Bacca e de Boer, i due volti delle milanesi Made in China

Il milanista doveva andarsene in questa sessione di mercato. E' rimasto, si è unito al progetto di Montella e ha realizzato una tripletta contro il Torino. Dall'altra parte l'Inter inizia con una sconfitta. “Non ho avuto molto tempo”, si è giustificato il nuovo allenatore olandese

22 Agosto 2016 alle 08:59

Bacca e de Boer, i due volti delle milanesi Made in China

Carlos Bacca domenica ha realizzato tre gol contro il Torino (foto LaPresse)

Fino a pochi giorni fa sembrava l'agnello da sacrificare sull'altare del bilancio. Una scelta dolorosa e doverosa per l'attuale Milan, in mezzo a un guado come non si vedeva dai tempi di presidenti quali Vittorio Duina e Gaetano Morazzoni. Silvio Berlusconi non è più il proprietario, ma i cinesi del glorioso sole dell'avvenire finora non si sono dimostrati generosi. Un guaio per una squadra da rifondare tecnicamente e bisognosa di forze nuove. Per fare questo, occorrono anche soldi nuovi, ma dove vuoi andare con i 15 milioni (apperò!) promessi dalla cordata guidata da mister Han Li? Da nessuna parte. E allora scatta la parola magica: sacrificio. Sacrificio di uno dei rari gioielli conservati in cassaforte. Se però dici no per un Mattia De Sciglio rilanciato dall'Europeo, ti guardi intorno e rimane il solo Carlos Bacca, il crack dell'estate 2015, l'attaccante pagato 30 milioni e che avrebbe dovuto dare un senso ai destini rossoneri. Lui, in verità, ci ha provato con 18 reti, confermando le medie realizzative che lo avevano reso un leader del Siviglia. Non abbastanza, però, per entrare nei cuori e nelle strategie rossonere, in una stagione fallimentare da cui in pochissimi si erano salvati. Così Bacca è diventato il “prescelto” per fare cassa, per provare poi a raccattare un mazzetto di giocatori da gettare in pasto ai tifosi. Senonché i progetti rossoneri si sono scontrati con il rifiuto del colombiano: lui voleva una squadra che giocasse in Champions League, l'unica offerta vera è arrivata dal West Ham, seconda linea in patria e nelle Coppe, visto che si parla di Europa League. Un rifiuto che si è trasformato nella fortuna rossonera. Perché, al debutto in campionato, Bacca ha trovato la prima tripletta in carriera, quella della prima vittoria sulla panchina del Milan per Vincenzo Montella e quella della sconfitta all'esordio con il Torino per Sinisa Mihajlovic, il tecnico che la passata stagione, quando bazzicava dalle parti di San Siro, era stato sovente salvato proprio dal colombiano. Il mercato chiude alle 23 del 31 agosto, c'è tempo per vendere eventualmente l'attaccante. Ora, però, appare tutto molto più difficile.

 

Come già difficile appare la stagione dell'Inter. Sull'altra sponda di Milano il passaggio verso la Cina era avvenuto con largo anticipo e con i tempi giusti, quelli necessari per impostare la nuova stagione. Parole stentoree di Suning, proclami di gloria da parte di Zhang Jindong, il numero uno del colosso orientale (sì, quello del comico “Fozza Inda!”, cult su Youtube), progetti ambiziosi. Solo che alle dichiarazioni sono seguiti fatti di segno opposto, o, almeno, non ritenuti tali da Roberto Mancini, andato in crescendo con mal di pancia mai nascosti in chiave mercato e gestionale, fino al divorzio inevitabile alla vigilia della partenza della serie A. Al suo posto Frank de Boer, un passato glorioso da giocatore e un futuro da costruire come allenatore. Per lui quattro titoli consecutivi da tecnico con l'Ajax fino al 2014 e due secondi posti. Bruciante quello della passata stagione, con un campionato perso all'ultima giornata causa pareggio (e relativo sorpasso in vetta del Psv) con il De Graafschap, penultimo e già retrocesso. Una circostanza su cui l'Inter ha chiuso un occhio, alla ricerca di un successore credibile di Mancini: contratto triennale e speranza segreta di avere al più presto Diego Simeone in panchina. Prima, però, bisogna giocare e l'Inter ha cominciato la stagione da par suo, nei fatti surclassata dal Chievo e nelle scuse fenomenale come pochi. “Non ho avuto molto tempo”, si è affrettato a sottolineare de Boer. Giusto, nei suoi confronti. Ma non verso chi ha deciso di metterlo al comando.

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