Forse era meglio se si scansavano e basta.

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