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Mou del pianto

Vedo molta euforia perché la serie A si riapre: molti si affrettano a dare per bollita la Juventus, la Roma a giornate alterne è l’anti Juve, e c’è chi ha il coraggio di esaltarsi in buona fede per una classifica in cui la squadra al tredicesimo posto con una vittoria sarebbe finita quinta.
Mou del pianto

Anche Mourinho, come Montolivo, è pronto a dare una carezza a chi lo offende sul campo. Lo Special One è il più bravo a far vincere il Chelsea. Anche quando non lo allena (foto LaPresse)

Londra. Vedo molta euforia perché la serie A si riapre: molti si affrettano a dare per bollita la Juventus, la Roma a giornate alterne è l’anti Juve, e c’è chi ha il coraggio di esaltarsi in buona fede per una classifica in cui la squadra al tredicesimo posto con una vittoria sarebbe finita quinta. Noi inglesi quest’anno abbiamo una disgrazia aggiuntiva: avendo il portiere della Nazionale impegnato lì da voi, siamo costretti a guardare anche le partite del Torino. Ammetto – ma solo dopo alcuni biccheri di brandy – che il ragazzo si sta comportando bene, tanto che dalle parti di Manchester, sponda Citizens, c’è sempre più gente che rimpiange Joe Hart, scaricato da Guardiola per Bravo. Che Pep abbia combinato un casino lo si era già intuito nelle prime uscite, con l’ex portiere del Barcellona protaginista di cappelle che neppure il Brunelleschi. Ma la nemesi perfetta è stata la scorsa settimana, quando il catalano presuntuoso ha preso 4 pere dalla sua ex squadra, e Bravo si è fatto espellere per un mani fuori area che fanno solo i giocatori amatoriali di calcetto in sovrappeso. In attesa che Hart torni all’ovile, non posso non notare che dalle parti di Milano  da mesi – anni? – vige la regola fissa del tutto a caso. Solo che  è evidente che c’è tutto a caso e tutto a caso: al Milan in attesa dei nuovi proprietari hanno fatto di necessità virtù – e di gioventù fortuna – all’Inter cinese invece hanno fatto di incertezza caos – e di tamarraggine autobiografia. Confesso che la carica dei giovani rossoneri non mi dispiace affatto, mentre vedo parecchia confusione nella discarica nerazzurra, dove si fanno nomi da film horror per il dopo De Boer, da Leonardo a Beppe “Fabio” Bergomi, come se gestire uno spogliatoio come quello fosse lo stesso di sparare pareri da bar attorno al tavolo di un post partita su Sky.

 

E’ triste e perfino tragico vedere Mourinho trasformarsi in Concita de Gregorio, quella del grido di dolore per i tedeschi “che non la smettono”, che infieriscono sul corpo inerme degli avversari brasiliani quando bastava limitarsi a vincere. La vera “humiliation” in questo caso non è perdere quattro a zero dalla propria ex squadra – dall’ex amore di una vita – ma abbassarsi a dire nell’orecchio ad Antonio Conte che non si esulta così tanto e così platealmente, non sul quattro a zero, ma non te lo ricordi quell’editoriale dolente su Repubblica? Vedere un allenatore che fa le pulci all’altro perché esulta e carica il pubblico è un momento basso della sportività, ché tutti sanno o dovrebbero sapere che si onora davvero l’avversario continuando a trattarlo come tale, attribuendogli più dignità di quella che si dà a un corpo morto.

 


 

 

 

 

Cartellino giallo inevitabile per Helen Flanagan, fidanzata di Scott Sinclair: da tempo gli arbitri non tollerano più le esultanze in cui ci si alza la maglietta per festeggiare

 

 

 

 

 

 

 


 

Ma questo è un vecchio vizio dello Special One: nel derby del 2009 sul quattro a zero ha dato l’ordine di non esagerare, provocando le lodi di Moratti che giocava a fare quello signorile, quando la signorilità nel calcio è tutto il contrario. Ora, si può pure arrivare a dire che il modo di esultare di Conte appartiene alle serie minori o al campo dell’oratorio, dove si andava al pomeriggio per sfogare le energie adolescenziali in eccesso, ma quella è questione di stile ed eleganza, non morale. Così come è una questione di stile la scelta di Buffon, che dopo una serata di grazia in mezzo a una serie di cappelle si leva i sassolini dalle scarpe, parla con tono da rivalsa, castiga i celebranti di funerali anticipati, insomma si comporta da barone del calcio in stile Totti, quello che quando ha qualche problema con l’allenatore ne parla al Tg1 invece che con l’analista o con un prete. Vedo che il portiere incline alla rivendicazione è stato anche incluso nella lista dei candidati per il Pallone d’Oro, la farsa che ancora non ho capito se ha migliorato la sua posizione ritornando dal regno dei burocrati del calcio a quello esclusivo dei giornalisti. In ogni caso non lo vincerà.

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