Alexi Rosenfeld/ Getty Images 

La recensione

Il senso delle feste. Che cosa festeggiamo a Natale e Capodanno

Maurizio Schoepflin

Nel suo libro Romano Guardini spiega in modo semplice che bisognerebbe liberare le feste da tutti quegli elementi che, pur non essendo estranei, non ne costituiscono la vera essenza

Nel periodo delle feste natalizie risuonano spesso le domande: chi, che cosa e come festeggiare? Un contributo utile a trovare una risposta soddisfacente a questi non facili interrogativi lo può dare la lettura del piccolo volume “Natale e Capodanno. Pensieri per fare chiarezza” (Morcelliana, pp. 53, euro 9), scritto quasi settant’anni fa da Romano Guardini (1885-1968), teologo cattolico fra i maggiori del Ventesimo secolo, italiano di nascita, ma tedesco di lingua e di cultura.

  

In questo libretto, l’autore afferma in modo assai semplice verità note a tanti, quasi scontate, ma che, proprio grazie a questo intreccio di semplicità e di notorietà, si presentano al nostro cuore e alla nostra mente molto penetranti e ricche di significato. Riflettendo sull’autentica essenza del Natale, Guardini sostiene che è necessario liberare tale evento da tutti quegli elementi che, pur non essendo a esso completamente estranei, non ne costituiscono certamente l’essenza: il Natale non è la festa della luce, degli affetti, della gioia e, tanto meno, la festa dei regali. Scrive l’autore: “Che cosa significa dunque Natale? Ora dobbiamo avanzare verso il nucleo della fede cristiana, poiché la risposta può essere data solo se si parte da esso”. Questo nucleo è la rivelazione che il Figlio di Dio è entrato nel mondo “non solo in termini spirituali, nei pensieri di una grande personalità; realmente, storicamente invece, così da produrre l’unità personale con un essere umano. Dio si è fatto uomo, figlio di una madre umana, uno di noi … Di questo evento parla il Natale. Questo è il suo contenuto. Questo soltanto”. Parole nette, che sembrano non ammettere repliche; ma che altro potrebbe dire un cristiano?

  

Anche riguardo al Capodanno, Guardini si appella a verità molto semplici, che sono le più importanti. Tra esse spicca quella che ci ricorda “che ogni realtà umana ha un inizio e una fine”. Ma attenzione, afferma Guardini: “Iniziare e finire sono due forze di fondo da cui scaturisce la vita – la vita nella sua totalità; ma anche ogni frammento di essa, fino al più piccolo. Noi non potremmo sussistere, se non iniziassimo a ogni istante”. Ciascun risveglio è un nuovo cominciamento, e ogni addormentamento è una fine. Il finire è pure un compiersi: la morte stessa è compimento. Il Capodanno ci rammenta che la vita è costantemente fine e inizio.

  

Conclude Guardini: “Io non so dove tu, mio sconosciuto lettore, trovi il senso ultimo della tua vita. Se tu, ed è in verità la cosa decisiva, credi in Dio o no… Non so come tu pensi a questo proposito, e nemmeno  ti voglio prestare una convinzione. Certo però una cosa si potrà presupporre in ciascuno: che sia capace, al di là del momento in cui un anno finisce e un altro comincia, non solo di scivolar via nel bailamme, ma di arrestarsi e riflettere”.                                                                                                                 

Di più su questi argomenti: