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Cattivi pensieri sotto processo: l’immaginazione non è più uno spazio libero

Una sentenza della Cassazione ha stabilito che navigare in internet sui siti di appuntamenti, in cerca di donne o uomini disponibili, equivale a essere stati infedeli 

18 Aprile 2018 alle 06:00

Cattivi pensieri sotto processo: l’immaginazione non è più uno spazio libero

Tradire con il pensiero, me lo diceva sempre mia nonna. Se guardi quel ragazzo biondo sulla spiaggia allora hai tradito il tuo fidanzato con il pensiero. Lei lo diceva ridendo, anzi le piaceva molto questa infinita libertà del pensiero. Con il pensiero andiamo dove ci pare, con il pensiero nessuno può dirci: hai sbagliato, non si fa, hai commesso un reato, ti denuncio. Il pensiero è soltanto nostro. L’indicibile che, appunto, non viene detto. Un pensiero che non diventa mai azione, un desiderio che non si confessa. Esistono i sogni la notte, ma esistono anche i sogni di giorno. L’immaginazione è ancora uno spazio libero? La curiosità lo è? E se io sorrido a quel ragazzo biondo sulla spiaggia ho tradito il mio non solo con il pensiero? Se mio marito si gira a guardare una donna per strada posso urlargli: mi hai tradito? Naturalmente sì, posso urlare anche di peggio se voglio, però lui in effetti non mi ha tradito. Non ancora, non con quello sguardo. Almeno dal punto di vista giuridico.

 

Ma una sentenza della Corte di cassazione, che ha confermato la decisione della Corte d’appello di Bologna, ha appena stabilito che navigare in internet sui siti di appuntamenti, in cerca di donne disponibili, equivale a essere stati infedeli. A violare il vincolo di fedeltà del matrimonio. E quindi a stabilire l’addebito della separazione. Non c’è stato l’incontro, non c’è stato nemmeno l’appuntamento, quindi non può esserci stato l’atto del tradimento, ma di certo c’è stata la curiosità, probabilmente l’intenzione, quasi certamente il pensiero di tradire.

 

“Una circostanza oggettivamente idonea a compromettere la fiducia tra i coniugi e a provocare l’insorgere della crisi matrimoniale all’origine della separazione”. La moglie ha scoperto che suo marito navigava in rete, sui siti di incontri. È andata via di casa. Tutto questo riguarda la sua libertà, la sua delusione, la sua arrabbiatura. Avrebbe anche potuto lanciare addosso a suo marito e al computer tutti i piatti della cucina, buttargli i vestiti dalla finestra, eccetera. Anche lasciarlo. Mettersi col suo migliore amico, eventualmente, scegliere il grado di rivalsa. Pensare cose indicibili, immaginare anche reati.

 

Ma è giusto stabilire che la navigazione in rete, senza un contatto, senza qualcosa di realmente accaduto (e nella realtà vanno ricomprese anche le azioni virtuali del web: telefonate ansimanti, video e tutto il resto) equivalga a un tradimento? Il tradimento colto in flagrante, cioè l’uomo o la donna nudo che salta fuori dall’armadio, o che cammina pericolosamente sul cornicione del palazzo, con i pantaloni stretti fra i denti? Anche se è vero che il contatto fisico è superato, e quindi l’immaginazione domina le nostre vite, il pensiero deve comunque concretizzarsi in un’azione. L’azione di scrivere una lettera d’amore a un’altra donna ricordandole quanto è stato bello, anche, oppure l’azione di andare all’appuntamento in un albergo con questa nuova ragazza incontrata sul web. O almeno un tradimento consumato lì, ognuno di fronte al proprio computer. L’azione di navigare alla ricerca di siti di appuntamenti e di foto di ragazze disponibili forse non porta nemmeno alla zona flirt. Porta alla furia di chi lo scopre, senza dubbio. Ma la furia è calda, la giustizia dovrebbe essere fredda. Altrimenti aveva ragione mia nonna, non soltanto nella vita ma anche nel diritto di famiglia. Tradire con il pensiero e venire condannati per il pensiero. Ci si può lasciare per un pensiero, innamorarsi per un pensiero, andare in crisi per un pensiero, per un gesto. Viviamo di pensieri. Spesso anche di cattive intenzioni. Ma giudicare i cattivi pensieri rischia sempre di commettere ingiustizia nel nome della giustizia.

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Commenti all'articolo

  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    18 Aprile 2018 - 22:10

    Da quando è esploso il diritto-dovere da parte delle toghe italiane di spiare senza riserva alcuna tutti gli altri concittadini, è ovvio che de riffa o de raffa e con millantamila leggi in vigore (solo in Italia), siamo tutti - nessuno escluso tranne le toghe - colpevoli, senza possibilità di prove contrarie. A questo punto urge, da parte della morale-togata, urge dare il buon esempio, mostrare come si è innocenti, prestandosi - tutti i togati - a farsi spiare h24 in diretta, e a trasmettere ognuno la propria condotta irreprensibile su tutti i canali, via radio, sul web, come con Berlusconi vàh!. Chi è bravo onesto e innocente ci dia l'esempio, senza paura! Chi vuol farsi avanti? Davigo? Si accettano anche volontari dilettanti. Travaglio?

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  • carlo.trinchi

    18 Aprile 2018 - 19:07

    Se è il pensiero a tradire allora siamo tutti in tribunale. Poveri tribunali. A quando la riforma? Dei tribunali ovviamente. Dei pensieri no perché sono l’ultima vera libertà che ci rimane. Forse no, ce li hanno già strappati dalla testa e rimpiazzati con dei microcircuiti per il telecomando.

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  • marco.ullasci@gmail.com

    marco.ullasci

    18 Aprile 2018 - 10:10

    Chissa' se la sentenza sarebbe stata uguale a parti invertite o se c'e' invece un tantinello di sessismo sottotraccia.

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