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scegliere ed essere scelti
Gente che cerca l'amore online senza pensare che la discriminazione è necessaria
Anche se il 4 gennaio porta tradizionalmente l’impennata delle iscrizioni sulle app di dating, l’intero settore vive una fase di crisi. Sono milioni gli utenti che abbandonano il servizio e il futuro di queste applicazioni è sempre più incerto
Incombe il 4 gennaio ed è un bel problema, poiché tale data di per sé insignificante segnerà il picco dell’attività sulle app di incontri. E’ ormai tradizione che la prima domenica del nuovo anno porti a un incremento delle iscrizioni (nuove o di ritorno) nonché a una drastica intensificazione del tempo trascorso sulle app da parte di utenti che magari le tenevano in sonno dall’estate precedente. I motivi sono molteplici: c’è chi ha bisogno di diversivi per non farsi sopraffare dalla prospettiva di mesi di grigia routine lavorativa e chi crede davvero al detto “anno nuovo, vita nuova”; ci sono i single che durante i cenoni si sono sentiti rivolgere troppe domande sulla vita sentimentale e ci sono gli accoppiati che, esasperati dalla forzata vicinanza natalizia, hanno deciso che è arrivata l’ora di trovarsi l’amante. Domenica 4, dunque, se vedete qualcuno intento a compulsare il telefono, non c’è da credergli quando vi risponde di star controllando i risultati della pallavolo, la ricetta del timballo o l’andamento del Nasdaq.
La novità è tuttavia che quest’incremento si collocherà entro un quadro di flessione stabile. La dating app frenzy di inizio gennaio segnerà solo una fugace controtendenza nel complessivo crollo delle utenze, talmente significativo da avere ricevuto l’attenzione del Times e dell’Economist. Insomma, è un fatto sociale ed è un fatto economico. Il Guardian ha riportato che nel 2024 circa 700.000 persone hanno smesso di pagare l’iscrizione a Tinder e altrettante altre app detenute dalla comune piattaforma Match, mentre la quotazione di Bumble in borsa è in caduta libera. Gli stessi ceo delle app si affannano a rilasciare dichiarazioni poco lusinghiere verso il prodotto (Melissa Hobley, boss di Tinder: “Abbiamo tutti abbastanza impegni, e il dating non dovrebbe essere l’ennesima incombenza”); vengono diramati sofisticati comunicati stampa per assicurare che “il dating non è più cringe”, “il dating dovrebbe aggiungere scintille, non stress”, “il meme boyfriends are embarassing dimostra che i single non stanno evitando l’amore, lo stanno ridefinendo secondo le proprie regole”. Sempre più utenti, intervistati dai giornali dietro nomi di fantasia, confessano di avere disinstallato le app di incontri perché affaticati.
I più stressati di tutti sono gli utenti di Bumble e, a cascata, i suoi vertici. La app londinese era un’utopia fondata nel 2014 da una ex dirigente di Tinder, Whitney Wolfe Herd, che aveva denunciato discriminazione di genere e molestie sessuali nella precedente azienda. L’idea era che le donne avessero il potere esclusivo di attaccare discorso, evitando la tradizionale valanga di abbordaggi insulsi (di solito “ehi”, “che fai”, “sei bellissima”, e peggio). Ridotti alla stregua di mendicanti affamati che si accalcano contro le vetrine di un lussuoso ristorante, i maschietti si sono ribellati – o, meglio, quasi tutti sono stati al gioco, ma alcuni l’hanno preso troppo sul serio e hanno fatto causa a Bumble per discriminazione di genere. L’accusa è di ritrarre le donne come perpetue vittime e tutti gli uomini come potenziali aggressori. Un’inchiesta dell’Observer ha ricostruito pochi giorni fa come, dopo lo sporadico esposto di un quidam californiano nel 2018, dal 2023 Bumble abbia ricevuto oltre ventimila denunce, che potrebbero costare 65 milioni di dollari e l’ingloriosa fine dell’utopia. Hanno un bel vantarsi allora i comunicati stampa che le app di incontri servono a mostrarsi per quel che si è, a esprimere opinioni forti e a non scendere a compromessi nel cercare l’amore. Se ciò comporta non comprendere che si tratta di un servizio di intermediazione camuffato da gioco di società, il quale dunque segue delle regole che spaziano dal buon senso a un sano spirito olimpico, le app di incontri chiuderanno tutte. Sarà colpa di gente che cerca l’amore senza pensare che farlo consiste precisamente in due azioni: scegliere e sperare di essere scelti, discriminare e accettare di venire discriminati.