Alexander Sinn su Unsplash
app di incontri
Interiorità-tà-tà, la nuova via antiperformativa per rimorchiare online
Tinder propone una nuova guida in cui invita gli uomini a rinunciare a curriculum, muscoli e bitcoin in favore di autenticità ed empatia. Ma dietro l’elogio dell’interiorità si nasconde un moralismo ottimistico che pretende di spogliare l’io di tutto, prima di poterlo esibire meglio
Tinder ha emanato una nuova guida per vivere l’amore in modo inclusivo e accessibile, a uso esclusivo degli utenti di sesso maschile e imperniata sugli appuntamenti anti-performativi. Ho così appreso che gli appuntamenti sono di solito performativi, non però nel senso che John Langshaw Austin dava al termine in “Come fare cose con le parole”. State tranquilli, la guida di Tinder non affronta la filosofia del linguaggio né si dilunga sulle frasi che, pronunciate in un determinato contesto, hanno il potere di modificare la realtà – anche se, almeno un tempo, il coronamento di ogni sogno d’amore stava nella formuletta magica “Io vi dichiaro marito e moglie”, tipico esempio di enunciato performativo.
Gli appuntamenti sulle app di incontri sono invece performativi, o addirittura over-performativi come scrive la guida, in quanto si cerca di far colpo su degli sconosciuti presentando gli aspetti migliori di sé o fingendo di essere un’altra persona, salvo poi rincasare stremati come dopo avere trascorso un’intera serata sul palcoscenico a recitare un ruolo di cui non si ricordavano tutte le battute. E’ tempo di smetterla, dice Tinder: gli appuntamenti non sono colloqui di lavoro in cui colpire l’altro sciorinando il curriculum né gare a chi ce l’ha più lungo (sto parafrasando) in cui bullarsi per la macchina potente, il conto in bitcoin o le conquiste pregresse. Vengono addotte statistiche secondo cui tali aspetti colpiscono sfavorevolmente le utenti: emerge anzi una svolta para-grillina per cui in gran parte reputano fondamentale l’onestà, la fedeltà e l’identità (tà-tà), ossia la capacità di essere autenticamente sé stessi mostrandosi senza compromessi. Cade in disgrazia l’aspetto fisico, considerato rilevante sì e no da metà del campione. L’appuntamento è dunque non più l’agone in cui farsi belli, o essere belli tout court, ma un contesto in cui presentarsi senza filtri. Non stupisce che poi tutti restino single; stupisce invece che da un’analisi su questo tema in fin dei conti frivolo risulti un’interessante tendenza alla ridefinizione dell’io. L’identità non viene più individuata né in senso materialistico, ossia come aspetto corporeo o sembiante, né in senso capitalistico, ossia misurandola in termini di successo professionale o realizzazione personale. Non siamo più il nostro corpo, non siamo più ciò che facciamo. E’ un ritorno agostiniano all’interiore homine come solo criterio di verità, è un rigurgito platonico che ci riporta alla bellezza dell’anima come meritevole destinataria di amore autentico, è un afflato manicheo che contrappone al male di chi cerca di combinare qualcosa o di presentarsi come migliore (il famoso maschio performativo) il bene di chi porge all’altro la propria insindacabile irripetibilità come un fiore esotico che appassisce al primo tocco. E’, soprattutto, un discorso moralista.
Il maschio anti-performativo ha necessariamente da essere buono: deve, sempre stando alle statistiche, essere onesto, fedele, autentico, rispettoso, e poi empatico, intelligente emotivamente, disponibile all’ascolto, magari impegnato in cause umanitarie nonché celere nell’aderire alle campagne giuste sui social; del resto, non vogliamo far diventare l’amore inclusivo e accessibile? E’, infine, un discorso ottimistico. Dà infatti per scontato che, una volta spogliatolo del corpo, del ruolo, delle ambizioni e degli averi, resti dell’essere umano un nucleo di verità nascosta che non può corrispondere che al bene – eppure, a giudicare da certi profili che circolano sulle app di incontri, il miglior consiglio che si possa dare agli utenti è di non essere sé stessi. Ma a chi desidera appuntamenti anti-performativi questo dettaglio non importa: nella potenziale anima gemella cerca soltanto un fuocherello di bontà da far divampare anziché custodirlo, un’adesione a valori condivisi da proclamare come nei giuramenti dei cadetti delle accademie militari, un’interiorità talmente intima da dover essere esibita senza pudore. Per rimorchiare.