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Red carpet

Esclusiva, anzi no, “intima”. Peccato che a questi party non ci si spogli mai

Saverio Raimondo

Gli eventi privati sono diventati l'occasione per sentirsi parte di qualcosa di sempre più ristretto, che generi quasi familiarità. Ma questa presunta intimità non si traduce poi nei fatti: sono in realtà cerimonie con centinaia di invitati e si rimane ben vestiti fino alla fine

Da qualche tempo, negli inviti ai party esclusivi, non usa più la dicitura “esclusivo”. Pare sia discriminante, escludente -ma dai? Beh sì, noi dentro e tutti gli altri fuori, il senso (e il bello) è sempre stato questo: sentirsi “una parte”, e non “il tutto”. Frivola illusione, certo; poi arriva la morte a livellarci tutti. Ma intanto che si è in vita, è una di quelle misere -e miserabili- strategie che la mondanità aveva abborracciato per sentirsi un pochino meno mortali. Ma adesso, per una sorta di correttezza politica, “esclusivo” è bandito, anzi, escluso. Per quale razza di cortocircuito mitomane gli eventi privati sono stati confusi con le occasioni istituzionali? Per esempio, durante l’ultima Mostra del Cinema, a Venezia, sono stato a una festa dove, a pochi giorni dalla morte di Giorgio Armani, nel bel mezzo dello sbicchieramento e del dj-set è stato chiesto dai padroni di casa “un minuto di silenzio per Re Giorgio”: come fossimo in diretta su Rai1 e non a un party sul Canal Grande con inespugnabile lista degli invitati all'ingresso. Fatto sta che ora le feste non sono più “esclusive”; semmai, “intime”. L'intimità è il nuovo requisito all'entrata di certi eventi: come se “essere intimi” fosse un concetto più inclusivo del precedente. Al contrario, a me sembra una dicitura che mette solo soggezione a chi vi prende parte: quando vado a una cena “intima” provo sempre disagio all'idea che una volta sul posto mi dovrò spogliare -e infine la delusione nello scoprire che no, si rimane tutti vestiti persino dopo il dolce. A parte la nudità che da sempre associo all'intimità, “una cerimonia intima” mi fa anche presagire un numero ristretto di partecipanti: che disappunto quando mi ritrovo in mezzo a centinaia di intimi! C'è troppa intimità, in questi party non più esclusivi. Propongo pertanto di ripristinare nel protocollo della mondanità un po' di sana esclusività; e di conservare invece l'intimità per contesti che siano realmente tali. 

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