Finalmente è finita


Il finto botto è il finale degno di una stagione segnata da orrori iberici e favole zuccherose. Per fortuna c’è il sosia di Ranieri, che sfruttava la somiglianza per andare al dunque. L’estate porta gli Europei dimezzati e la Copa America nella colonia del soccer. Preparare il brandy

16 Maggio 2016 alle 19:48

Finalmente  è finita

Dopo aver trovato l’ordigno finto all’Old Trafford, un cane è stato mandato nella porta dello United a fiutare l’odore di Champions League, ma ha percepito ben poco. I Red Devils devono vincere 19-0 c

Londra. Ora che la stagione è agli sgoccioli, è d’obbligo brindare a quel coglione che si era dimenticato la bomba finta all’Old Trafford dopo l’esercitazione: almeno ci ha regalato un giorno in più di Premier League, prima della lunga agonia estiva. E’ bello che i campionati siano finiti in concomitanza con la vittoria di un britannico in Italia, Andy Murray a Roma in un altro dei tanti meravigliosi sport che noi inglesi abbiamo inventato per farvi divertire e consentire di scendere dagli alberi ed evolvervi, il tennis. E’ bello perché dice che è da questa parte della Manica che bisogna guardare per avere qualcosa di sensato da raccontare. Un esempio? La storia dell’anno è naturalmente inglese.

 

Dispiace per il record di gol in serie A di Higuain, per il quinto scudetto di fila della Juventus, per gli applausi così retoricamente british dei tifosi del Frosinone alla squadra retrocessa, dispiace per l’addio da leggenda di Ibra al Paris Saint-Germain, per le lacrime di Terry all’ultima (forse) con il Chelsea, per il secondo derby di Madrid in finale di Champions League in tre anni, dispiace per le meravigliose rimonte del Liverpool di Klopp in Europa League, con la finale di domani sera per scrivere un pezzetto di storia dei Reds. Dispiace anche per l’impresa del Leicester, che tra qualche secolo sarà ancora narrata dai cantori del bel calcio di una volta. La storia calcistica dell’anno non è nessuna di queste, e non sarà neppure qualcosa che succederà in Francia all’Europeo che già promette noia come un dibattito sul rinnovo contrattuale di Francesco Totti. Niente da fare: il premio va a Alan Ashcroft, elettricista disoccupato di Glasgow che dopo la vittoria del Leicester ha deciso di passare una settimana di vacanza nelle Midlands, come ha raccontato il Sunday Sport. Niente di strano, tranne che per un particolare: Alan è il sosia di Claudio Ranieri, e la sua settimana di ferie è diventata a sceneggiatura di un film hard. Gli bastava uscire di casa – dice – per essere assalito da donne vogliose, convinte di trovarsi di fronte al manager dei Foxes. Alan non doveva neppure fingere, si limitava a parlare con accento italiano e a non smentire le signore, ben 26, che in quei giorni se lo sono portate a letto. Vero idolo delle folle, Alan merita un brindisi da parte mia. Tra l’altro, vi ho mai detto che assomiglio a Guidolin? E che sto andando in vacanza una settimana in Galles?

 


Doccia fredda. Elisabeth Reyes cerca di riprendersi dalla delusione: il Carpi retrocesso in serie B all'ultima giornata è stato un brutto colpo per la moglie del difensore del Panathinaikos Sergio Sánchez


 

Non so se mi angoscia di più l’idea della fine o quella dell’inizio. La fine della stagione è quel momento amaro e paradossale in cui ti tocca perfino elogiare Guardiola, che alla festa per la vittoria del campionato dei crauti è stato dimesso e sottotono, e alla fine si è scusato per non aver portato al Champions League a Monaco in questi tre anni. Un colosso dell’onestà intellettuale se paragonato a Mancini, che dopo una stagione incolore dice che “non è un risultato così brutto”, si dà un sei e mezzo e conferma di avere la fiducia incondizionata della società. In altri campionati minori la fine è segnata da Piqué che imita Cristiano Ronaldo, mentre Suarez e Messi si sganasciano dalle risate. Ognuno gode come può. L’inizio, invece, è quello di una estate segnata da un europeo creato a immagine e somiglianza dell’Unione europea, e di una Copa America che è buffonesca per definizione, ma questa volta è pure aggravata dal contesto. Quando si gioca nel calcisticamente minoritario Sudamerica si mette in conto di essere nel registro della farsa, e comunque ci sono sempre le Falkland in cui rifugiarsi. Negli Stati Uniti, invece, il football non si chiama nemmeno con il suo nome, ed è uno sport per donne, e credo che già metterla giù così sia sessista per questi tempi di cessi gender neutral e trapianti del pene. C’è sicuramente un giudice a San Francisco che mi darebbe qualche decina di frustate per discriminazione. Intanto, come se non bastasse, la Fifa ha eletto segretario generale Fatma Samba Diouf Samoura, una 54enne senegalese che ha passato gli ultimi ventun’anni all’Onu a occuparsi di cause umanitarie. Che non sappia nulla di calcio dovrebbe essere un dettaglio importante e allarmante, invece no. Dicevo degli Stati Uniti: il dramma nel dramma è che nella colonia oltreoceano non c’è nemmeno un angolo in cui rifugiarsi. Trump è liberale quando si tratta di far pisciare transgender nei bagni scelti a piacere nei suoi palazzi, ma ha un pessimo rapporto con David Cameron. E così la fine, che mi aveva dato qualche sollievo, è rimpiazzata da un inizio corredato da terribili premesse, sopportabili soltanto appellandosi all’ultima certezza dopo la morte, le tasse e la Premier: il brandy.

 


Irina Shayk, preoccupata, non riesce a farsene una ragione: adesso che i campionati sono finiti cosa farà il sabato e la domenica?

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