Ansa

le parole

Lo psichiatra della famiglia nel bosco: "Bambini traumatizzati. Grida e autolesionismo"

A parlare è Tonino Cantelmi, dopo avere incontrato i genitori Catherine e Nathan: "Non riesco a comprendere quello che sta succedendo, mi sembra di poter dire che è una famiglia che sicuramente ha bisogno di essere accompagnata ma non devastata"

 "Abbiamo incontrato i due genitori straziati, hanno pianto il loro dolore, sono preoccupatissimi per la salute psichica dei loro figli, li vedono traumatizzati". A dirlo è Tonino Cantelmi, psichiatra e consulente di parte della "famiglia nel bosco" di Palmoli, che ha incontrato ieri i genitori Catherine Birmingham e Nathan Trevallion presso lo studio degli avvocati di fiducia della coppia. I bambini hanno dovuto passare le feste lontani dalla propria casa e dalla propria famiglia, manifestando - dice lo psichiatra - rabbia, delusione e dolore con grida e "piccoli atti autolesionistici". "Nulla di impressionante" secondo Cantelmi, ma "segnali inquietanti per i genitori". L'incontro è avvenuto nelle stesse ore in cui la consulente tecnica Simona Ceccoli prendeva ufficialmente l’incarico dal tribunale dei minori dell’Aquila per le perizie psicologiche su genitori e bambini, che cominceranno dal 23 gennaio. In attesa di quella data, Catherine e Nathan si stanno dimostrando disponibili, pronti a mettersi in discussione.

 

"Non riesco a comprendere quello che sta succedendo - continua lo psichiatra - mi sembra di poter dire che è una famiglia che sicuramente ha bisogno di essere accompagnata ma non devastata" e denuncia quanto, in nome di una rigidità del sistema, si stia affrontando la situazione non permettendo a una madre e a un padre non violenti, affettuosi e che non hanno commesso reati, di vedere i propri figli il giorno di Natale, Il punto nevralgico della tesi dello psichiatra è qui, perché le modalità utilizzate, che recheranno traumi probabilmente irreparabili ai bambini e facilmente superabili ai genitori, non sono giustificate dal merito della questione.

 

Quanto al rischio che i bimbi "costretti" a una vita bucolica siano tagliati fuori dal mondo, lo psichiatra replica di ritenere che “vivere immersi nella natura sia meglio che vivere in una famiglia mafiosa, camorrista o che vive nell’illegalità". Non si tratta di benaltrismo, ma di guardare la realtà. Lo pischiatra replica anche a chi fa leva sui problemi di salute, riferendosi all'intossicazione da funghi avuta dai bambini: "Vorrei far presente che in Italia ci sono più di 10.000 casi di intossicazione da funghi all'anno, nessuno si sogna di togliere i figli ai genitori per questo". Nel suo discorso c'è spazio anche per porre delle critiche e correzioni alla famiglia, perché "se per salute si intende un'attenzione alle indicazioni della prevenzione, come per esempio l'uso dei vaccini, allora credo che su questo sia necessario aiutare e persuadere le famiglie". Anche in questo caso, però, è necessario sottolineare che in Italia esistono larghi movimenti contro i vaccini, ma alle famiglie che sposano queste idee non sono stati sottratti i figli.

 

Insomma, come scritto su questo giornale, gli elementi più contestati alla famiglia, che sono valsi la sospensione della potestà genitoriale, non sono un unicum nel nostro paese. Basti pensare ai quasi cinquemila "neorurali" che vivono in Italia, cioè coloro che, con o senza figli, decidono di vivere nelle stesse condizioni scelte da Nathan e Catherine. Non solo, i protagonisti di questa vicenda hanno in qualche modo messo a nudo tutti i nostri pregiudizi e i nostri "idoli" moderni, utilizzati per giudicare e definire il modello di vita civilizzato, in contrasto con scelte di vita più semplici e autonome, come quelle della famiglia nel bosco, ma senza farci comprendere pienamente il valore di un'esistenza lontana dai canoni tradizionali.

Di più su questi argomenti: