satira a giorni alterni
Il comico, gli insulti e la strana sacralità della satira a destra. Oltre il caso Pucci
Tutti recensiti, tutti offesi: ma i comici lo sanno. Nell’era dei social il giudizio è continuo e universale. Stupisce che a soccombere alle critiche sia chi vive di esposizione pubblica, e che la difesa della satira diventi improvvisamente selettiva
Un tempo solo gli artisti, i personaggi pubblici e la gente di spettacolo dovevano fare i conti con il giudizio di critica e pubblico o con la pressione mediatica. Una sonora stroncatura o un’avversa opinione pubblica potevano effettivamente interrompere carriere, o come minimo condizionarle. Oggi invece questo destino ci tocca tutti. Prima con i forum online, poi con i siti dedicati (come TripAdvisor), ma soprattutto adesso con i social, ogni professione e ogni professionista – dal ristoratore al parrucchiere fino al pizzicagnolo – viene giudicato; e non dal Silvio D’Amico della ristorazione o dal Goffredo Fofi della messa in piega o dall’Aldo Grasso del settore alimentare, ma letteralmente da chiunque. “Lascia una recensione” è la frase che meglio rappresenta questi balordi tempi presenti. Tutti recensiamo, tutti siamo recensiti: i nostri profili social sono spazi dove lasciare o ricevere commenti. Una pressione non indifferente, sia per il recensore (ci sentiamo tutti costretti a dare delle opinioni che spesso semplicemente non abbiamo) ma soprattutto per il recensito, che magari è solo un piccolo albergatore della provincia di Grosseto o peggio, una persona comune il cui selfie pubblicato sui social è diventato per qualche strana ragione virale e si ritrova con il proprio naso pronunciato spernacchiato in ogni continente. Posso capire che il peso delle critiche fuori misura possa schiacciare un barista, un cuoco, o una persona con il nasone che si era semplicemente fatto una foto davanti il Taj Mahal. Resto invece perplesso quando chi resta schiacciato sotto a quel peso è un personaggio pubblico, per giunta un uomo di spettacolo, nello specifico un comico: mestiere da sempre esposto a critiche e insulti, fischi e ortaggi, senza dimenticare i gatti morti tirati sul palco al tempo dell’avanspettacolo. Gli insulti online sono solo un aggiornamento di una pratica antica, sempre esistita e che sempre esisterà; e con la quale, come dicevo, ormai ci dobbiamo confrontare tutti, figuriamoci i comici: gli insulti online sono all’ordine del giorno, così come le minacce di morte per sé e i propri familiari. Anzi, per un comico sono anche un valido indice per misurare la propria popolarità: se non hai mai ricevuto almeno un’istigazione al suicidio allora ammazzati, vuol dire che non sei nessuno. Per non parlare poi del Festival di Sanremo, rinomato “plotone d’esecuzione” per molti comici: come dimenticare le contestazioni in diretta tv a Maurizio Crozza durante il festival del 2013, o la campagna mediatica per il lancio delle uova contro Roberto Benigni promossa da Giuliano Ferrara proprio su questo giornale in occasione della partecipazione del comico a Sanremo nel 2002. Insomma: se sei un comico lo sai, ci sta, e ci stai. Specie se annunci il tuo arrivo al Festival con una foto sui social a chiappe nude: a provocazione risponde reazione, funziona così, oserei dire che è una legge della fisica prima ancora che della comunicazione. Ma a sorprendermi davvero non è tanto il fatto che Andrea Pucci decida di rinunciare all’invito di co-condurre una serata del Festival di Sanremo a causa delle critiche online suscitate all’annuncio, quanto che a prendere le sue difese, in nome della libertà di satira, sia Giorgia Meloni, quella stessa Giorgia Meloni che ha querelato il comico Daniele Fabbri per aver suggerito, nel suo podcast satirico “Contiene Parolacce”, di non usare contro Meloni insulti sessisti bensì appellativi infantili come “puzzona” e “caccolona” – processo per altro ancora in corso. Parafrasando Meloni, “questo racconta il doppiopesismo della destra, che considera sacra la satira – insulti compresi – quando è rivolta verso i propri avversari, ma invoca la censura contro coloro che dicono cose che la destra non condivide” (cit.).